Violenza psicologica, uomini manipolatori e relazioni tossiche: come riconoscerle e come uscirne

I campanelli d'allarme da non sottovalutare, ma anche i punti di riferimento per dire "basta" alla dipendenza affettiva da uomini narcisi e manipolatori: parla Matilde D'Errico", la "mamma" di "Amore Criminale" e "Sopravvissute"

“Carino quel vestito ma forse ti ingrassa un po’”; “Non preoccuparti di lavorare, tanto ci penso io, c’è il mio stipendio e tu così puoi dedicarti con più tranquillità ai figli e alla casa”; “Quei tuoi amici non mi piacciono, francamente preferirei che non li frequentassi più”; “Nostro figlio non va bene a scuola? Certo, è colpa tua che lo vizi e che non sei abbastanza severa”: sono solo alcuni esempi della subdola e ingannevole tecnica di manipolazione più diffusa che ci sia, quella della violenza psicologica da parte degli uomini nei confronti delle donne. Una tecnica sottile e apparentemente innocua che in realtà, giorno dopo giorno, mina a rendere insicura la donna, a manovrarla, a distruggerne l’autostima, a isolarla dai suoi affetti ma anche da chi, non coinvolto sentimentalmente, potrebbe accorgersi che qualcosa non va. La violenza psicologica è senza dubbio la forma di violenza più diffusa e anche più difficile da individuare e da provare, anche perché non è sanzionata dalla legge.

Eppure miete vittime quanto la violenza fisica, che, tra l’altro, è sempre accompagnata da quella psicologica: “Si tratta di un vero e proprio omicidio mentale”, dichiara Matilde d’Errico, la “mamma” di due format tv d’eccezione come “Amore Criminale”, che dal 2007 si occupa dei femminicidi, in onda in prima serata su Rai3, e “Sopravvissute”, sorta di spin off che va in onda sulla stessa rete ma in seconda serata e che si occupa, invece, di quelle donne che ce l’hanno fatta, che sono riuscite a uscire dalla dipendenza affettiva nella quale si precipita in queste relazioni “tossiche”. Definirli programmi televisivi è davvero riduttivo visto che si tratta di “progetti culturali e formativi che infatti hanno due sponde importantissime: da una parte i centri anti-violenza che collaborano attivamente con Matilde D’Errico e con la sua redazione, prendendo in “cura” i tantissimi casi che alla fine di ogni puntata si “autodenunciano” attraverso le pagine social del programma e gli account della stessa curatrice; dall’altra le scuole, dove Matilde D’Errico fino a che la pandemia non glielo ha impedito ha portato la sua straordinaria esperienza nel tentativo di sensibilizzare i ragazzi e di iniziare una vera educazione sentimentale, di cui il nostro Paese ha una cronica e ormai disperata mancanza.

La videointervista dura mezz’ora e anche se non è troppo elegante “sponsorizzare” il proprio lavoro, invitiamo tutti i nostri lettori, donne e uomini, a seguirla fino alla fine: ci troverete tantissime notizie utili, tanti campanelli d’allarme da non sottovalutare ma anche tanti punti di riferimento per affrontare una battaglia che non è più rinviabile, quella della presa di coscienza di sé e della forza di dire “basta”.