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Massacra e stupra la moglie per una notte: sconto di pena per la "condotta troppo disinvolta della vittima"

Allo sconto di pena si era opposta con un ricorso la sostituta pg Daniela Meliota, che aveva parlato di "un pericoloso precedente per legittimare uno sconto di pena a fronte di reati di inaudita gravità". La Cassazione ha respinto il suo ricorso

Foto Ansa
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TiscaliNews

Un uomo tiene sua moglie segregata per una notte intera durante la quale la massacra di botte e alla fine la stupra. In primo grado viene condannato a 5 anni ma in Appello la pena viene ridotta perché, fra le altre motivazioni, la moglie lo tradiva. Questo succede ai giorni nostri ed è davvero sorprende il tempismo con cui questa storia emerge dai nostri tribunali, a tre giorni dalla Giornata della donna. La terza sezione penale della Cassazione ha infatti respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile, avanzato dalla Procura generale di Milano contro la sentenza con cui nel luglio scorso la Corte d'appello di Milano, parlando anche di "condotta troppo disinvolta della vittima", ha ridotto di 6 mesi la condanna inflitta a un romeno 63enne che nel 2019 sequestrò, picchiò e violentò la moglie, sua connazionale, a Vimercate in provincia di Monza.

Ricorso infondato

Già il sostituto procuratore generale della Cassazione Marilia Di Nardo aveva deciso di non coltivare il ricorso dei magistrati milanesi. Come si legge nelle sue conclusioni scritte, il sostituto pg ha sostenuto che il ricorso "appare mancante della dovuta specificità e comunque manifestamente infondato", perché "dissentendo dalle argomentazioni della corte territoriale nella rideterminazione del trattamento sanzionatorio, non si confronta se non parzialmente con la motivazione" di secondo grado. In appello, infatti, è stato rideterminato "il trattamento sanzionatorio rimarcando l'incensuratezza dell'imputato, l'occasionalità della condotta (... ) il percorso intrapreso in carcere, e non solo, dunque, per il contesto familiare e sociale in cui si sono svolti i fatti, elemento questo su cui si concentrano le censure del ricorrente". La Procura generale della Cassazione ha anche fatto riferimento alla "genericità della censura che si limita a dissentire dai giudici del merito".

I fatti

Il caso era accaduto a Vimercate nel giugno di due anni fa: per una notte l'uomo ha sequestrato la moglie 45enne, assistita dagli avvocati Patrizio Nicolò e Riccardo Mariconti, nella loro roulotte, imputandole "tradimenti con uomini conosciuti su Facebook", l'ha minacciata di morte, presa a pugni sul viso e sulla schiena e infine stuprata. Al termine del processo di primo grado, in abbreviato, l'uomo è stato condannato dal Tribunale a Monza a 5 anni. In secondo grado, la Corte d'Appello milanese ha ridotto la pena a 4 anni e 4 mesi, facendo riferimento a un presunto "contesto familiare degradato" e "caratterizzato da anomalie quali le relazioni della donna con altri uomini". Da qui il ricorso della Procura generale di Milano, con il sostituto pg Daniela Meliota, che aveva parlato di "un pericoloso precedente per legittimare uno sconto di pena a fronte di reati di inaudita gravità". Ricorso che è stato appunto respinto dalla Cassazione, che depositerà le motivazioni entro 30 giorni. Insomma lo sconto di pena è stato confermato.