E adesso come vivremo senza "like"? L'ansia da prestazione e la dittatura del consenso

L'avvento dei social network ha decretato la dittatura dei "mi piace" fino a diventare un'ossessione pericolosa. Ecco che cosa sta succedendo

E adesso come vivremo senza 'like'? L'ansia da prestazione e la dittatura del consenso

L'avvento dei social network ha rivoluzionato il modo di comunicare. Questa evoluzione ha però generato una dipendenza da queste piattaforme dove vige “la legge dei like”. Le persone sono alla ricerca ossessiva di continue conferme da parte degli altri che si manifesta attraverso il “mi piace” e il numero dei followers.

La necessità di approvazione

L'uomo è un animale sociale e per sopravvivere ha bisogno degli altri e del loro consenso.

L'evoluzione di questa ricerca dell'approvazione degli altri ci ha portati ad oggi, l'era dei social. Attraverso piattaforme come Instagram e Facebook, le persone cercano di apparire al meglio se non addirittura, di mostrarsi migliori di come sono e di condurre una vita molto diversa dalla realtà. Piacere agli altri equivale ad ottenere like che sono come una droga: generano dipendenza.

In particolare i giovani sono diventati dipendenti dai social network. Si innesca infatti un meccanismo di ricompensa cerebrale per cui se un post riceve tanti like equivale all'effetto che fa ricevere complimenti.

Il confronto che nasce sui social network è impietoso. Chi pubblica contenuti accattivanti, foto di viaggi spettacolari, case magnifiche, abiti da sogno, ecc. ha un seguito di followers che sognano ma che allo stesso tempo sono costretti a confrontarsi con la loro vita “normale” e senza eccessi.

La malattia del nostro secolo

Proprio per questi motivi, con il tempo possono verificarsi disturbi come la “Fear of Missing Out” (FOMO), cioè la paura di essere tagliati fuori. È la malattia del nostro secolo ossessionato dalle comunicazioni: il pensiero costante che gli altri stiano facendo qualcosa di più interessante di quello che si sta facendo. E che ci si sta perdendo qualcosa ovvero la paura di non vivere "al meglio", come gli altri.

L'esperimento di togliere i like

Per questi motivi l'esperimento in atto in questi giorni su togliere i like da Instagram può avere un impatto positivo e interessante rispetto a questo tipo di dipendenze.

Si tratta infatti di una vera e propria rivoluzione per chi lavora attraverso i social, in quanto su Instagram non saranno più visibili ai followers i “like” che un post ha ricevuto, ma potrà visualizzarli solo il titolare del profilo.

L'obiettivo è rendere gli utenti più liberi di pubblicare contenuti senza l'ansia della prestazione. Tara Hopkins, Head of Public Policy EMEA di Instagram, infatti afferma:“la piattaforma ha lo scopo di far sentire libere le persone di esprimersi e l'attenzione va posta non sul numero di like ricevuti, bensì sulla sostanza delle condivisioni, che si tratti di foto, di post o di video” (Il Sole 24 ore, 1 ottobre 2019).

Secondo il social network questa decisione, al momento in fase sperimentale, dovrebbe predisporre gli utenti a postare contenuti di maggiore qualità dal momento che non vi è più l'obiettivo di raccogliere like.

Grazie alla mancanza di visibilità dei like inoltre si dovrebbe disincentivare la competizione nel social per valorizzare invece contenuti e interazioni reali tra persone. 

L'intento è che gli utenti si concentrino su ciò che che vogliono condividere, non su quanti like prende il post. Un'altra motivazione potrebbe essere cercata nella volontà di voler colpire il mercato dei followers e dei like falsi.

L'impatto sugli influencer

L'aggiornamento rappresenta un vero e proprio terremoto per gli influencer che hanno fatto la loro fortuna grazie ad Instagram. Le aziende e i brand infatti decidono di investire denaro e stanziare un budget in base ai like ricevuti dalle foto e, di conseguenza alle persone raggiunte. Rimuovere questo strumento potrebbe cambiare le dinamiche commerciali nel mondo dei blogger.

L'esito di questo cambiamento si vedrà con il tempo, però il nuovo corso di Instagram non dovrebbe essere un problema per le webstar come Chiara Ferragni per le quali la visibilità o meno dei like è irrilevante dal momento che sono già affermate.

Potrebbe mettere invece in difficoltà i blogger meno conosciuti e di nicchia che invece puntano tutto sul “dialogo” virtuale con i follower che leggono i contenuti, scrivono commenti e mettono like. Il rischio è che non essendo più visibili i like, i followers siano meno coinvolti e quindi meno partecipi. Di conseguenza le aziende potrebbero preferire collaborazioni con profili più seguiti. È anche vero però che grazie ad Instagram Insight, ogni “creator” può mostrare ai brand le statistiche del proprio account, così da poter proseguire e allacciare nuove collaborazioni.

Puntare sulla qualità del contenuto

Si auspica che in questo modo si possano valorizzare maggiormente la qualità e l'autenticità sia delle interazioni sia dei contenuti proposti su Instagram.

Infine, il proposito di togliere i like potrebbe essere indubbiamente d'aiuto per coloro che per stare bene con se stessi sono sempre alla ricerca dell'approvazione degli altri. Il consenso degli altri, non essendo più quantificabile con un numero, andrà quindi ricercato principalmente in se stessi, nell'accettazione di sé, nella fiducia che si ripone nelle proprie capacità e nel saper affrontare le esperienze di vita e nella rappresentazione che si ha di sé, in sostanza nella propria autostima.