“Cinque anni di cause legali per diventare il padre di mio nipote”. In Italia 2000 orfani di femminicidi

La storia del fratello di una vittima di femminicidio: “Noi parenti oltre al dolore scopriamo così di avere un altro nemico nella burocrazia"

“Cinque anni di cause legali per diventare il padre di mio nipote”. In Italia 2000 orfani di femminicidi
TiscaliNews

La violenza non solo toglie la vita. Per chi non muore ma assiste agli abusi e, ineluttabilmente, all'omicidio di un genitore per mano dell'altro, vivere può diventare un vero calvario. Sono circa 2000, in 15 anni, gli orfani di femminicidio in Italia, la maggior parte sono ragazzini tra i 5 e 14 anni che si trovano ad affrontare le devastanti conseguenze di tali delitti dopo avere magari per anni assistito impotenti ad abusi e violenze fisiche o psichiche. Sono loro le “vittime due volte” dei femminicidi: orfani di madre e a volte di entrambi i genitori, in caso di omicidio-suicidio.

La burocrazia nemica

Un esempio fra tanti è quello raccontato da La Repubblica: un bambino che diventa orfano di madre a due anni e mezzo. Era il 2013 e il piccolo dormiva accanto, nella sua cameretta. "Impossibile che non abbia sentito”, racconta lo zio, fratello della vittima, con la speranza oggi che non ricordi più nulla. “Però se lo guardo, un bambino sereno, forte, penso che forse noi, mia moglie, mia figlia, io, tutti ‘vittime collaterali’ di quel femminicidio, abbiamo fatto un buon lavoro”. Un buon lavoro fatto nonostante uno Stato quasi sempre contro. Istituzioni che non solo non aiutano quelle vittime collaterali, ma che ne triturano anima e sentimenti fra biechi meccanismi di una cieca burocrazia.

L’obiettivo dell’adozione

Il racconto dello zio di Andrea, il nome è di fantasia per proteggerlo, è l’esempio di tutto ciò che non dovrebbe essere fatto in questi casi visto che dopo cinque anni di affido, non si è ancora arrivati all’adozione. Cinque anni di perizie, psicoterapie e azioni legali costate 30mila euro. Subito dopo l’omicidio della sorella, Giovanni – anche questo è un nome di fantasia – chiese subito l’affidamento del nipote, per lui era naturale e se la fondazione Pangea non avesse realizzato una raccolta di fondi, oggi la famiglia sarebbe piena di debiti.

Il femminicidio

Marinella, 40 anni è stata assassinata a coltellate dal marito, poi morto in carcere. Il fratello e la sua famiglia all’epoca vennero ritenuti troppo coinvolti e il piccolo venne dato in affidamento agli zii paterni. A Giovanni ci vollero sei mesi prima di riuscire a portare il piccolo Andrea a casa e fu l’inizio di un’avventura legale e burocratica che non è ancora finita: “Mia sorella era stata uccisa, il marito era in carcere, Andrea in poche ora era rimasto senza madre, senza casa e affidato, come accade in genere, al sindaco. Per poterne diventare genitore ho dovuto affrontare cinque anni di processi, pagando avvocati e periti”. Non c’era una particolare obiezione e non è che la famiglia di Giovanni non andasse bene, “semplicemente la giustizia italiana funziona così, tra istituzioni che non si parlano e giudici che magari non leggono le carte. E allora può accadere che, nella frammentazione delle competenze, si debba ricominciare da capo. Nuovi processi, nuove perizie, altri soldi”. Un meccanismo nel quale spesso si trovano impigliati spesso i parenti degli orfani delle vittime di femminicidio. Insomma, non solo nessun aiuto ma la tortura di una burocrazia ostile.

I dati sul fenomeno

Anche per questo è nato il progetto Switch off (Supporting Witness Children Orphans from feminicide in Europe) che si è occupato per primo in Europa di supportare gli orfani di femminicidio e con il Dipartimento di Psicologia della Seconda Università di Napoli, l'Università Mykolas Romeris, la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cipro e l'associazione nazionale D.i.Re (Donne in rete contro la violenza). Così sono stati elaborati i dati che raccontano una terribile realtà: l'84% dei ragazzini era presente al momento dell'uccisione o del ferimento del genitore, l'81% aveva una precedente storia di violenza assistita, il 57% non ha ricevuto alcun tipo di sostegno psicologico.

La nuova legge

Nel dicembre 2017 il Parlamento ha approvato una legge che mira a garantire a questi orfani una maggiore protezione: sono bambini e ragazzi che, oltre a subire il trauma della perdita di un genitore, spesso si trovano soli e senza tutele. Gli esperti di Switch off hanno condotto anche interviste tra gli orfani di femminicidio. "Mia madre è morta quando ha iniziato a fare qualcosa per la sua situazione..la cosa che oggi più mi manca di lei è il suo amore incondizionato, quello che solo la mamma ti dona, che non puoi ricevere da nessuno, come il suo abbraccio", questa la testimonianza di un orfano che ha avuto la madre uccisa dal compagno. E un bimbo di 11 anni ha affidato il suo dramma ai terapeuti: "Penso spesso a papà e mamma. A papà vorrei chiedere: ti sei pentito di quello che hai fatto?".

Carfagna: emendamento pro famiglie affidatarie

In occasione della Giornata dell'Onu contro la violenza sulle donne, la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, ha reso noto di avere presentato un emendamento alla legge di bilancio per finanziare un fondo di 10 milioni di euro per le famiglie affidatarie dei minori orfani di femminicidio. “Soprattutto nel caso si tratti di zii, nonni o parenti a cui il minore è stato affidato per rispettare la continuità affettiva ma che versano in condizioni economiche disagiate o comunque non prospere. Le risorse sono state individuate eliminando spese non produttive, dunque l'emendamento non chiede un euro in più ai contribuenti. E' il giusto completamento e irrobustimento del percorso di civiltà e consapevolezza che ci ha condotto a approvare la legge sul femminicidio e poi quella sulla tutela degli orfani”. Carfagna fa appello a tutte le forze politiche e al governo per approvare questa proposta che non ha colore politico e cerca di affrontare “un'esigenza drammatica, concreta che merita l'impegno di tutti".