Bambini che fanno la pipì a letto: come gestire il problema?

Quando suona il campanellino d’allarme? I pannolini sono la soluzione? Come devono comportarsi i genitori? L’idea dei sensori per l’enuresi notturna

Bambini che fanno la pipì a letto, un disturbo con perdita involontaria di urina, in particolare la notte, chiamato enuresi. Un disturbo molto diffuso fra i bambini sopra i 5 anni, ma che può presentarsi anche nell’adolescenza e nell’età adulta.

CAUSE DELL’ENURESI

L’enuresi è in genere considerata un disturbo ereditario. In realtà, non ha solo un’origine genetica. Le cause, spiega, ad esempio, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, possono essere una sovrapproduzione di urina durante la notte; l’insufficiente capacità della vescica; la difficoltà a svegliarsi pur sentendo la vescica piena. Altre cause possono essere infezioni delle vie urinarie, diabete, stitichezza, disturbi respiratori che compaiono durante il sonno, obesità.

Il disturbo non è, in buona sostanza, di origine psicologica anche se può causare disagi a chi ne soffre, nonché ai genitori, costretti a continui cambi di biancheria e notti insonni. Se chi ne soffre è vittima di sensi di colpa, ci sono genitori che per vergogna non si rivolgono al pediatra: “Un bambino che bagna il letto” osserva l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù “non è colpa di nessuno: né del bambino né dei genitori. Il senso di colpa dei bambini, anche se non manifesto, contribuisce molto al senso di malessere e di imbarazzo che il bambino prova, con una conseguente perdita della stima di se stessi ed insicurezze anche in altre attività. A loro volta, i genitori possono sentirsi colpevoli e incapaci ad affrontare una situazione difficile e poco chiara”.

CAMPANELLO D’ALLARME

Se i bambini hanno meno di 5 anni e fanno la pipì a letto c’è da preoccuparsi? In questo caso la cosa è considerata fisiologica, perché questa è l’età, spiega il professor Pietro Ferrara, pediatra, in cui “si acquisisce normalmente il controllo degli sfinteri”. Viceversa, spiega la Società Italiana di Pediatria, il campanello d’allarme suona se il disturbo si presenta “più di due volte a volte a settimana, per almeno tre mesi consecutivi, e in bambini di età superiore a 5 anni”.

I genitori che non consultano il pediatra molto spesso risolvono la situazione con teli impermeabili, con cui coprire il materasso, e pannolini, pannolini che tornano, così, in auge dopo lo spannolinamento, che di solito avviene fra i 18 e i 24 mesi quando il bambino inizia a prendere confidenza con il vasino e impara pian piano a riconoscere gli stimoli corporei. In questo caso il pannolino, è stato osservato, risolverà soltanto il problema delle lenzuola bagnate, non aiutando, così, a individuare la causa del problema. Ci sono, poi, genitori che optano per sensori di allarme per enuresi notturna con rivelazione dell’umidità.

CONSIGLI PER I GENITORI

Come devono allora comportarsi i genitori dei bambini che fanno la pipì a letto quando questo è un disagio? Consiglia, ad esempio, la Società Italiana di Pediatria: “Instaurare un sereno clima di dialogo con il proprio figlio, condividendo anche la propria eventuale esperienza a riguardo; rassicurare il bambino e dargli supporto; non rimproverarlo, colpevolizzarlo, punirlo o deriderlo soprattutto in presenza di parenti e amici; prestare attenzione alle sue richieste più o meno esplicite di aiuto; non vietare al bambino di dormire fuori casa, anzi incoraggiarlo, aiutandolo a ripetere le regole che segue a casa per non bagnare il letto e munirlo di un paio di mutandine extra; affrontare il problema, senza perdere la calma, insieme al bambino, in modo che partecipi attivamente alla terapia; coinvolgerlo anche nella pulizia quando bagna il letto, allo scopo di responsabilizzarlo; non usare il pannolino per evitare il rischio di bagnare il letto; garantire la quantità e la qualità del sonno, senza sollecitare il bambino a svegliarsi per andare in bagno; seguire i consigli comportamentali forniti dal Pediatra”. 

Quanto al pediatra, spiega il professor Ferrara, questi potrà consigliare ai genitori la compilazione di un “calendario delle notti asciutte”, che coinvolga anche il bambino. Viceversa nei casi più “particolari” potranno essere prescritti, a seconda, i giusti farmaci, esami come quello chimico-fisico delle urine, mentre se il disturbo è anche diurno potrebbe essere necessaria un’ecografia dei reni e della vescica.

EDUCAZIONE AL VASINO E AL WC

C’è chi consiglia, invece, di educare i bambini, oltre all’uso del vasino, anche a quello del WC: “La maggior parte dei bambini” spiega, ad esempio, la pediatra statunitense Deborah M. Consolini “può essere istruita a controllare l’intestino tra i 2 e i 3 anni, e la vescica fra i 3 e i 4 anni di età. Entro i 5 anni, la maggior parte dei bambini riesce a controllare la vescica durante il giorno, effetto chiamato continenza urinaria diurna, e a gestire tutti gli aspetti legati alla vestizione e alla svestizione, alla minzione e alla defecazione, all’asciugarsi, a far scorrere l’acqua del WC e a lavarsi le mani. Tuttavia, il 30% circa e il 10% dei bambini sani, rispettivamente ai 4 e a 7 anni non hanno ancora raggiunto il controllo notturno costante della vescica, la cosiddetta incontinenza notturna o enuresi notturna”.

IL RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE

Contro l’enuresi, oltre al trattamento comportamentale e di sostegno al bambino, i piediatri ricordano la buona abitudine di bere al mattino; di svuotare regolamente l’intestino; di non consumare nel pomeriggio caffeina (anche cioccolata, quindi), nonché bevande gassate e zuccherate; di non assumere troppi liquidi, anche il latte, prima di andare a dormire; di consumare cibi poco salati, frutta, verdura, evitando formaggi e cibi stagionati.

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