Sfasati dall’ora solare? Ecco come affrontare velocemente il cambiamento che manda in tilt

di Redazione

Spostare l'orologio un'ora indietro e tornare all'ora solare può mandarci in tilt e non solo per il giorno stesso in cui accade ma fino a tre settimane. Le ricadute sono innanzitutto sull'umore, poi sul sonno, sull'appetito e sul sistema immunitario. Perdere un'ora di luce naturale e trascorrere più tempo con la luce artificiale, infatti, comporta una minore disponibilità di serotonina (ormone della serenità e dell’attività mentale) e di vitamina D (che, oltre ad incidere sulla salute delle ossa, stimola la risposta immunitaria innata e il tono dell’umore in senso positivo) e allontana la produzione di melatonina, l'ormone che regola la qualità del sonno, dalla durata alla profondità. E dal dormire male derivano, inevitabilmente, vari problemi: astenia, mancanza di concentrazione, irritabilità, calo dell’umore, alterazione della resilienza dello stress.

“A seconda della sensibilità del soggetto e delle condizioni che già manifestava prima del cambiamento” - spiega la Dottoressa Monica Bossi, medico chirurgo specialista in medicina interna, medicina integrata e funzionale, nutrizione biologica e nutraceutica, membro del Comitato Medico di Pure Encapsulations - “questo difficoltoso riallineamento tra orologio biologico e ambiente potrebbe portare a soffrire maggiormente di depressione, di emicrania, avere conseguenze sulla salute metabolica, immunitaria ed epatica coinvolgendo miocardio (in alcuni casi) o tiroide. Spostare un'ora indietro l’orologio significa accelerare, forzando, il naturale assestamento del nostro organismo al cambiamento di disponibilità di luce progressivo tipico dell’autunno e al conseguente cambio dei ritmi fisiologici”. E attenzione perché si rischia pure di ingrassare! “Il difetto del sonno” - precisa Bossi – “oltre a non favorire la pulsatilità adeguata della leptina, l'ormone che regola la sazietà, porta anche ad un incremento della grelina, l'ormone diurno che stimola la fame, soprattutto di cose dolci”.

Come affrontare, quindi, e superare nel migliore dei modi questo periodo di passaggio?

Ecco i consigli e le utili indicazioni della Dottoressa Bossi:

Prima di andare a letto può aiutare una doccia calda che predispone al sonno.

Bisogna invece evitare di svolgere attività fisica nelle ore serali.

Può essere opportuno, infine, per una durata che dipende dalle situazioni individuali di disequilibrio, l’utilizzo di supporti come gli adattogeni e i nutraceutici. Ad esempio: - la rodhiola che assieme al magnesio eleva la soglia di resistenza a qualsiasi tipo di stress (su umore, energia, fame e tendenza ad ingrassare); - la vitamina D che, soprattutto se presa prima di dormire, stimola la risposta immunitaria innata e il tono dell’umore in senso positivo, come si evince da studi sulla depressione nei paesi nordici per poca esposizione alla luce (fonte di normale attivazione di questa vitamina); - le vitamine del gruppo B che attivano la funzionalità cerebrale e l’energia generale e metabolica, agendo quindi anch’essi sulla soglia di fragilità dello stress; - l’ashwaganda che, associata a selenio e zinco, aiuta a contrastare la fragilità tiroidea e quella depressiva nei soggetti predisposti; - gli omega 3 (DHA/EPA) che sono utili a favorire la plasticità cerebrale; - alcuni sintomatici del sonno oltre che della modulazione dell’astenia nervosa correlata anche a suscettibilità del sistema nervoso, in generale con il gaba, il luppolo, la camomilla, la valeriana e la melatonina.