Sharenting, quando condividere le foto dei figli diventa pericoloso, ecco le linee guida per tutelare i minori

Coloro che usano i social forniscono più o meno consapevolmente moltissime informazioni personali che potrebbero essere utilizzate da malintenzionati

Sharenting, quando condividere le foto dei figli diventa pericoloso, ecco le linee guida per tutelare i minori
Foto di Katie E da Pexels

La comunicazione tramite i social media ha permesso alle persone di condividere qualsiasi momento della propria giornata. Ecco quindi che eventi che prima rimanevano custoditi nel privato, adesso possono essere esposti nella vetrina dei social. Il confine tra pubblico e privato sta diventando più sfumato fornendo sempre più elementi al proprio lifestream, cioè le preferenze, i gusti personali e le informazioni associate al proprio profilo. Però non si rende pubblica l'immagine reale di sé, ma un'immagine virtuale improntata al narcisismo e in attesa di like.

Proprio questo narcisismo di base spinge tanti genitori a condividere tramite i social ciò che li rende più orgogliosi: i propri figli.

Questa pratica si chiama sharenting, termine che deriva dalla parola share (condividere) e parenting (genitorialità).

Il fenomeno di madri e padri che condividono foto e video dei loro figli sui social è in crescita. Molte mamme pubblicano foto dei figli quando ancora non sono nati, condividendo le immagini del pancione e delle ecografie. Secondo uno studio della Northumbria University, più dell'80% dei bambini britannici è presente online entro i due anni di vita. Prima del quinto anno di età un bambino ha circa 1500 foto sul web (La Repubblica, 9 febbraio 2021).

Molti genitori sottovalutano però i rischi che comporta rendere pubbliche le immagini di un minore. Non dimentichiamoci che tutto ciò che è pubblicato in rete vi rimane praticamente per sempre. La cancellazione dei propri dati, pur se garantita dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR, 25 maggio 2018), è estremamente difficoltosa, specialmente se non si sa quali e quante informazioni sono state immesse in rete (Martorana, 14 settembre 2020)

Quello che oggi è un bambino dolce e buffo e le cui foto raccolgono tanti like, diventerà presto un adolescente che non necessariamente gradirà la scelta di pubblicare le sue foto. In futuro l'immagine del giovane e dell'adulto potrà essere collegata a queste foto senza che ne abbia dato l'approvazione.

Condividere immagini private dei propri figli potrebbe anche causare danni in futuro, come ad esempio esporli a cyberbullismo attraverso molestie o intimidazioni online.

D'altro canto, i bambini imparano per imitazione, per cui se un genitore ha l'abitudine di usare molto il cellulare ed i social network, probabilmente il figlio avrà lo stesso interesse. Infatti, i bambini e gli adolescenti abituati a condividere la propria vita online, una volta diventati genitori tendono ad avere la stessa abitudine e a pubblicare immagini e informazioni relative alla vita dei loro figli.

Altro aspetto a cui è necessario porre molta attenzione riguarda il furto di immagini e di identità. Coloro che usano i social forniscono più o meno consapevolmente moltissime informazioni personali che potrebbero essere utilizzate da malintenzionati per rubare la loro identità. Date significative, come quella di nascita o del matrimonio, informazioni sul luogo di lavoro, fotografie dei luoghi di vacanza, della propria abitazione e delle proprie abitudini sono informazioni a disposizione di chiunque malintenzionato voglia usarle per furti d'identità.

Un altro argomento da tenere ben presente quando si pubblicano foto di minori sui social riguarda la pedopornografia. Molti pedofili rubano le immagini di minori pubblicate sui social e le condividono nei loro siti. Attraverso fotomontaggi i volti dei minori possono essere manipolati per diffondere in rete materiale pedopornografico.

Un'indagine del dipartimento australiano dedicato alla sicurezza dei minori ha rivelato che la metà del materiale ritrovato in siti di pedofili proviene da immagini e video pubblicati da genitori sui social. In particolare, su siti web pedopornografici sono state trovate milioni di foto di bambini intenti a svolgere innocue attività quotidiane, dall'attività fisica ai compiti (La Repubblica, 9 febbraio 2021).

Come si delinea  il confine tra il diritto di espressione del genitore ed il diritto alla privacy del bambino? Ecco alcune linee guida per tutelare adulti e minori (Steinberg, 2017):

- selezionare con attenzione le opzioni di privacy proposte dai social così da condividere alcuni dati solo con determinati utenti;

- impostare le notifiche che avvertono quando il nome del proprio figlio appare tra le ricerche Google;

- disattivare il servizio di geolocalizzazione per non rendere pubblico il luogo in cui si trova un minore quando si posta un contenuto sui social;

- evitare di pubblicare foto dove i bambini sono svestiti;

- prima di pubblicare foto o video, i genitori devono avere ben presenti gli effetti presenti e futuri sul benessere dei loro figli.

Inoltre, una forma di tutela dei minori è stata elaborata a livello giurisprudenziale: il Tribunale di Mantova (19 settembre 2017) si è espresso in merito all'obbligo del consenso di entrambi i genitori per la pubblicazione delle foto dei figli sui social.

Non dimentichiamo che la condivisione di foto e video dei figli è un desiderio dei genitori, i quali però hanno anche il dovere di tutelare l'identità dei loro piccoli.

D'altra parte, bambini non hanno l'esigenza di essere esposti in vetrina, ma piuttosto hanno bisogno di autenticità in un mondo sempre più pieno di filtri.