Nel nome della madre: ferma da tre anni la riforma sul cognome chiesta dalla Consulta

Sono passati tre anni ma ancora non è stata approvata la riforma che una sentenza della Corte Costituzionale definì “indifferibile”

Nel nome della madre: ferma da tre anni la riforma sul cognome chiesta dalla Consulta

Li portano in grembo per nove mesi, li partoriscono quasi sempre con dolore, li nutrono, crescono, curano e fanno per loro ogni sacrificio ma, no: il cognome non possono darglielo. I figli prenderanno automaticamente quello del padre e le madri vedranno estinguersi il proprio. La scusa è che c’è sempre qualcosa di più urgente: il lavoro che non c’è, le tasse da aumentare o abbassare (o solo spostare), l’emergenza immigrazione, l’inquinamento e il riscaldamento globale o la fame nel mondo. Tutto è più importante di una legge sacrosanta come quella sul cognome materno e quindi non è mai il momento per porre fine a una palese quanto secolare violazione della parità di genere.

Norma “indifferibile”

"Sono passati tre anni, si sono avvicendati quattro governi, una legislatura si è conclusa e un'altra ha avuto inizio, ma ancora non è stata approvata la riforma del cognome che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 286 dell'8 novembre del 2016 definì 'indifferibile'. Non solo. Non hanno trovato corretta applicazione gli effetti immediati della sentenza, di competenza dei ministeri della Giustizia, Interno, Esteri, Pari Opportunità e Pubblica Amministrazione. E non è stata neanche fornita piena informazione ai soggetti interessati". Lo ricorda Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della 'Rete per la Parità', l'associazione che intervenne nel corso del giudizio davanti alla Corte, nel terzo anniversario del provvedimento.

La sentenza

"La Corte costituzionale - sottolineava la nota della Consulta - ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio. La Corte ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori". Si impone quindi che sia tutelata la possibilità di una scelta diversa da quella del cognome paterno.

Parità di genere violata

De Conciliis ricorda al Governo e al Parlamento l'estremo ritardo nell'attuazione di quella riforma: "La sentenza 286 del 2016 fu estremamente chiara: la riforma non poteva essere procrastinata e andava realizzata "per disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità". In queste settimane la Rete per la Parità, il Consiglio Nazionale Donne Italiane e InterClub Zonta Italia, come nel 2017 e nel 2018, stanno organizzando un nuovo incontro pubblico a Roma per fare il punto sulla situazione. "Il nostro obiettivo", spiega la presidente della Rete per la Parità, "preso atto del dichiarato impegno delle ministre Fabiana Dadone (Pubblica amministrazione), ed Elena Bonetti (Pari opportunità), è di ottenere l'istituzione da parte del Governo di un tavolo tecnico interministeriale, primo e importantissimo passo per una riforma organica che, nel rispetto dei principi costituzionali, garantisca la parità uomo donna e il diritto all'identità di tutte e tutti".

Petizione online

La materia, d'altra parte, è di grande interesse come dimostra la petizione "La legge sul cognome materno deve essere approvata" di Laura Cima, che ha raccolto a oggi 54.350 mila firme su Change.Org. Ricordiamo che stiamo parlando di una riforma che dia ai genitori la possibilità di scegliere evitando qualsiasi imposizione.