"La chirurgia plastica buona è quella che non si nota ma certi pazienti vanno dai medici banditi"

Marco Klinger, che riceverà a Chicago la Maliniac Lecture, spiega cosa deve fare un buon chirurgo plastico ma anche un buon paziente

Marco Klinger
Marco Klinger
TiscaliNews

La chirurgia plastica dovrebbe servire a riparare danni come le mastectomie, le ustioni o altri effetti nefasti di interventi chirurgici. In chi è sano, invece, dovrebbe servire a migliorare l’aspetto estetico. Sembra un’ovvietà, ma allora perché sempre più spesso di vedono in giro mostri con labbra a canotto, zigomi improbabili e occhi felini? Marco Klinger, che il primo di ottobre riceverà a Chicago la Maliniac Lecture – una sorta di Pulitzer del ramo - al congresso della Società chirurgica plastica americana, dà la sua risposta in un’intervista al Correre della Sera: “Il rapporto perfetto è tra chirurgo perbene e paziente intelligente, così come fra chirurgo bandito e paziente scemo”.

L’intervento buono è quello che non si nota

Insomma Klineger, che è un vero luminare della materia e a Chicago è atteso da 9mila colleghi da tutto il mondo, ritiene che gli interventi fatti bene sono quelli di cui non si accorge nessuno: “La chirurgia fatta male è l’unica che si nota. Se ti operi il naso, ti devono dire: come sei carina, hai cambiato taglio di capelli?”

L’ansia da selfie

E chi arriva con la foto dei selfie chiedendo un naso più piccolo? Secondo l’Accademia di plastica facciale Usa, il 55% dei ritocchi al viso sono fatto per apparire meglio negli autoscatti: “Questa dei selfie agita tutti i chirurghi. Lo spiego sempre che un naso fedele al proprio si vede solo se lo fotografi con una buona macchina digitale da due metri e poi ingrandisce l’immagine”. Insomma non ci si deve rifare il naso: ci si deve fare un amico che ci scatti la foto da una distanza superiore a quella del proprio braccio.

I primati italiani

Klinger viene premiato perché, fra l’altro, ha scoperto, con una ricerca del 2008 condotta alla Humanitas di Milano, che “se prelevi il grasso corporeo e lo centrifughi e lo metti nelle cicatrici da ustioni, i tessuti si rigenerano e i visi recuperano la mimica. Ora la tecnica è usata in tutto il mondo”. Ma la buona notizia è che tutta la chirurgia plastica italiana è all’avanguardia: “Almeno 4 o 5 grandi scoperte di grasso e di chirurgia mammaria sono italiane”.