Celiachia: diagnosi, cause e cure  

Come scoprire se siamo celiaci e cosa è bene fare dopo la diagnosi medica per convivere serenamente con questo disturbo alimentare, cronico e autoimmune, da non sottovalutare.

Celiachia: diagnosi, cause e cure   

Un tempo erano disturbi quasi immaginari quelli che accusavano i soggetti oggi definiti celiaci. Con l’avanzare della ricerca scientifica si è fatta luce su cause, diagnosi e cure della celiachia, disturbo alimentare cronico e autoimmune che si sviluppa all’assunzione di glutine e scatena, solo in chi è geneticamente predisposto, una reazione immunitaria. Abbiamo parlato di questa problematica con Alessia Manteca, biologa nutrizionista, per capire come orientarsi nel mare magnum di informazioni e falsi miti sul glutine.

Cos'è la celiachia

La celiachia è un’infiammazione cronica dell'intestino tenue, scatenata dall’assunzione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Quest’ultimi hanno sintomi molto variabili, che vanno dalla diarrea al marcato dimagrimento, passando da sintomi extraintestinali.
La celiachia non è indotta dal contatto epidermico con il glutine, ma solo dalla sua ingestione e se non trattata può portare a malesseri sempre più invalidanti o a complicanze anche drammatiche, come il linfoma intestinale.
Si tratta di una patologia con una componente genetica (i figli di celiaci hanno più probabilità di esserlo anche loro) e solo le persone geneticamente predisposte possono diventare celiache. Se quindi in famiglia si hanno casi di celiachia è consigliabile non sottovalutare eventuali campanelli d'allarme.

Sintomi

Scoprire di essere celiaco non è immediato, tanto che per ottenere una diagnosi esatta si impiegano circa 6 anni, stando alle stime dell’AIC, associazione italiana di celiachia.
Le manifestazioni cliniche possono essere molto diverse. I sintomi intestinali sono comuni in bambini diagnosticati nei primi due anni di vita; i più frequenti sono arresto di crescita, diarrea cronica, vomito, distensione addominale, debolezza muscolare, anoressia e irritabilità. ”Tuttavia, con l’aumento dell’età in cui si manifesta la malattia, e con l’ampio uso di test sierologici di screening, sono stati sempre più frequentemente riconosciuti sintomi di esordio extraintestinali, che possono coinvolgere quasi tutti gli organi, anche in assenza di sintomatologia intestinale: osteoporosi, infertilità, aborti ripetuti, bassa statura, anemia sideropenica, ipoplasia dello smalto dentario, diabete mellito, tiroidite autoimmune, alopecia, epilessia con calcificazioni cerebrali e il temutissimo linfoma intestinale”, spiegano dall’AIC.
La celiachia è una sorta di iceberg, di cui solamente una piccola parte emerge in superficie.
La prevalenza sulla popolazione italiana è dell’1% circa, ma si calcola, che 5 celiaci su 6 rimangano non riconosciuti, tanto che il numero teorico complessivo sarebbe pari a 600mila persone, dei quali circa 400mila ad oggi non è ancora consapevole di essere celiaco.

 Diagnosi

“Le linee guida dell’AIC sono chiare: la celiachia può essere identificata con assoluta sicurezza attraverso un’analisi del sangue che valuta il dosaggio sierologico degli anticorpi anti trans-glutaminasi (anti tT-G) e anti endomisio (EMA) di classe IgA. In alcuni casi il medico disporrà poi di una biopsia della mucosa duodenale. Quest’ultima va eseguita necessariamente dopo dieta a base di glutine e non di privazione dello stesso”, spiega Alessia Manteca, biologa nutrizionista e consulente di Federfarma.
Tutti i test di intolleranza eseguiti in farmacie, parafarmacie, centri estetici, centri benessere prescritte o consigliate da personale non medico non hanno nessun valore scientifico e pertanto con costituiscono diagnosi”, sottolinea la nutrizionista.

Addio al glutine: unica cura

La dieta senza glutine è l’unica terapia in caso di celiachia e va seguita per tutta la vita, evitando ogni tipo di strappo alla regola. Il glutine è una sostanza proteica contenuta in molti alimenti, tra i quali il frumento e alcuni cereali (orzo, malto, segale, farro e avena). Nelle persone intolleranti, l'ingestione di alimenti che contengono questa proteina innesca stati di malessere. “Il glutine determina un processo infiammatorio che porta a lesioni della mucosa del piccolo intestino (intestino tenue), determinando una reazione infiammatoria a livello dei villi che vengono distrutti, con conseguente malassorbimento di macro e micro nutrienti. L’ infiammazione è notevole ed è incentrata sul ruolo dei linfociti T, i quali a livello delle mucose intestinali producono una serie di citochine infiammatorie e distruzione dei tessuti”, commenta Manteca.

Senza glutine in etichetta

Le persone celiache possono riconoscere i cibi senza glutine dal simbolo della Spiga Barrata, che garantisce un’immediata riconoscibilità di prodotti confezionati sicuri. Il logo simboleggia che quei prodotti rispettano il limite normativo del contenuto di glutine (non superiore ai 20 ppm), soddisfacendo rigorosi requisiti di produzione, gestione e controllo previsti dal Disciplinare tecnico di concessione del Marchio, registrato dall’Aic a fine anni ’90 e che da allora ne ha gestito le attività di verifica e di concessione, perseguendo nel tempo l’obiettivo del sostegno alla dieta senza glutine, unica terapia per le persone celiache, facilitando la reperibilità di prodotti idonei sul mercato italiano ed Europeo.

 Senza glutine anche per i non celiaci?

È sbagliato mangiare senza glutine per chi non ho nessun problema con questa sostanza.
Ultimamente mangiare senza glutine è diventata una moda, più che altro un vano tentativo per dimagrire oppure eliminare gonfiori intestinali. Non basta comprare prodotti con la spiga barrata per sentirsi più sani e più belli. L’eliminazione del glutine è indicata, oltre che nella celiachia in alcuni protocolli volti a lenire disturbi intestinali oppure patologie auto-immuni. In tutti gli altri casi non ha senso. Spesso e volentieri si prende peso piuttosto di perderlo perché gli alimenti industriali senza glutine sono pieni di grassi saturi compromettendo anche la salute del fegato e del pancreas. Affidatevi sempre a professionisti del settore che abbiano le competenze di analizzare scupolosamente il vostro caso dopo un’attenta e rigorosa anamnesi”.
Chi non soffre di celiachia non ha benefici dall'esclusione del glutine. Anzi, adottare autonomamente la dieta senza glutine rende di fatto impossibile la diagnosi corretta di celiachia, qualora il paziente non sapesse ancora di esserne affetto, esponendosi così, in futuro, alle complicanze, anche gravi.