Fegato in salute: le uova e il te verde fanno male? Falsi miti e i sintomi delle più insidiose malattie

È stato paragonato a una vera e propria industria chimica, ma se s’ammala, l’intero ingranaggio va in tilt e ora anche il Covid-19 ci ha messo lo zampino

“Contro il logorio della vita moderna” recitava una famosa pubblicità, invitando a bere un liquore dal gusto amaro e dolce fatto con foglie di carciofo. Il carciofo è, infatti, uno dei cibi amici del fegato grazie alla cinarina, un polifenolo, presente nelle sue foglie, che protegge le cellule, stimola la produzione di un liquido verdastro e giallognolo, la bile, favorisce lo svuotamento della cistifellea, dove si deposita la bile prima di riversarse nell’intestino tenue durante la digestione. Alleati del fegato sono anche il cardo mariano e quello selvatico, la catalogna, il cavolo, la cicoria, il tarassaco, il rabarbaro, il sambuco, il tamardindo, il timo, la genziana, la verbena, l’agave, nonché la barbabietola, il pomodoro, il mandarino, l’uva, il pompelmo, i ceci, l’avena, il corbezzolo, il pesce azzurro.

FABBRICA CHIMICA

Proteggere il fegato è fondamentale. C’è chi l’ha definito la fabbrica chimica dell’organismo: il fegato sintetizza, infatti, la bile, importante perché scompone i grassi, le proteine basilari per la coagulazione del sangue, il colesterolo; immagazzina le vitamine, nonché gli zuccheri, rilasciandoli in caso di fabbisogno energetico; degrada farmaci, veleni e altre sostenze dannose per l’organismo; distrugge, esaurito il loro compito, sostanze come l’ammoniaca e l’emoglobina; garantisce l’equilibrio ormonale; bilancia i liquidi corporei; aiuta la costruzione del sistema immunitario; smaltisce i globuli rossi vecchi o danneggiati.

Anche il fegato, così come altro organo, può, tuttavia, ammalarsi. Le cause possono essere epatiti, cirrosi, steatosi epatica, tumori, malattie autoimmuni.

Fegato © Pixabay

EPATITI

Molto frequenti sono le epatiti, che infiammano il fegato, distruggendo le cellule epatiche. Le epatiti si distinguono, a loro volta, in virali e non-virali. Epativi virali sono l’epatite A, B, C, D o Delta, E, causate da virus epatici maggiori, rispettivamente HAV, HBV, HCV, HDV, HEV. Esistono, quindi, virus epatici minori come citomegalovirus, virus di Epstein-Barr, virus Coxsackie ed herpes virus, toxoplasma.

L’epatite virale è stata definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità una minaccia per la salute globale, ciò che nel 2010 ha portato all’istituzione del World Hepatitis Day, che si celebra ogni anno il 28 luglio, data scelta in onore del giorno della nascita – 28 luglio 1925 – di Baruch S. Blumberg, insignito nel 1976 del premio Nobel per la Medicina per aver scoperto nel 1967 il virus dell’epatite B e aver sviluppato il primo vaccino. Nel 2016 gli Stati membri della Organizzazione Mondiale della Sanità hanno, quindi, adottato la Global Health Sector Strategy sull’epatite virale, fissando come obiettivo l’eliminazione, entro il 2030, della malattia. Tra i target la diagnosi del 90% di casi; il trattamento dell’80% della popolazione con epatite; la riduzione del 65% della mortalità.

