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Il doomscrollig: quando la dipendenza psicologica dalle cattive notizie online diventa patologica

Ben lungi dall’apparente masochismo delle sue condotte, la motivazione inconscia del doomscoller potrebbe essere quella di monitorare costantemente il pericolo per rassicurarsi di non esserne colpito in prima persona

Ragazza che legge notizie al computer
Ragazza al pc. Foto shutterstock.com

Si chiama doomscrolling e la sua crescente diffusione è una delle conseguenze psicologiche collettive della pandemia da Covid19. Il neologismo inglese, composto dalle parole doom (sciagura) e scrolling (scorrendo), indica la ricerca compulsiva di cattive notizie online. Già osservato a partire dal 2018 in soggetti ansiosi, depressi e/o tecno-dipendenti, con l’arrivo del coronavirus il doomscrolling si sta diffondendo più che mai tra gli utilizzatori di smartphone, tablet e pc.

Ovunque e in ogni istante, milioni di persone controllano di continuo i dati sui contagi sui propri dispositivi, indugiando sugli articoli più allarmanti e drammatici e diventando spesso veicoli inconsapevoli della diffusione di fake news sensazionalistiche e fuorvianti riguardo la situazione pandemica (e non solo). 

Una nuova dipendenza tecnologica

Il doomscrolling può essere descritto come l’impulso insopprimibile e intermittente a ricercare sui media ogni giorno e più volte al giorno informazioni negative e angosciose, e sembra funzionare come una dipendenza comportamentale al pari del gioco d’azzardo, della dipendenza da Internet e altre dipendenze patologiche.

Setacciare compulsivamente e ossessivamente cattive notizie dai media può condizionare l’umore e la capacità di concentrazione in modo significativo, influire sulla qualità del sonno, sullo stile alimentare e può incidere negativamente sulle relazioni, aumentando l’aggressività e/o il ritiro sociale.

Le cause del doomscolling

Alla base del doomscrolling ci sarebbe la necessità di conseguire una sorta d’illusione di controllo sulla realtà, una realtà percepita come più insicura e minacciosa a causa del Covid. Ben lungi dall’apparente masochismo delle sue condotte, la motivazione inconscia del doomscoller potrebbe essere quella di monitorare costantemente il pericolo per rassicurarsi di non esserne colpito in prima persona. Naturalmente, questa strategia psicologica di controllo illusorio è tutt’altro che sensata e, se reiterata a lungo e con eccessiva frequenza può sortire effetti gravemente disfunzionali come, ad esempio, ansia, depressione, manie e spunti ipocondriaci.

L’irruzione traumatica del Covid sulla scena mondiale, la confusione legata alle misure di contenimento dei contagi, l’infinita conta dei morti, la discussa campagna vaccinale e il caos delle politiche anti-pandemia hanno determinato sin da subito un’alluvione inarrestabile di notizie, un fenomeno mediatico che favorisce il doomscrolling.

Il disagio psicologico ed esistenziale

La bulimia di notizie spaventose e la brama di dettagli e di statistiche su sciagure di ogni sorta segnalano probabilmente un disagio psicologico ed esistenziale. Sono campanelli d’allarme che è meglio non sottovalutare, soprattutto in presenza di oggettivi fattori ambientali di rischio, come la pluriennale emergenza sanitaria che ci ha colpiti all’improvviso. Se poi, il doomscrolling s’innesta in un quadro di funzionamento già segnato da tratti ansioso-depressivi, l’utilizzo incontrollato dei media può indicare una crisi in corso e suggerire l’urgenza di un supporto professionale.

Combattere il doomscrolling

Per definizione, una dipendenza si riconosce dall’impossibilità d’interrompere le condotte che la mantengono. Dunque, un primo esercizio per combattere il doomscrolling consiste nell’interruzione volontaria della consultazione abituale di siti e social d’informazione sensazionalisticae osservare se questa decisione genera irrequietezza o malessere. Nel caso emergano sensazioni negative e/o ci si sorprenda col telefono in mano in cerca dei link del giorno drammatici, è importante iniziare a riflettere sulla possibilità di disintossicarsi dal doomscrolling. 

Potrebbe essere utile limitare la ricerca di bad news a orari specifici nell’arco di una giornata e investire il tempo così risparmiato per fare o imparare ogni giorno qualcosa di utile, o per utilizzare le risorse di internet come intrattenimento, invece che per intristirsi o allarmarsi oltremodo. 

Infine, interrogarsi sull’eventualità di aver sviluppato una problematica di doomscrolling può stimolare a riflettere sulla qualità del proprio attuale stile di vita e a individuare aree di miglioramento su cui concentrare l’attenzione.

Infatti, se il doomscrolling, come ogni dipendenza, si configura come un tentativo disfunzionale di compensazione di mancanze (reali o percepite) in ambito affettivo, familiare, professionale, riuscire a limitare o annullare questa dannosa abitudine significherà, probabilmente, guadagnare una migliore condizione psicologica e relazionale.