Protesta della minigonna, il dibattito si accende. Parietti: “No ad abiti succinti”. Mariotto: “Pure i maschi con la mini”

Tutto è nato dal divieto della vicepreside del liceo Socrate di Roma “altrimenti a professori e compagni cade l’occhio”. La docente è stata convocata da una commissione Pari opportunità

Non accenna a placarsi la polemica sulle minigonne accesa dalla dichiarazione della vicepreside del liceo Socrate di Roma. Alla sua richiesta, rivolta alle studentesse, di non indossare gonne corte perché “altrimenti a professori e compagni cade l’occhio”, le giovani di tutte le classi hanno reagito con quella che è già stata battezzata “la protesta della minigonna”: in classe proprio con la mise proibita e un cartello “non è colpa nostra se gli cade l’occhio”, corredato dall'hashtag #stopallaviolenzadigenere.

Tripudio di commenti sui social

Sui social il dibattito si è poi fatto via via più articolato con botta e risposta anche di esponenti delle istituzioni, che hanno tentato di mediare fra le libertà espressive delle donne e la necessità di un dress code unisex, e del mondo della spettacolo come Renato Balestra o Alba Parietti che invece si sono inaspettatamente schierati in favore di ciò che viene da più parti definito proibizionismo.

“Non è colpa nostra”

"I nostri corpi non possono essere oggettificati, non possiamo prendere la colpa per gli sguardi molesti degli insegnanti maschi", si legge tra i messaggi che sono circolati nel liceo Socrate firmati dalla "Ribalta femminista". Il gruppo di studentesse porta il discorso sullo sessismo insito nella frase della preside e trova una sponda nel ministero dell'Istruzione che, tramite l'Ufficio scolastico regionale del Lazio, ha chiesto immediatamente un approfondimento sulla vicenda.

La soluzione è limitare le libertà femminili?

La domanda è ovvia: perché il “consiglio” è stato dato solo alle ragazze? E la prima se ne porta appresso altre: come mai non è stato chiesto anche ai compagni di non indossare i pantaloni corti? Alle professoresse e alle compagne non cade l’occhio verso le cosce scoperte maschili? E se la risposta è “no”, perché il problema dovrebbe essere delle donne e non degli uomini? Se la libertà femminile di indossare ciò che si vuole genera molestia maschile, è la libertà femminile che deve essere limitata? È come chiedere alle donne di non uscire da casa perché altrimenti rischiano di essere violentate.

La risposta delle istituzioni

A stemperare gli animi ha provato il preside dell'Istituto, Carlo Firmani: "Il liceo Socrate è fieramente da sempre attento al rispetto di tutte le individualità e di tutte le opinioni, libere di esprimersi, all'interno del perimetro segnato solo dalla Costituzione, dal codice penale e dal buon senso ed è altrettanto attento alle questioni di genere". L'episodio sarà spunto per una riflessione collettiva, conclude il dirigente scolastico mentre i colleghi dell'Associazione nazionale presidi concordano sull'opportunità di un dress code adeguato in classe ma trovano sbagliata la motivazione della vicepreside dell'Istituto. "E' ovvio che le studentesse e gli studenti - dice il presidente di Anp, Antonello Giannelli - debbano frequentare le lezioni con un abbigliamento decoroso, in segno di rispetto verso l'Istituzione che la scuola rappresenta e verso sé stessi. Non è però condivisibile che la motivazione posta alla base di tale doverosa condotta faccia riferimento a un ipotetico e deprecabile voyeurismo dei docenti (uomini). Docenti che, peraltro, svolgono un importante ruolo educativo".

La vicepreside convocata dalla Commissione Pari opportunità

Sulla stessa lunghezza d'onda la presidente della Commissione Istruzione della Camera, Vittoria Casa (M5S). "Suggerire a studentesse e studenti, ma anche agli insegnanti, un abbigliamento adatto al luogo e conforme a codici di comportamento condivisi è assolutamente legittimo - afferma - viceversa è sbagliato chiedere a delle studentesse di non indossare una minigonna perché altrimenti ai professori può cadere l'occhio". La presidente della commissione Scuola e Pari opportunità del Consiglio regionale del Lazio Eleonora Mattia (Pd), critica le parole della vicepreside, ("la vicenda potrebbe far sorridere alcuni ma i contorni sono grotteschi e nascondono il germe di un proibizionismo per lo meno insidioso rispetto ai concetti di libertà e di uguaglianza") e annuncia che convocherà in IX Commissione Pari opportunità il dirigente e la vicepreside del liceo Socrate.

