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Inossidabile Regina Elisabetta: vacillò solo alla morte di Diana

E’ stata una figura immensa, ben riassunta dal premier freschissimo di nomina, Liz Truss, appena due giorni prima, il 15esimo primo ministro di Sua Maestà e anche l’ultimo: era diventata Regina con Winston Churchill

di Simone Filippetti

Quando davanti ai cancelli di Buckingham Palace, la gente che si è affollata per la salute della Regina Elisabetta, spunta nel cielo un arcobaleno, tutti pensano che sia un segno di speranza. E’ stata una giornata grigia e piovosa, a tratti autunnale, la prima vera giornata di maltempo dopo 2 mesi di siccità e caldo africano: anche la natura sembra voler mettere il sigillo su una data storica: l’8 settembre, già giorno funesto per l’Italia del 1943, lo diventa anche per il Regno Unito.

La frase profetica

Segna la morte della Regina Elisabetta, a 96 anni. Nel 1952 quando salì sul trono disse una frase profetica: avrebbe dedicato la sua vita al servizio del paese per tutto il suo regno, corto o lungo che fosse. Ed è stato un regno lunghissimo, il più lungo nella storia del Regno Unito. Dall’Anno Domini 1066, quando uno spiantato Duca di Normandia, in cerca di un trono, Guglielmo, conquistò l’isola degli Angli, nessun sovrano ha mai regnato così tanto. Elisabetta ha battuto pure il record, che sembrava imbattibile, della Regina Vittoria. La sua bisnonna.

La regina dei due secoli

Molti sudditi sono nati e morti conoscendo solo lei.  Scompare l’ultimo pezzo del ‘900, il secolo breve. Ma per Elisabetta è stato lunghissimo. Nei suoi quasi 100 anni di vita ha coperto le più grandi rivoluzioni della storia ed è stato un punto di riferimento: sembrava eterna, immortale. C’era da sempre anche per un altro personaggio immortale come Mick Jagger che l’ha ricordata in un tweet.

Quando è nata, nel 1926, non esisteva ancora la televisione, l’elettricità e l’acqua calda era un lusso di poche case. Muore con il mondo globale, iperconnesso e dominato dalla tecnologia, dopo aver passato una guerra mondiale, la crisi petrolifera e l’inflazione, lo sbarco sulla Luna, la fine del comunismo, e pure la tormentata Brexit. Ha vissuto i più grandi avvenimenti del secolo ma su nessuno mai un commento o una parola fuori posto, ligia al grande patto sociale della Gran Bretagna che vuole il sovrano capo dello stato e della chiesa ma senza prendere mai posizione, e orfana dell’impero creato dalla trisnonna Vittoria. La dissoluzione del grande dominio coloniale, nel 1945, avrebbe potuto far collassare il paese. E invece lei ha tenuto ferma la barra.

La sua storia

E’ stata una figura immensa, ben riassunta dal premier freschissimo di nomina, Liz Truss, appena due giorni prima, il 15esimo primo ministro di Sua Maestà e anche l’ultimo: era diventata Regina con Winston Churchill. “E’ la roccia su cui il paese moderno è stato costruito”. Eppure, il destino della piccola Lilibeth, nata in un piccolo appartamento vicino di Mayfair, sembrava essere tutt’altro. Era solo la figlia di Giorgio, fratello del re Edward VIII, avviata a una vita tranquilla da membro defilato della famiglia reale senza onori ma nemmeno oneri: un’aurea mediocritas. Il caso, o un disegno più grande, la portò invece sul trono: il re si invaghì della controversa ereditiera americana Wally Simpson e per amore abdicò. Toccò allora al fratello Giorgio VI regnare e la giovane Elisabetta divenne la prima in linea di successione. Il padre morì a 50 anni e lei si ritrovò regina giovanissima: appariva inadatta al ruolo e inesperta. Si è rivelata la sovrana più forte e autorevole di sempre: unico capo di Stato con gli attributi per rimproverare i grandi banchieri d’affari dopo il crack di Lehman Brothers.

Non perdonò allo zio la fuga: il padre, timido e balbuziente (ritratto splendidamente nel film Il Discorso del Re), soffrì così tanto lo stress dell’incarico da ammalarsi. E perciò lei non ha mai voluti abdicare, seppur in favore di Carlo, nonostante le voci sempre più insistenti e la salute sempre più precaria. Il “burden”, il fardello della corona, va portato fino all’ultimo giorno, come la croce per i cristiani.

Il profondo senso del dovere 

Nell’era della Movida Economy, della generazione TikTok e dei social media che fanno diventare tutti celebri per 15 minuti, la corona sembra solo uno dei tanti status da vip; e quella reale una famiglia capricciosa e viziata che vive di agi e celebrità. Invece la defunta ha incarnato un’idea antica di monarchia, istituzione fossile che arriva dal Medio Evo, un dinosauro che la Storia dovrebbe già avere estinto, secondo molti. Ossia, un profondo senso del dovere e un assoluto rigore morale: queste due principi incardinati nella figura di Elisabetta hanno dato una bussola al paese.

La morte di Diana

Mai un cedimento in 70 anni di regno: forse l’unica volta dove ha vacillato, perdendo il contatto con il paese, è stata la morte di Diana dove la regina non capì che il mondo era cambiato; che la Principessa del Galles che lei non amava e riteneva “unfit”, inadatta, al ruolo di futura regina consorte, era però un personaggio pubblico, una celebrità televisiva che i cittadini amavano. E che andare contro questo affetto, seppur mal riposto, avrebbe messo a rischio la corona.

I 70 anni di regno, record assoluto

Le condizioni di salute erano peggiorate nell’ultimo anno: la morte del Principe Filippo è stata una batosta fatale. Lo ha raggiunto poco dopo un anno. Molti pensavano che il palazzo avrebbe fatto di tutto per farla arrivare a festeggiare il Giubileo del 2022, i 70 anni di regno, record assoluto. E in effetti così è stato. E in tanti pensavano che ormai avrebbe traguardato il secolo: la madre Elizabeth Bowes-Lyon, la Regina Madre, morì a 102 anni, pur con il vizietto di farsi un gin tonic ogni mattina, ma aveva avuto la “fortuna di rimanere vedova abbastanza giovane a che il corpo e a psiche potessero assorbire il trauma.

La pesante eredità per Carlo

L’improvvisa scomparsa di Elisabetta, che fino a due giorni era apparsa sorridente mentre riceveva il nuovo primo ministro, lascia un eredità pesantissima e difficile da raccogliere per Carlo, una vita da eterno erede, ad aspettare questo momento. E che quando arriva sembra più una iattura: il nuovo re Carlo III, timido e introverso tanto che il padre lo riteneva un debole, prende lo scettro mentre il paese vive uno scenario terribile tra un governo appena nato, la guerra in Ucraina, inflazione galoppante, una recessione e lo spettro di milioni di disoccupati a Natale. Il suo predecessore con lo stesso nome, il re scozzese Carlo II, regnò durante la Guerra Civile di Oliver Cromwell che poi culminò nella Rivoluzione Gloriosa che sancì la moderna monarchia. Chissà che la storia non si ripeta.

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