Dalla cannabis all'eroina, la droga non fa più paura ai giovani

Negli anni '70 e '80 il consumo era circoscritto a determinate situazioni sociali come atto di ribellione. Oggi è un fenomeno di massa

Dalla cannabis all'eroina, la droga non fa più paura ai giovani
Foto di Brandon Nickerson da Pexels

La droga non fa più paura ai giovani, ma preoccupa in modo allarmante i genitori. L'età in cui si fa uso di droga per la prima volta si è abbassata, si parla infatti di baby consumatori. Ragazzini di circa 12 anni (talvolta anche meno), invece di “trasgredire” fumando una sigaretta, fanno direttamente uso di hashish o marijuana.

Ai giovani, anche attraverso i social media, passa il messaggio per cui lo stile di vita dove sono presenti consumi a rischio è la normalità. Non c'è più ai loro occhi la connessione tra droga e malattia, devianza ed emarginazione. Negli anni '70 e '80 il consumo di droga era circoscritto a determinate situazioni sociali e stili di vita come atto di ribellione. Oggi tra i giovani è ormai un fenomeno di massa (Corriere della Sera, 15 dicembre 2018).

I dati allarmanti

Nel 2018, nei servizi dei centri Fict, la Federazione italiana comunità terapeutiche, è stato rilevato un aumento del 34% di minori (di 12 anni o anche meno) che hanno assunto sostanze per la prima volta: di questi il 16% ha fatto uso di eroina, il 72% di cocaina, il 42% di cannabinoidi, il 26% di allucinogeni, il 152% di alcolici (Avvenire, 3 agosto 2019).

Negli ultimi anni si è visto come i giovani dalla cannabis passino direttamente all'uso di eroina, in quanto è assente la percezione del rischio. La droga è diventata una forma di consumismo. Se anni fa il fumo era rappresentato anche nei film da attori famosi che in questo modo ne legittimavano l'uso connesso ad un'immagine vincente e seducente, oggi sono i rapper che nelle loro canzoni parlano di sostanze stupefacenti e più o meno indirettamente spingono al consumo del prodotto. La droga si trova per strada e costa poco: ci sono preparazioni low-cost tra i 2 e i 10 euro che creano il mercato di massa.

Le testimonianze dei giovani

Di seguito alcune testimonianze particolarmente interessanti di adolescenti e di come hanno iniziato a farsi le canne  (Panorama, 16 aprile 2014).

Una quattordicenne di Spoleto racconta:

“Sono una ragazza che non si è mai fatta condizionare da quelli che dicono: "Dai, fumati ’sta canna, se no non potrai mai essere della nostra compagnia!", ma alla fine ci sono cascata anche io. La prima volta nel primo anno di liceo. Il motivo vero per cui continuo a farmi le canne è la solitudine: sono figlia unica, i miei genitori lavorano tutto il giorno e sono costretta a rimanere a casa da sola per molte ore e questo mi provoca uno stato di depressione che sento di poter colmare solo in questo modo”.

Un quindicenne di Torino:

“Sai quando ti vietano una cosa e più te la vietano, più sei intenzionato a farla? Ecco questa è stata la mia prima motivazione, l'anno scorso, al dire sì a una canna. La mia famiglia non mi ha mai lasciato lo spazio per essere un adolescente normale. Una sera però ho incontrato alcuni ragazzi del quarto anno che mi hanno invitato a una serata prima in discoteca e poi in giro tutta la notte per la città. Una notte "cannabis no-limits". Alla fine, attraversando la strada, non vedendo quasi nulla, un'auto mi ha investito e sono stato portato d’urgenza in ospedale. Lì sono arrivati i miei genitori. Da quel giorno mi tengono sempre sotto controllo. Ma appena si distraggono, mi fumo una canna”.

Sedicenne di Venezia:

“La mia prima canna l'ho fumata in prima liceo con amici più grandi. Mi capita di fumarne da due a quattro al giorno. Ma possono capitare anche settimane in cui non fumo o che lo faccio semplicemente nel fine settimana. È un modo per staccare un attimo la spina, svuotarmi la testa da tutti i problemi e dalle preoccupazioni”.

