FaceApp mania: l’opinione della medicina estetica

È, nonostante i dubbi sulla privacy, la moda del momento, invecchiare o ringiovanire con un’app, con medici e chirurghi estetici che invitano alla prudenza

di Stefania Elena Carnemolla

Un’applicazione mobile, FaceApp®, per dispositivi iOs e Android, sviluppata nel 2014 dalla società russa Wireless Lab, che l’ha lanciata nel 2017, e che utilizza un algoritmo e l’intelligenza artificiale per trasformare il volto: è la moda dell’estate, in particolare fra i vip che, spinti da curiosità o voglia di divertimento, hanno inondato i social mostrandosi vecchi, decrepiti e rugosi. 

L’app, che per le sue trasformazioni impiega le reti neurali, può, infatti, modificare un viso facendolo sorridere o, ancora, invecchiandolo, ringiovanendolo, cambiandone lo stile e il sesso. Alla base del processo ci sono dei filtri che utilizzano l’intelligenza artificiale per analizzare l’immagine cui segue l’output, l’immagine, cioè, modificata secondo le impostazioni decise dall’utente. 

Un’app che fa paura 

Dietro l’app c’è il russo Yaroslav Goncharov, studi di Informatica a San Pietroburgo, un passato come responsabile tecnico a Microsoft e come capo del dipartimento piattaforme mobili di Yandex, il Google russo. L’idea di FaceApp®, che utilizza la tecnologia di riconoscimento facciale per modificare i volti, gli è venuta mentre lavorava alla Microsoft.

Nel frattempo negli Stati Uniti, dopo essere stata scaricata da milioni di utenti, a Washington - dov’è ancora vivo l’incubo hacker russi, vedi ultime presidenziali - s’è scatenato il panico tanto da spingere il senatore democratico Charles E. Schumer a scrivere a Christopher Asher Wray, direttore dell’ FBI, nonché a Joseph Simons, chairman della Federal Trade Commission, spingendo per un’indagine sui rischi dell’app per la sicurezza nazionale, pensando a uno scenario con i dati dei cittadini statunitensi forniti a un potere straniero ostile e particolarmente impegnato, questa l’accusa, in cyber attacchi contro gli Stati Uniti.

Contestualmente la Democratic National Committee, principale organizzazione di governo dei democratici statunitensi, ha allertato i propri candidati per le presidenziali del 2020, mettendoli in guardia contro l’app, indicandone la provenienza russa ed esortandoli a cancellarla, loro o lo staff, qualora già scaricata sui relativi dispositivi. Continuano, infatti, a crescere, nonostante le smentite della società russa, dubbi sui termini e le condizioni di utilizzo, nonché sulla privacy policy. Il timore, in particolare di politici, analisti ed esperti di sicurezza informatica, è che i dati dei cittadini-utenti possano cadere in mani sbagliate. 

Un clima che Joseph Jerome, consulente politico presso il Center for Democracy & Technology di Washington, ha descritto come una “tempesta perfetta” scatenata da fattori concomitanti come la sfiducia generale nei confronti di società di tecnologia russe e cinesi considerate fonte di turbolenza politica; le maggiori preoccupazioni sull’uso dei dati facciali; infine, le crescenti preoccupazioni per la mancanza di protezione della privacy on line. Anche se ha dovuto ammettere come molte persone, attratte da app che promettono risultati accattivanti, non leggeranno mai, ancor prima di usarle, una “noiosa politica sulla privacy”.

Il parere della medicina estetica

Cosa ne pensa, invece, la medicina estetica? Sull’argomento è, ad esempio, intervenuta la Società Scientifica Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà che ha spiegato come l’approccio dell’app sia un semplice approccio scientifico molto simile a quello adottato dalla medicina estetica nelle valutazioni per prevenire l’invecchiamento rispettando volumi e proporzioni per risultati armoniosi e soprattutto reali.

Nell’invecchiare, ad esempio, un volto, l’algoritmo gioca, infatti, sulle modificazioni classiche: “Con il tempo” spiega “alcuni compartimenti adiposi si atrofizzano, come ad esempio gli zigomi, altri ne incrementano o perdono di volume come le labbra; cambia la skin quality incrementando le rugosità e modificando il colore e la texture; modifica la punta nasale ingrandendola oppure se già cadente accentuandola ancora di più; le palpebre superiori si appesantiscono mentre le inferiori sono spesso oggetto di lassità cutanea così come gli angoli mandibolari che perdono la loro caratteristica tipica dell’età giovanile”.

È pur sempre un algoritmo e l’immagine di output non sarà sempre reale, un errore in cui cadono, al contrario, molti utenti: “I filtri che usano l’intelligenza artificiale per analizzare l’immagine e apportare delle modifiche al viso” spiega, infatti, il professore Alberto Massirone, pioniere di medicina estetica, nonché presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà, “non rispecchieranno sicuramente il vero sorriso e nemmeno l’evoluzione dell’invecchiamento come quello proposto da FaceApp®, ma il risultato sembra realistico perché prende in considerazione le stesse aree anatomiche che anche noi medici valutiamo per rispondere alle esigenze dei nostri pazienti. Vedersi più giovani o più vecchi può essere divertente ma bisogna sempre tenere a mente che non è un’immagine reale e corretta ma frutto di una distorsione e accentuazione dei nostri dismorfismi. Intervenire per migliorarsi si può ma con le giuste metriche valutando e ponderando le richieste e i desiderata dei pazienti”.

Un’analisi condivisa dal dottor Marco Papagni, medico estetico e membro del Centro Complicanze Medicina Estetica- Centro Clinico Agorà, secondo cui l’app può aiutare, ad esempio, a spiegare ai pazienti alcuni concetti alla base dei meccanismi dell’invecchiamento, compito che diventa critico allorquando, in generale, le immagini di output vengono considerate reali, da qui l’importanza della figura del medico estetico come fattore di equilibrio: “L’utilizzo di una tecnologia di questo tipo può essere oltre che divertente anche utile se usata in maniera corretta per spiegare al paziente alcuni concetti cardine della morfodinamica dell’invecchiamento del viso che guidano noi professionisti nella pianificazione di un trattamento” così il dottor Papagni. “Il fattore critico” continua “può manifestarsi quando i pazienti interpretano l’elaborazione dell’algoritmo come qualcosa di reale e raggiungibile e si presentano presso i nostri studi portando quel risultato come l’obiettivo da raggiungere; questa forzatura può spingere oltre i limiti di sicurezza, di armonia e naturalezza del risultato”.

“Anche in questo caso” conclude “compito del vero professionista è di mantenere sempre il controllo della situazione e non perdere mai di vista la giusta direzione, l’etica e quindi la sicurezza del paziente. Oltre al fatto che le procedure estreme non sono spesso compatibili con un risultato naturale esponendo ad un incremento dei rischi di possibili complicanze; purtroppo questa è la tendenza in vera crescita: correzioni e procedure esagerate che, oltre a dare origine a risultati ‘discutibili’ espongono i pazienti a rischi ingiustificati”.

Abbiamo parlato di:

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