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Come parlare della guerra ai bambini per limitare la loro angoscia. Mai tacere o negare per non ferirli

È importante aiutare il bambino a elaborare le informazioni sulla guerra tenendo conto della sua età e della sua soggettività, senza enfatizzare, né minimizzare

Come parlare ai nostri figli della guerra? (Foto Shutterstock)
Come parlare ai nostri figli della guerra? (Foto Shutterstock)

Guerra e bambini. Le due parole insieme stridono, producono un male infinito. Suonano come un ossimoro, ma purtroppo sono realtà. Le immagini delle città sventrate, delle colonne di carri armati, le testimonianze televisive dei profughi dal volto scavato, le cronache concitate dei giornalisti, il suono delle sirene e il riparo dalle bombe russe in gelidi scantinati rappresentano solo in minima parte il trauma psicologico collettivo che sta travolgendo gli Stati europei. Lo dimostrano la mobilitazione unanime e massiccia degli aiuti umanitari e l’accoglienza dei profughi, che non hanno precedenti nella storia dell’UE

Il dramma che altera la nostra prospettiva sul futuro

Quello dell’invasione dell’Ucraina è un dramma capace di alterare la nostra prospettiva sulla società e sul futuro e di scatenare profonde angosce. La subitaneità con cui siamo passati dalla certezza di vivere in un continente pacifico alla sconfortante evidenza della guerra rappresenta un shock significativo per gli adulti e un pesante fattore di stress, oltre la pandemia.

Il disagio emotivo dei bambini

E i bambini? Potrebbero risentire psicologicamente del clima di crisi e d’imprevedibilità instaurati dal conflitto russo-ucraino? La risposta è sì, ma il disagio emotivo può variare da bambino a bambino in relazione alle caratteristiche individuali -come sensibilità ed empatia- e, soprattutto, alla modalità con cui i genitori e altre figure di riferimento (parenti, insegnanti, pari) reagiscono alle notizie di guerra.

I consigli per attenuare la paura

Per attenuare nei figli possibili sentimenti di paura o eccessive preoccupazioni legate alla dramma ucraino, è importante che i genitori evitino di proiettare su di loro le proprie angosce per quanto sta accadendo. Può essere importante, invece, osservare i comportamenti spontanei dei bambini e dimostrare disponibilità a rispondere alle domande sul conflitto.

I disegni e i giochi infantili sono indicatori di difficoltà emotive quando evidenziano contenuti violenti e presentano ripetizioni o costanti, con scenari bellici di prevaricazione, di morte e di distruzione. Questi segnali possono essere colti come opportunità per avviare un dialogo col bambino, un’interazione finalizzata a rassicurarlo e ad accogliere e normalizzare, se presenti, vissuti di tristezza, smarrimento e dispiacere per la popolazione sotto assedio.

È importante aiutare il bambino a elaborare le informazioni sulla guerra tenendo conto della sua età e della sua soggettività, senza mai enfatizzare, né minimizzare i fatti. Per quanto possibile, occorre affiancare il figlio quando passano notiziari in tv o aggiornamenti sui social sulla guerra, così che senta la  protezione della presenza adulta.

Davanti alle immagini delle città bombardate, della diaspora dei civili ucraini e dei piccoli profughi, la mente infantile subisce un attacco emotivo che richiede una difesa adulta, ferma e avvolgente. Dunque, cosa dire ai figli mentre il disastro avanza, per ora e per fortuna ancora distante da noi?

Innanzitutto, può essere utile chiedere il loro parere ponendo domande semplici. “Cosa ne pensi?”, “Come ti senti quando si parla di questa guerra?”. Le risposte dei bambini possono aiutarci a costruire un dialogo basato sulla loro visione della realtà e quindi più efficace.

Porre l’accento sulla solidarietà e sull’impegno dei governi per fermare il conflitto può contribuire a diminuire l’ansia e il sentimento d’ingiustizia legati alla realtà dell’invasione russa. Anche raccontare di passate guerre e della loro fine può rasserenare i bambini sulla temporaneità del problema e sulla sua possibile risoluzione.

Coinvolgere i bambini

Infine, coinvolgere i bambini in piccole azioni d’aiuto, come scegliere alimentari, abiti o giocattoli da offrire ai rifugiati risulterà utile a limitare sentimenti di alienazione o d’impotenza davanti alle immagini di coetanei costretti a lasciare le proprie case. Interiorizzare i valori della pace, della solidarietà e della fratellanza aumenta la possibilità di affrontare con speranza e resilienza lo smarrimento e l’angoscia della guerra e, per questo, occorre promuove un dialogo coi più piccoli (e non solo) su questi temi.  

Al contrario, non parlarne o evitare il discorso col maldestro intento di proteggere i figli può essere un errore, soprattutto se in coincidenza con le notizie del conflitto manifestano comportamenti aggressivi o ripetitivi, evidenziano alterazioni del tono dell’umore o dell’attenzione e se pongono domande dirette o indirette sulla guerra.