La rivolta delle donne dentro il Pd e la proposta shock di Lucia Annunziata per “far capire cosa valgono”

Pd e Leu sono al governo con 4 ministri e nessuna ministra: le donne dem sono infuriate ma le proposte più bellicose arrivano dall’estero rispetto ai partiti

Fino a un attimo prima che il neo premier Mario Draghi enunciasse la squadra di governo, si era tanto parlato di equilibrio di genere che di certo non ci si aspettava che la rappresentanza femminile calasse a un misero 30% di donne e quasi tutte senza portafoglio. E se - fra le tante associazioni - la rete "Donne per la salvezza" ha dato voce a tutte esprimendo "profonda delusione per la mancanza di coraggio del presidente del Consiglio", le più deluse sono però le donne di sinistra. Pd con tre ministri e Leu con uno, hanno infatti optato per una rappresentanza esclusivamente maschile ma è soprattutto all’interno dei dem che si è acceso il dibattito con tutte le politiche più in vista, da Serracchiani a Pinotti, da Fedeli a Bindi, che hanno espresso il loro sconcerto.

Fedeli: uno schiaffo a nostra storia

"In Parlamento abbiamo lavorato perché nel piano per il recovery fund la parità di genere fosse trasversale a tutte le misure. L'assenza di donne dem nella squadra di governo è uno schiaffo a questo impegno e alla storia Pd", ha detto la senatrice Pd, ed ex ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli a Rai Gr Parlamento.

Serracchiani: donne sacrificate in nome delle correnti

Secondo Debora Serracchiani "le donne sono state sacrificate in nome delle correnti", dice in un'intervista al Messaggero. A suo avviso però "c'è anche una debolezza delle donne del partito che non hanno avuto volontà o modo di occupare uno loro spazio per costruire una leadership. Il fatto è che quando bisogna decidere i posti di potere sulla base delle competenze e delle conoscenze, le donne non giocano quella partita". Insomma sarebbe colpa loro: non hanno sgomitato come fanno gli uomini e mal gliene incolse. “Nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione. Quando si tratta di ruoli di potere vero, non funzionano le quote di genere come riserva indiana oppure gli articoli dello statuto come specchietto per la democraticità interna. Le donne si sono forse illuse che funzionasse essere 'in quota' a capicorrente o inserite per prossimità anziché per competenza o consenso. Invece parlano i fatti”, ha aggiunto sul suo profilo facebook. Quindi fare le brave e obbedire al capocorrente non paga.

Rosy Bindi: puntare a guida partito

Opinione non diversa da quella di una dem storica che Rosy Bindi ha espresso a La Stampa: "Ora immagino che ci sarà un bilanciamento con i viceministri e i sottosegretari (come promesso da Zingaretti, ndr), ma è chiaro che è una grande ferita. Considerando che le forze che hanno dato vita al Pd sono quelle che tradizionalmente si sono battute per la parità, è chiaro che l'assenza di donne stride molto". Lei che è stata ministra per due volte in passato, ritiene che nell'assenza di ministre del Pd nell'esecutivo Mario Draghi "un po' di responsabilità ce l'hanno anche le donne, un po' di più di solidarietà femminile non guasterebbe". "Le donne - dice Bindi - se vogliono contare devono decidersi a assumere dei ruoli politici dentro il Pd. Ce ne sono molte brave, capaci ma prive di una soggettività politica autonoma, troppo spesso gregarie dei capicorrente uomini". E aggiunge che nel Pd "manca ancora il riconoscimento di una leadership femminile. Penso che sia il momento per le donne di candidarsi alla guida dei partiti".

Cirinnà: sì a un' iniziativa autonoma

Agguerrita anche la senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd: "Donne del Pd, ora basta: sfondiamo le porte che altrimenti resteranno chiuse". In un intervento su Tpi.it lancia la sfida: "Ora basta, davvero. Cominciamo noi, costruiamo un’iniziativa politica autonoma, partendo proprio dalla questione della rappresentanza paritaria e dal lavoro che abbiamo iniziato a fare, insieme, sui territori e negli organi statutari; ma facciamolo in modo vero, radicale, determinato, indipendente, e soprattutto senza cedere al "contentino" dei ruoli di sottogoverno. Se cediamo su questo, continueremo ad andare avanti così di "contentino in contentino", senza andare alla radice del problema".

Rifiutare l’offerta delle “sottosegretarie”

L’idea di rifiutare il contentino offerto da Zingaretti, arriva anche da una giornalista. Annalisa Cuzzocrea, cronista politica per La Repubblica twitta così: “Si comincia dicendo #graziemaNOgrazie, poi si fa politica - tutte insieme - perché a essere premiati siano il lavoro, il merito, la competenza. Non la fedeltà a un capo. C’è da scardinare un meccanismo, non da ottenere qualcosa”. E sono in tante ad andarle dietro stimolando l’elettorato femminile a farsi sentire.

Annunziata: "Per 6 mesi tutte nel Gruppo Misto"

Ma la provocazione più audace arriva da un’altra giornalista che per la sinistra italiana è da sempre un riferimento. Per Lucia Annunziata "le politiche dovrebbero confluire tutte per 6 mesi nel Gruppo Misto, farebbero capire cosa valgono". All'Adnkronos la conduttrice di Mezz'ora in più afferma che "non bisogna chiedere agli uomini, le cose, ma bisogna prendersele - Certo, loro sono divise tra l'interesse del partito e il loro interesse, ma un gesto andava fatto".

Donne Dem: non ci accontentiamo delle retrovie

In realtà non sembra che l’aria battagliera che soffia fra le croniste sia condivisa. Le esponenti del Pd sono abbastanza arrabbiate da essersi riunite stasera in una Conferenza nazionale delle democratiche, ma non tanto da prodursi in gesti di rottura come quelli auspicati da Annunziata o Cuzzocrea. "L'immagine" del Pd, "fatta eccezione per la Presidente, guardando alle posizioni apicali, è rappresentata da una leadership interamente maschile. Nelle dichiarazioni di questi giorni ho fatto una fotografia del partito, non ho chiesto le dimissioni del vicesegretario Orlando, a cui rinnovo la mia stima. Non è il punto. Però penso che ci possa essere una vice segretaria donna, come è già stato. La segreteria di Zingaretti aveva cominciato con una vicesegreteria duale, con Orlando c'era Paola De Micheli". Così Cecilia D'Elia, portavoce della Conferenza nazionale delle democratiche, al termine del coordinamento riunito oggi. E ancora: "Il tema della sottosegretarie o viceministre non è questione di risarcimento. Non ci accontentiamo delle retrovie. È un dato di fatto, ci sono donne competenti, il Pd dia un segnale subito e netto su questo". La riunione continuerà domani, chissà che non emerga qualche gesto di disobbedienza vera a capicorrente.