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In Italia le donne sono davvero libere di abortire? La risposta nei dati dei pochi consultori disponibili

In base all’indagine Iss, le strutture sono 1.800, il 60% in meno del fabbisogno del Paese, di questi solo il 71% offrono attività sul percorso per l'aborto

Foto Ansa
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TiscaliNews

In Italia ci sono circa 1.800 consultori, ma non tutti si occupano di interruzione volontaria di gravidanza. Tra i 1.535 consultori che offrono attività nell'area salute della donna, quelli che offrono attività sul percorso per l'aborto sono 1.295 (di cui 528 del Nord, 287 del Centro e 480 del Sud). In pratica il 71% del totale dei consultori presenti in Italia; e il 90% rilascia il certificato ma solo metà prenota l'intervento. È quanto emerge dall'Indagine nazionale sui consultori familiari 2018-2019 realizzata e pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Strutture sempre più carenti

In generale, le 1.800 strutture che compongono l'universo dei consultori in Italia, vale a dire uno ogni 32.325 residenti, risultano in numero ben al di sotto di quanto stabilito dalla Legge 34/1996, che ne prevede uno ogni 20.000. In pratica, in Italia i consultori sono il 60% in meno di quanti ne servirebbero e se teniamo conto del fatto che solo una parte di questi esegue aborti, si capisce facilmente quanto sia difficile per una donna che voglia interrompere la gravidanza avere supporto. Solo due Regioni e una Provincia autonoma (Pa) ha un consultorio per un numero medio di residenti compreso entro i 20.000 (Pa di Bolzano, Valle d'Aosta e Basilicata), mentre in altre 5 Regioni e una Pa il numero medio è superiore a 40.000. I consultori sono, inoltre, diminuiti nel tempo. Nel 1993 era disponibile circa un consultorio familiare ogni 20.000 residenti, nel 2008 ne risultava uno ogni 28.000. Strutture che rappresentano "un presidio essenziale di prevenzione, assistenza e supporto per la salute di tutti e in modo particolare delle donne", afferma il ministro della Salute Roberto Speranza, sottolineando "la necessità di rafforzarne la presenza sul territorio".

Riprogrammare la sanità di supporto alla donna

"Per questo - prosegue Speranza - abbiamo individuato i consultori come un asse strategico di investimento del Programma Nazionale Equità nella Salute". Sulla stessa linea il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, affermando, nella presentazione dell'indagine, che i consultori familiari vanno inseriti "a pieno titolo nella riorganizzazione territoriale prevista dal Pnrr". I consultori che effettuano attività nell'area degli adolescenti/giovani sono 1.142 in totale; 999 quelli che svolgono attività nell'area della coppia/famiglia; 1.535 quelli che si occupano di salute della donna.

Solo metà dei certificati di aborto dai consultori

Molto attivi risultano gli ambiti sui corsi di accompagnamento alla nascita (94,4%), l'educazione affettiva e sessuale (88,9%), l'allattamento (87,8%) e la prevenzione oncologica (78,9%). Le quattro aree invece meno rappresentate sono quelle rivolte agli adolescenti: prevenzione di uso delle sostanze (26,1%), tutela della fertilità (36,1%), prevenzione del bullismo e cyberbullismo (36,7%), educazione alimentare (46,1%). Per quanto riguarda infine i dati sull'aborto, quasi la metà dei documenti/certificati (44,2%) rilasciati in Italia nel 2019 per le 73.207 Ivg eseguite in quell'anno sono arrivati dai consultori. Sul fronte della contraccezione, su 1.438 consultori in Italia che svolgono attività sul tema (sul totale di 1.800), sono 510 (pari al 35,5%) quelli che offrono gratuitamente i contraccettivi: 202 del Nord, 133 del Centro e 175 del Sud e Isole.

In Italia tasso di aborti tra i più bassi al mondo

In ogni caso, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Italia continua a scendere ed i tassi di abortività sono tra i più bassi al mondo. Nel 2020 sono state poco piu' di 66mila, il 9,3% in meno rispetto al 2019 e circa un quarto rispetto al picco massimo di 234mila registrato nel 1983.

Ancora troppi i ginecologi obiettori

E cala, seppur lievemente, anche la quota di ginecologi obiettori: oltre il 60%, pero', invoca il diritto a non eseguire aborti. In Italia l'interruzione volontaria di gravidanza è regolata dalla Legge 194 del 1978 in base alla quale ogni donna può abortire entro i primi 90 giorni (12 settimane) di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari e che, quindi, dipendono dalla volontà della donna.

Aborti in calo costante

L'Italia è quindi tra i Paesi con i piu' bassi tassi di abortivita' al mondo: 5,4 interruzioni ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni (-6,7% rispetto al 2019). La fascia di eta' in cui si registrano tassi piu' elevati e' quella compresa tra i 30 e i 34 anni (9,4 per mille). Sono invece le ragazze piu' giovani, al di sotto dei 20 anni, quelle in cui si e' registrato il calo piu' importante: -18,3%, con un tasso di abortivita' passato dal 3,7 per mille del 2019 al 3 per mille del 2020.

Dati incalo anche frale straniere

Si riducono gli aborti anche nelle cittadine straniere, che tuttavia continuano ad avere tassi di abortivita' piu' alti rispetto alle italiane (12 per mille). Migliorano i tempi di esecuzione delle interruzioni di gravidanza con un aumento della percentuale di interventi effettuati precocemente, quindi a minor rischio complicanze: il 56% e' stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 53,5% del 2019), il 26,5% a 9-10 settimane, il 10,9% a 11-12 settimane e il 6,5% dopo la dodicesima settimana. Cio' potrebbe essere dovuto a un incremento del ricorso all'aborto farmacologico, che viene adoperato nel 31,9% dei casi rispetto al 24,9% del 2019. "La riduzione del numero di interruzioni osservata negli ultimi anni potrebbe essere in parte riconducibile all'aumento delle vendite dei contraccettivi di emergenza a seguito delle 3 determina Aifa che hanno eliminato l'obbligo di prescrizione medica".

Troppe differenze fra regioni

Infine, per quel che concerne l'obiezione, nel 2020, la percentuale di ginecologi obiettori su scala nazionale è scesa al 64,6% rispetto al 67% dell'anno precedente. Esistono, tuttavia, ampie differenze regionali. Nella provincia autonoma di Bolzano esercita il diritto all'obiezione l'84,5% dei ginecologi, in Abruzzo l'83,8%, in Molise l'82,8%, in Sicilia l'81,6%, in Basilicata l'81,4%. I minori tassi di obiezione tra i ginecologi si riscontrano in Valle d'Aosta (25%). Piu' basso il tasso di obiezione tra gli anestesisti: nel 2020 e' pari al 44,6% in lieve aumento rispetto al 43,5% del 2019, con tassi che variano dal 20% della Valle d'Aosta al 75,9% della Calabria.