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Contrordine: il multitasking è veleno per la mente. Come e perché dire addio a un mito da sfatare

Nel momento in cui la mente comincia un compito e non lo porta a termine a causa di una distrazione o interruzione, finisce per congestionare

donna multitasking
Foto shutterstock.com

Svolgere più attività contemporaneamente è ormai diventato il simbolo dello smart working e del lavoro oggi. Eppure, quello del multitasking è un mito da sfatare.

L’essere umano, infatti, si comporta come un computer: è in grado di lavorare in serie, ma non in parallelo. Esattamente come quando sul desktop ci sono aperte più finestre. Sembra che tutto proceda simultaneamente, ma in realtà i processi si alternano. Semplicemente, la velocità con cui lo fanno è talmente alta da non far notare il meccanismo.

Succede lo stesso al nostro cervello. Riusciamo a compiere due azioni in parallelo solo se estremamente semplici e automatiche: camminare e parlare al telefono, ad esempio. Se le attività sono complesse, invece, risulta impossibile. Chi riuscirebbe, ad esempio, a recitare una poesia mentre fa un calcolo matematico?

Attenzione selettiva

Contrapposta al multitasking vi è l’attenzione selettiva, ossia la capacità di concentrarsi su un unico stimolo, condizione nella quale il nostro cervello lavora in maniera più efficiente ed è in grado di raggiungere l’obiettivo con successo.

Eppure, nel lavoro da remoto è complesso focalizzarsi su un unico compito: email, notifiche e videochiamate interrompono spesso il flusso delle attività, catturando l’attenzione e facendola rimbalzare costantemente. In questo scenario, la nostra mente si sovraccarica.

L'effetto Zeigarnik

In Psicologia, questo meccanismo viene chiamato “Effetto Zeigarnik” e prende il nome da Bluma Zeigarnik, psicologa e psichiatra lituana che durante gli anni ’20 del Novecento condusse uno studio sulla memoria. La studiosa dimostrò che la nostra mente, nel momento in cui comincia un compito e non lo porta a termine a causa di una distrazione o interruzione, finisce per congestionare. Si crea infatti uno stato mentale di tensione: ogni attività non conclusa finisce per essere come una finestra del desktop aperta sul computer. Più queste si accumulano, maggiormente appesantiscono e rallentano il sistema operativo. Processo che nell’essere umano finisce per generare stress.

Come dimostrato dalla neuroscienziata Sandra Bond Chapman, infatti, il multitasking stimola l’aumento di cortisolo nel cervello, meglio conosciuto come - appunto - l’ormone dello stress.

Lavorare in parallelo a più attività non mina solo la propria salute psicologica. Anche nel caso di attività semplici svolte insieme, infatti, la persona finisce per essere meno attenta e quindi meno preparata a gestire un eventuale imprevisto.

Come fare dunque per limitare il multitasking e ritrovare un’attenzione selettiva, alleata del benessere mentale e della qualità e sicurezza del proprio lavoro? Scopriamolo attraverso tre suggerimenti.

Definisci le priorità

Spesso è la quantità di attività da svolgere a indurre a lavorare in parallelo: il multitasking viene vissuto come la soluzione per portarle a termine nel tempo a disposizione.

È dunque necessario imparare a distinguere l’importanza e l’urgenza dei compiti. Capita infatti di confondere urgenza e importanza, finendo per mettere tutto allo stesso livello di priorità. È importante chiedersi: cos’è urgente? E cosa importante? Infine, cosa invece è sia urgente che importante? È da qui che è necessario partire.

Impara a dire no

La quantità di compiti da svolgere - e il conseguente multitasking - dipendono frequentemente dall’incapacità a dire no a tutte quelle attività non urgenti e non importanti, che magari arrivano sotto forma di richieste dall’esterno. Dire no a un’altra persona, è dire sì a noi stessi, è difendere la qualità del nostro lavoro e proteggere la nostra sicurezza.

Fai delle pause

Il multitasking finisce per riempire la giornata di attività e compiti. Con il rischio che le pause vengano vissute come interruzioni non necessarie. Eppure, come è necessario spegnere il computer ogni tanto, così è funzionale fermarsi e riposarsi. In queste occasioni è utile dedicarsi a un’attività che consenta di staccare la spina dal proprio lavoro e permetta al nostro cervello di liberare spazio e difendersi dal sovraccarico.

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