Capacità di adattamento o sopportazione? Come evitare che l'abitudine renda sopportabili le cose spaventose

Capacità di adattamento o sopportazione? Come evitare che l'abitudine renda sopportabili le cose spaventose

“Un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo” – Lao Tzu

Un cambiamento, sia positivo che negativo, è un processo costituito da tante piccole e a volte impercettibili trasformazioni. Una relazione di coppia non finisce mai dall’oggi al domani, un adolescente non manifesta un disagio da un giorno all’altro e un traguardo si raggiunge compiendo un passo per volta. Pertanto, riuscire a rendersi conto in tempo di quelli che a volte tendiamo a valutare come segnali irrilevanti, ci offre il vantaggio di poter agire in anticipo, ricercando delle soluzioni adattive.

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti” – Darwin

È il confine tra la capacità di adattamento e la tendenza alla sopportazione che molte volte ci confonde. Chi si adatta ad una situazione, non si adagia passivamente, ma agisce e opera sull’ambiente, è flessibile, valuta e decide che cosa è conveniente modificare per sopravvivere. Chi sopporta e resiste invece è passivo, subisce la condizione che comporta addirittura degli svantaggi e non fa nulla per cambiarla, sperando che qualcosa o qualcuno possa mutarla al posto suo.

“L’asino di Buridano morì tra due fasci di fieno” – Proverbio

Prendere una decisione implica l’abbandono di una vecchia condizione considerata apparentemente sicura per sceglierne delle altre, contemplando il rischio di ciò che è sconosciuto. La paura dell’ignoto può bloccare la spinta a scegliere, nell’illusione che di rimanere in quella zona di comfort che tanto confortevole non è e che invece conduce alla resa definitiva. Ostinarsi a rimanere immobili di fronte ad un leone conduce a morte certa, piuttosto è meglio attaccare o fuggire ed avere almeno una possibilità di salvarsi.

“L’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose” – Esopo

Proprio come per la rana l’assuefazione all’aumento progressivo di calore l’ha portata a finire bollita, così gli individui rischiano di abituarsi anche alle situazioni peggiori, lasciando passare in sordina quelle avvisaglie che, appena si manifestano appaiono come roba di poco conto e che successivamente si cristallizzano, diventando una consuetudine che risulterà poi ancora più difficile da scardinare.

Per evitare di finire lessi, è utile quindi cominciare a tener presente alcuni pratici consigli:

- Tenere un diario e ogni sera, prima di andare a letto, concedersi 5 minuti per fare un bilancio della giornata ponendosi la domanda: “è successo qualcosa che mi ha fatto stare male?”

- Se ogni mese la stessa cosa si è manifestata più volte, allora è necessario cominciare a drizzare le antenne e monitorare la situazione.

- Cosa fare per migliorare o cambiare gli eventi? Provare a frammentare il problema in più pezzi affrontando poi un pezzetto alla volta.

- Non aspettare, ma agire! Piuttosto che sperare che qualcuno spenga il fuoco sotto la pentola, prendere in mano il timone e trovate il modo di fare qualcosa per salvarsi.