“Io ti conosco”: è la famosa sindrome dell’indovino che fa litigare tutte le coppie. Come disinnescarla

Il suggerimento è accendere i riflettori su due parole importanti nel rapporto di coppia, nella dimensione familiare, nella relazione con i figli e con la comunità

di Roberta Giommi

Come ogni anno ci avviciniamo alle feste di Natale e dell’anno nuovo con il desiderio di ottenere qualcosa di buono per noi e per le persone amate che ci vivono accanto o che purtroppo sono distanti. Questo è un anno denso di un pessimismo realistico, necessario per riuscire ad affrontare la pandemia e le restrizioni del ritmo di vita.

Il consiglio

Per questo il suggerimento è accendere i riflettori su due parole importanti nel rapporto di coppia, nella dimensione familiare, nella relazione con i figli e con la comunità in cui abbiamo scelto di abitare e sono la parola dono e la parola risorsa. C’è un forte bisogno di essere essenziali, di pensare che si possono trovare elementi di piccola felicità all’interno delle convivenze o coprendo gli spazi che ci separano fisicamente da amici e parenti. Nella sessualità la parola dono e risorsa permettono di usare il tempo in modo intelligente, di esprimere comunicazioni emotive, di usare parole per costruire le atmosfere giuste per l’amore. Accanto a queste due parole nelle relazioni affettive si trovano altre due parole buone: altruismo ed egoismo. Con queste parole possiamo costruire gli ingredienti di una torta del benessere: egoismo = trovare il tempo per noi, altruismo = dedicare tempo agli altri cercando di dare tempo al partner, ai figli, alla famiglia di origine, al mondo che ci circonda anche in questa fase difficile in cui spesso se non siamo conviventi dobbiamo usare mezzi sostitutivi all’abbraccio e alla vicinanza.

Si può costruire uno spazio animato da cose amate: letture, musica, rapporto con la natura, ricerca di antiche cose come assaporare gli odori che il Natale regala, le sue luci domestiche, i colori  rosso, oro, verde. Purtroppo bellissimi colori come il rosso e l’arancio sono in questo tempo segnali di restrizione dei legami, ma non dimentichiamo il rosso del Natale e il verde degli alberi addobbati di luci. Nella sessualità il dono è capire i desideri dell’altro/a, avvicinarsi ad una visone a due della realtà che ci circonda, costruire ponti comunicativi.

La sindrome dell’indovino espressa dalla frase “io ti conosco” che spesso crea forti litigi di coppia o con i figli, sarà invece utile in questo Natale, dove siamo costretti  a vivere la distanza in tanti contesti affettivi. Una volta una giornalista chiese ad un personaggio famoso cosa amava di più e lui rispose che amava sopra ogni cosa il vento tra gli ulivi, il mare nelle sue diverse forme, due situazioni a costo zero. Quali desideri possiamo formulare  dentro la nostra testa e il nostro cuore che possano nascere solo dalle nostre risorse, dalla nostra capacità di sentire le emozioni, di attuare la reciprocità delle attenzioni, nella costruzioni di pensieri piacevoli. Proviamo a scrivere un elenco di profumi, sapori, legami affettivi, bisogni e desideri e guardiamo tra questi elenchi se possiamo scambiarci cose senza costi economici e con molta competenza affettiva.

Regaliamoci la gioia di progettare il futuro anche se oggi è oscurato da pensieri pesanti. Costruiamo all’interno delle nostre storie affettive e di amicizia una banca del tempo che metteremo a disposizione appena sarà possibile e ricordiamoci che spesso sprechiamo le ore quando ne abbiamo tante a disposizione, regaliamoci un Bonus per un minimo di tre episodi che faremo accadere per dare e ricevere affetto.

L’intimità non è solo fisica e anche emotiva e affettiva: regaliamoci parole, messaggi, incontri online per festeggiare un tempo oggi deprivato del contatto, ma attraverso questi strumenti possiamo costruire un filo forte di pensieri, parole e immagini che renderanno meno pesante la distanza e attenueranno la solitudine. Quali ingredienti possiamo aggiungere alla torta della gioia? Proviamo a scrivere colorato, a creare piacevoli provocazioni, a rimandare indietro le nuvole del malumore. Ogni anno che si apre deve contenere la possibilità psicologica di buttare via qualcosa e di dare inizio a nuove realtà. 

Dedichiamo alcune ore a scrivere sul nostro quaderno a quadretti cosa vogliamo dal nostro nuovo anno. E’ sempre utile e in particolare in questa fine del 2020 e inizio del nuovo anno avere uno spazio di riflessione che ci permetta di registrare il cambiamento che abbiamo dovuto affrontare e che ci guida a dare valore a cose a volte dimenticate e a cercare le vie delle conciliazioni con le persone che amiamo, creando momenti essenziali di benessere. E di piccola gioia.