Parietti: no agli abiti succinti

In soccorso della vicepreside arrivano invece pareri proprio da personaggi dai quali non ci si aspetterebbero frasi come “non è il caso di indossare abiti succinti”, pronunciata da Alba Parietti che, sentita sull’argomento dall’Adnkronos ha aggiunto: "La scuola è un luogo dove si va per studiare così come l'ufficio è un luogo dove si va per lavorare. L'abbigliamento deve essere dettato dal buongusto". Parietti ne fa però una questione di parità: "Forse la vicepreside conosce bene il lato bestiale degli uomini, ma detto questo, io non ne farei una questione di sessismo ma di buongusto. Questo vale anche per gli studenti maschi che non devono andare a scuola in canottiera, pantaloni corti e infradito".

Iva Zanicchi: no se si vedono le mutandine

Per Iva Zanicchi è questione di centimetri: "Ci sono minigonne e minigonne. Certo, se è poco sopra il ginocchio va bene anche a scuola, ma troppo corta che si vedono le mutandine proprio no". Per la cantante “se si va in chiesa o a scuola bisogna andare vestite in modo consono all'istituzionalità del luogo. E non perché può cadere l'occhio al prof sporcaccione, come avrebbe detto la vicepreside, ma proprio per rispetto del luogo. Dovrebbero pensarci da sole, o al limite dovrebbero essere le loro mamme a dir loro di vestirsi in maniera consona alla scuola, non la vicepreside".

Balestra: non tutte possono permettersela

Chi invece ne fa una questione di fisico è lo stilista Renato Balestra: "Non ho nulla contro la minigonna. Ma non tutte le ragazze possono permettersela. Bisogna avere il coraggio, a volte, di sapersi guardare allo specchio e poi decidere con coscienza. C'è un limite a tutto”. Ma sulle questione dell’occhio che cade, dà ragione alle studentesse: “Non trovo giusto che per timore di un prof maschio... le ragazze evitino di indossare la minigonna. A coloro che hanno strani pensieri, ai prof guardoni consiglierei di farsi curare".

Mariotto: anche i maschi in minigonna

Provocatorio un altro stilista, Guillermo Mariotto: "La vera protesta? Sarebbe stato bello vedere tutti i maschietti sfilare in minigonna. Per solidarietà, ma soprattutto per una sorta di meravigliosa equità tra i sessi". Il designer della maison Gattinoni punta poi sul centro della questione: "Del resto quando non ci sono regole, o le regole sono ambigue si fa un po’ quel che si vuole. E' tutto a discrezione di chi indossa la minigonna, di chi guarda, di chi giudica”.

Oliviero Toscani: guardare non significa molestare

Ma c’è pure chi difende il diritto di guardare da parte di professori e studenti: "Se anche un professore guardasse una ragazza, non vorrebbe dire che automaticamente poi la violenti o la molesti”, dice Oliviero Toscani che poi aggiunge: “Purtroppo questa mentalità fa parte di un retaggio secolare, che difficilmente verrà superato in breve tempo. Alla base c'è una cultura religiosa, cattolica e ipocrita che ha generato un maschilismo che, senza distinzioni, appartiene anche alle donne stesse, come nel caso di questa vicepreside. E' una cosa stupida, da imbecilli, ma difficilmente superabile". Insomma secondo il fotografo: “Non è che allungando le gonne si toglie ai professori e agli alunni maschi il vizio di guardare. Che poi va anche detto che ciò che è bello può e deve essere ammirato”.

La protesta delle ragazze del Socrate (dal web)

Il dibattito si allarga

Ed è di pochi giorni fa un episodio molto simile accaduto in Francia: anche lì le studentesse hanno reagito alla “censura” sull'abbigliamento e hanno rivendicato il diritto a vestirsi come meglio ritengono. La richiesta dei docenti di avere un determinato abbigliamento a scuola non è una novità e non riguarda solo le ragazze.
Tornando a casa nostra, qualche giorno fa in un altro liceo scientifico della Capitale, sono stati redarguiti i ragazzi: chi continuerà a presentarsi in pantaloncini o in bermuda avrà una nota, devono indossare i pantaloni lunghi. Nessuno però ha dato come motivazione che alle professoresse e alle compagne potesse “cadere l’occhio”.