Tredicenne di Torino:

“Sono del Sud, vivo a Torino da quattro anni. Non mi sono ancora ambientato e tendo a stare in disparte dai miei compagni, specie da quelli che mi deridono. A ogni fenomeno di bullismo si è associata la sofferenza per la perdita di mio padre. Mi devo difendere da solo da quelli che hanno deciso di prendersi gioco di me. Poi ho trovato la soluzione ai miei problemi: nei giardinetti davanti alla scuola ho visto un ragazzo che tutti salutavano come una star. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto: "Ma qual è il tuo segreto per essere felice?", e lui mi ha risposto: "Il trucco sta in questa cartina, metti la roba, la arrotoli, e poi lecchi per attaccare le estremità... ed è fatta!". Da quel momento ho avuto la svolta della mia vita...”.

Da queste testimonianze emerge come l'uso di droga nei giovanissimi è un chiaro segnale di disagio che può essere riconducibile a forme depressive, senso di solitudine e di vuoto, noia. Pare quindi che i giovani non manifestino una forma di ribellione, ma piuttosto tanta voglia di fuga.

L'incapacità di affrontare le difficoltà

Gli adolescenti di oggi non hanno le competenze e le risorse psicologiche per affrontare situazioni difficili e frustranti. Cercano la soluzione immediata, la via di fuga dai problemi, qualcosa che colma il vuoto che sentono. E la soluzione più facile e a portata di mano è la droga.

C'è da aggiungere anche una considerazione importante: la cannabis non è innocua come invece quasi tutti gli adolescenti credono. Alcuni ricercatori (Orr, C. et al, The Journal of Neuroscience, 6 marzo 2019), attraverso le scansioni di risonanza magnetica di alcuni soggetti di 14 anni che avevano consumato cannabis solo una volta o due, hanno evidenziato alterazioni nel volume di alcune aree cerebrali, come l'amigdala, coinvolta nelle emozioni, e nell'ippocampo, coinvolto nei processi di memoria e nelle abilità spaziali. Il risultato appare ancora più significativo se si considera che i ricercatori hanno dimostrato una correlazione tra l'alterazione della materia grigia negli utilizzatori di cannabis di basso livello e gli scarsi punteggi nei test di valutazione dell'ansia e delle capacità di ragionamento.

In conclusione, c'è davvero da allarmarsi. Un'indagine del Moige (Corriere della Sera, 18 ottobre 2019) sulle trasgressioni degli adolescenti inchioda il mondo degli adulti. Alcol, fumo e droga sono alla loro portata. Si tratta di un mercato troppo libero? Indubbiamente nella realtà, per gli adolescenti non è un problema procurarsi queste sostanze. La facilità di acquisto è un grande fattore di rischio.

La droga è sempre stata una grave piaga per la società, ma il dilagare del suo consumo dipende proprio dal cambiamento avvenuto nel modo di comunicare tra i giovani. Questi ragazzi vivono in una condizione di sospensione sociale, in un contesto familiare e scolastico di cui si sentono poco partecipi se non addirittura estranei ed in assenza sia di un progetto di vita a lungo termine sia della previsione di realizzazioni future.

I giovani devono imparare altre modalità per far fronte alle difficoltà e ai problemi. D'altra parte perché un adolescente dovrebbe evitare una sostanza per i suoi effetti pericolosi, quando essa risponde ad altre esigenze psicologiche e dà gli stessi effetti?

Cosa possiamo fare

La strategia vincente è, per la marijuana ma anche per altre sostanze psicoattive, quella di avere la possibilità di realizzare le medesime funzioni con altri comportamenti. In tal senso, sia a scuola che nella comunità sociale ci dovrebbero essere spazi di realizzazione personale per misurarsi con compiti sia ludici che impegnativi (Bonino, 2005).

Lo psicologo, in qualità di promotore di benessere, potrebbe diventare una figura stabile nelle scuole così da essere un punto di riferimento per studenti, genitori ed insegnanti.

Riguardo ai genitori, è fondamentale essere presenti, stare all'erta e notare anche il minimo segnale di disagio (Panorama, 11 aprile 2018). È necessario essere autorevoli, senza cadere nella tentazione di essere troppo “amici” dei figli.

Gli adolescenti tendono ad omologarsi agli altri sia per insicurezza sia per essere accettati dal gruppo e quindi per sentirsi meno soli. Tocca agli adulti offrire ai giovani un ambiente protettivo e ricco di stimoli, così da favorire il ricorso a comportamenti che permettano di raggiungere gli stessi obiettivi positivi per lo sviluppo senza rischi per la salute.