Ci lasciamo davvero o facciamo finta? C'è chi dà un taglio netto e chi continua a sperare

Strategie per affrontare la fine di una relazione: meglio l’addio secco o continuare a vedersi sperando magari di risolvere i vecchi problemi?

Ci lasciamo davvero o facciamo finta? C'è chi dà un taglio netto e chi continua a sperare
Scatola dei ricordi. Foto Pixabay

In ogni relazione esiste sempre un certo grado di dipendenza. Per essere felici con una persona è vero che dobbiamo innanzi tutto stare bene con noi stessi, ma allo stesso tempo è legittimo sentire il bisogno dell’altra. Quando una storia finisce, questo bisogno può continuare ad esistere, anche in modo più accentuato. Non è scontato che a provarlo sia solo chi viene lasciato, a volte coinvolge anche chi lascia.

La dipendenza

Alcuni decidono di affrontarla subito, di metterci una pietra sopra e di tagliare ogni contatto con l’ex. Si soffre all’inizio, si entra anche in astinenza rispetto al rapporto, ma con il tempo si impara a dedicarsi più a se stessi e a superare la mancanza dell’altro e della passata relazione.

Altri invece decidono più o meno consapevolmente di alimentare la dinamica dipendente continuando a tenere i contatti. Guardano foto, rileggono messaggi, pensano costantemente a ciò che è stato, e continuano a frequentarsi. In questo modo, senza dubbio il dolore viene temporaneamente attutito. E’ come se ci si autoiniettasse delle piccole dosi di quella relazione per non sentirlo del tutto, per continuare a sperare che la storia possa riprendere il suo decorso, per tenere il controllo dell’altro. Per non dar spazio alla mancanza.

Il pericoloso stillicidio

Più che una pillola edulcorante, tale sistema potrebbe a lungo andare costituire uno stillicidio. Il rischio è quello di illudersi di poter cambiare le cose in meglio, di non soffrire, di gestire tutta la situazione, risparmiandosi il dolore per il distacco. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere quello di non riuscire a rifarsi una vita perché sono troppe le energie da impiegare verso l’altro, la cui presenza costante impedisce una lucida elaborazione di quello che ha portato alla rottura-non-rottura. E’ questo un non lasciarsi.

Non tutti condividono questo punto di vista. Soprattutto quando la paura di perdere l’altro e di stare soli la fanno da padrone, anche per chi ha preso la decisione di lasciare.

E’ un chiedersi reciprocamente di risolvere problematiche che non si è riusciti ad affrontare mentre si stava “ufficialmente” nella relazione. Paradossale come situazione, anche perché ci si convince di essersi lasciati, ma così non è, si pensa di risolvere tutto continuando a frequentarsi, ma probabilmente mettendo in atto le solite vecchie dinamiche. Le stesse che hanno portato a decretare la fine del rapporto. E soprattutto non ci si rende conto che i problemi da risolvere, talvolta sono più con se stessi, che con l’altro.

Alla fine, quanto tempo può passare in questa sorta di limbo? Tantissimo, anche anni e con le motivazioni più disparate che vanno dal ritenersi indispensabili per l’altro, a non dovergli far mancare il proprio appoggio, a doverlo accudire.

La soluzione

E diciamola tutta, se una rottura c’è stata, è proprio meglio non augurarsi di riprendere da dove si è interrotto. Al limite sarebbe auspicabile un nuovo equilibrio di coppia. Ma rimango sempre convinta  che dopo la fine di una relazione occorra un periodo da soli con se stessi, per elaborare tutto quello che è successo e solo poi pensare alla possibilità di riprovarci. Altrimenti il rischio è di incorrere nella solita minestra riscaldata, che prima o poi brucerà.