Meghan aveva ragione: le rivelazioni del "Guardian" che inguaiano la Regina

Minoranze escluse da Buckingham Palace fino al 1990: i reali inglesi sono stati esentati dalle leggi contro le discriminazioni grazie a una clausola apposita

TiscaliNews

L'ombra del razzismo, recentemente proiettata dalle dichiarazioni di Harry e Meghan dal loro autoesilio americano, torna a emergere dal passato della corte britannica. Un passato neanche molto lontano che parla di privilegi e discriminazioni di carattere etnico. Lo rivelano alcuni documenti imbarazzanti scovati negli Archivi Nazionali del Regno dal quotidiano progressista Guardian nel contesto di un'inchiesta esclusiva: documenti che testimoniano come Buckingham Palace sia stata esentata da un obbligo di legge e abbia escluso deliberatamente per decenni "stranieri e immigrati di colore" da qualunque ruolo d'ufficio (e di responsabilità) anche sotto il regno di Elisabetta II.

La clausola valida solo il Palazzo

Secondo le accuse, Buckingham Palace avrebbe negoziato "in segreto" clausole tuttora in vigore - seppure solo sulla carta - destinate a esentare potenzialmente l'istituzione monarchica dal rispetto dal divieto imposto di esercitare discriminazioni basate sulla razza o sul sesso. Fra le carte più esplosive riesumate dal Guardian, vi è una lettera risalente al fatidico 1968 firmata da un alto funzionario, TG Weiler, all'epoca chief financial manager a palazzo, per chiarire nero su bianco - mentre mezzo mondo manifestava per i diritti civili - come non fosse "pratica (della casa reale) assegnare incarichi amministrativi (clerical roles) a immigrati di colore o stranieri". A questi veniva però riservato solo l'accesso ai ranghi della "servitù".

I privilegi della Regina

In pratica, scrive il Guardian, per quasi 50 anni è stato impossibile per persone appartenenti a minoranze etniche che lavoravano a Palazzo, presentare denuncia se avessero ritenuto di essere state discriminate. In un comunicato Buckingham Palace non ha negato che la regina sia stata, o sia ancora, esentata dalle leggi, precisando tuttavia che la sovrana aveva, o ha, una procedura speciale per accogliere i reclami relativi alle discriminazioni.

L’esenzione dalla legge

Una pratica quella discriminatoria, esercitata dalla dinastia e dalla corte utilizzando una vetusta procedura parlamentare detta Queen's Consent, per garantirsi l'esenzione dagli obblighi della nuova legislazione anti-discriminatoria che il governo laburista di Harold Wilson stava preparando e che sarebbe stata approvata definitivamente nei primi anni '70. Privilegio di cui Buckingham Palace non ha negato l'esistenza in uno scarno comunicato di risposta partorito ieri, sebbene non senza precisare come nel frattempo sia stata varata una "procedura speciale" attraverso la quale la sovrana è adesso in grado di ricevere e accogliere reclami contro ogni forma di disparità.

Nessuna assunzione di membri delle minoranze

Scavando, il Guardian ha però rilevato che la discriminazione delle minoranze sia stata probabilmente mantenuta anche oltre il termine della fine degli anni '60 certificato dalla lettera di Weiler, visto che non risultano agli atti assunzioni a corte di funzionari, quadri o impiegati di radici caraibiche, africane, asiatiche e così via sino agli anni '90. Un quadro forse non del tutto sorprendente, ma destinato a far scalpore in un Paese sempre più interrazziale.

Le accuse di Harry e Meghan

Sopratutto dopo i sospetti espressi nei mesi scorsi dal principe Harry e dalla sua consorte di madre afroamericana Meghan sulle perduranti tracce di pregiudizio nella Royal Family; e l'accusa sulle preoccupazioni relative al possibile colore della pelle del loro primogenito Archie che sarebbero state espresse da un anonimo membro di primo piano del casato. Sospetti valsi ai duchi “ribelli” l'ostilità di una maggioranza di sudditi di Sua Maestà secondo i sondaggi, ma solo fra le fasce di età più mature e fra i bianchi. E che molti giovani, con la quasi totalità delle minoranze emergenti dell'isola, mostrano invece di condividere.