Paola Perego confessa il suo calvario durato 30 anni: "Non mi entrava più l'aria"

La celebre conduttrice parla per la prima volta del disturbo da attacchi di panico di cui ha sofferto per buona parte della sua vita e annuncia: "Sto scrivendo un libro per aiutare chi ne soffre"

di M.E.P.

C'è un dramma silenzioso con cui sempre più persone convivono che fa sentire impotenti, fragili e terrorizzati. Una sensazione di morte imminente che solo chi l'ha vissuta sulla propria pelle può capire. Si chiama attacco di panico, termine tecnico DAP ed è considerato, data la sua stretta parentela con l'ansia, un "male" dei nostri tempi. Paola Perego, celebre conduttrice televisiva, ha vissuto quel profondo disagio sulla sua pelle, per 30 anni, ma solo ora ha deciso di parlarne. 

Quella prima maledetta volta a 16 anni

 "Ho convissuto con gli attacchi di panico per trent'anni - ha raccontato a Verissimo, nel salotto di Silvia Toffanin, aprendo quel capitolo della sua vita che per tanto tempo aveva tenuto nascosto.  Il primo a 16 anni. Ero in macchina con un amico, tornavo dal cinema. All'improvviso non mi entrava più l'aria. Quando hai un attacco di panico, hai una percezione di morte imminente. E poi subentra la paura della paura. Io lo chiamo il mostro".

Quel mostro oltre a torglierti l'aria ti fa sentire difettoso, al punto da spingere le persone a chiudersi in se stesse e a non parlarne. Con la speranza, illusoria, che passi. Per questo, Paola Perego ha deciso non solo di parlarne apertamente in tv ma anche di scrivere un libro che possa aiutare chi ne soffre a riprendere il controllo della propria vita. "Chi ha gli attacchi di panico si vergogna, perché si sente debole, spiega. Se tu ne parli, è più facile".

Scrivevo molto, mi aiutava a tenere a bada il "mostro"

Come lei sia riuscita a combattere o perlomeno a tenere a bada il "mostro" si evince dalle sue parole. Un po' da sola ("Quando mi arrivavano le crisi scrivevo molto, era una cosa che mi aiutava a mettere nero su bianco quello che mi stava succedendo"), un po' in maniera convenzionale ("Si può guarire con l'analisi"). Adesso che il peggio è passato, ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio degli altri. Da qui la decisione di prendere i suoi diari e di "farne" un libro. Che magari aiuterà chi ancora non vede la luce in fondo al tunnel ad uscirne una volta per tutte.