Potrebbe essere la prima donna a diventare presidente del Consiglio: chi è Marta Cartabia

Nelle ultime ore si fa il suo nome perché metterebbe d’accorto Pd e M5s sull'idea di discontinuità rispetto al governo uscente

Marta Cartabia (Ansa)
Marta Cartabia (Ansa)
TiscaliNews

Tradizionalmente i primi nomi buttati sul tavolo politico in cerca di una quadra per il nuovo governo, sono proprio i primi a bruciare nel falò delle ipotesi. In tanti sperano però che la tradizione sia sovvertita e che, finalmente, l’Italia possa salutare una presidente del Consiglio. Il nome che potrebbe mettere insieme M5S e Pd, in vista delle decisive consultazioni al Quirinale, è infatti quello di Marta Cartabia, vice presidente della Corte Costituzionale dal 2014. L’idea di un premier donna darebbe un segnale ancor più forte di discontinuità rispetto all'era gialloverde e pare che l’ipotesi sia stata fatta dallo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Estranea alla politica

Nominata alla Corte Costituzionale nel 2011 dall’allora presidente Giorgio Napolitano, Cartabia, nata a San Giorgio su Legnano e classe 1963, viene indicata come papabile da diversi retroscena sui quotidiani di oggi, giornata clou delle consultazioni in vista di un nuovo governo. Docente e costituzionalista, Marta Cartabia, sarebbe una fedelissima del Capo dello Stato e, stando a ciò che scrive Openonline, risponderebbe all’esigenza di un nome terzo, non invischiato con la politica né appartenente alla cerchia, rigorosamente maschile, dei «soliti noti». Per questo Partito Democratico e Movimento 5 Stelle potrebbero trovare una convergenza su di lei.

Chi è

Marta Cartabia si laurea con lode in giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1987. La sua tesi, dal titolo «Esiste un diritto costituzionale europeo?», ha come relatore Valerio Onida, futuro presidente della Corte costituzionale. Nel corso della carriera accademica esercita diverse attività di ricerca all’estero, soprattutto negli Usa. Come si legge su Treccani, Cartabia prende parte a corsi internazionali in Francia e negli Stati Uniti, dal 1993 al 1999 è ricercatrice di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e dal ’93 al ’95 assistente di studio presso la Corte costituzionale.

La carriera

Ordinaria di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è esperta di diritto internazionale e dei temi dell’integrazione dei sistemi costituzionali europei e nazionali. È anche dama di Gran Croce, ordine al merito della Repubblica italiana, e dirige diverse riviste di settore nazionali e internazionali. È tra le fondatrici, ed è co-direttrice, della prima rivista giuridica italiana interamente in lingua inglese, Italian Journal of Public Law.

Contraria ai superprefetti

È stata la terza donna ad essere nominata giudice della Consulta, dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle. Dal 2017 fa parte della cosiddetta Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa: a comporre la «Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto» sono soggetti indipendenti di diversa provenienza nazionale ed esperti in diritto costituzionale. Negli ultimi tempi, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stata, tra i giudici della Corte Costituzionale, la più apertamente contraria alla ipotesi di introdurre i cosiddetti superprefetti all’interno del decreto sicurezza bis tanto caro a Matteo Salvini.