Il virus dell’epatite A si trasmette per via oro-fecale, contatto con persone infette, ingestione di liquidi o cibi contaminati. Facilitano la sua diffusione condizioni di sovraffollamento o cattiva igiene personale. Il virus può infettare sangue e saliva. Il virus dell’epatite B può essere trasmesso attraverso rapporti sessuali non protetti, trasfusioni di sangue o emoderivati, tagli, aghi, strumenti infetti, come quelli utilizzati per il piercing, tatuaggi, manicure, pedicure.Il virus può essere trasmesso anche per contaminazione di lesioni della cute o mucose venute a contatto con sangue infetto presente su spazzolini, forbici, pettini, rasoi, spazzole per capelli. Il virus può essere trasmesso anche durante il parto dalla madre al nascituro. Il virus dell’epatite C può essere trasmesso con trasfusione di sangue o emoderivati, aghi, siringhe, spazzolini da denti, rasoi, forbici, tagliaunghie, strumenti chirurgici o per piercing e tatuaggi, trapianto di organi, rapporti sessuali a rischio. Il virus che causa epatite D è, invece, un virus satellite. I virus satelliti, chiamati anche subvirioni, sono virus che per replicarsi necessitano di altri virus, nel caso del virus HDV di quello dell’epatite B: “L’infezione” spiega, ad esempio, il Centro Diagnostico Italiano “può verificarsi secondo due modalità: infezione simultanea da virus B e D, in questo caso si verifica un’epatite clinicamente simile all’epatite B; sovrainfezione di virus D in un portatore cronico di HBV, si verifica allora una nuova epatite acuta a volte fatale”. Infine, l’epatite E, il cui agente infettivo può essere trasmesso per via oro-fecale o acqua contaminata da feci.

Le epatiti non virali, spiega la clinica Humanitas, possono, invece, essere causate da farmaci, sostanze chimiche, reazioni di autoimmunità, disordini del metabolismo.

CIRROSI EPATICA

La cirrosi è il risultato della continua cicatrizzazione del tessuto epatico, ciò che può causare malfunzionamento irreversibile del fegato. Ogni volta che viene danneggiato, il fegato tenta, infatti, di ripararsi, formando cicatrici, il cui accumulo è dannoso per il suo buon funzionamento. Cause della cirrosi, spiega la clinica Humanitas, possono essere abuso di alcol, epatite B e C, steatosi epatica non alcolica, problemi a carico dei dotti biliari, accumulo di ferro nell'organismo o di rame nel fegato, malattie epatiche autoimmuni, fibrosi cistica, schistosomiasi – parassitosi dovuta ai trematodi, vermi del genere Schisostoma -, disturbi ereditari del metabolismo degli zuccheri. Quando la causa non è “evidente” si parla, invece, di cirrosi criptogenetica.

STEATOSI EPATICA

La steatosi epatica si distingue in alcolica e non alcolica. La prima, come suggerisce il nome, è dovuta a un consumo eccessivo e prolungato di alcool. C’è, quindi, la steatosi epatica non alcolica, chiamata comunemente fegato grasso, caratterizzata da presenza eccessiva di trigliceridi e che, nelle forme più gravi, può evolvere in fibrosi epatica, con accumulo di tessuto connettivo, cirrosi epatica, carcinoma epatocellulare. La sindrome del fegato grasso è associata a obesità, sedentarietà, cattiva alimentazione, da qui i continui consigli di evitare fritture, frattaglie, burro, lardo, strutto, panna, insaccati e preferendo metodi di cottura come quella al vapore, alla griglia, con pentola a pressione, microonde.

TUMORE

Il tumore del fegato si distingue in primitivo e secondario o metastatico. Nel primo caso ha origine nel fegato, viceversa in tumori che nascono in altri organi, ad esempio nella mammella, nel colon, nel polmone, per poi diramarsi al fegato. Tra le forme tumorali più diffuse c’è il carcinoma epatocellulare, un tumore primitivo con origine negli epatociti, le cellule del fegato, e che in molti casi si manifesta dopo cirrosi o epatopatia cronica.

FEGATO E COVID-19

Il fegato non è stato risparmiato da Sars-CoV-2, il virus della pandemia da Covid-19. Già nel novembre del 2020 uno studio pubblicato sul Journal of Hepatology registrava come l’infezione avesse determinato un danno epatico nel 14-53% dei casi, in particolare nei soggetti con patologia più grave, associandosi anche ad una mortalità più elevata.

Assalto al fegato © iStock

I vaccini contro il Covid-19 sono consigliati per chi ha probelmi di fegato? La risposta è sì. Con l’arrivo di questi vaccini la Associazione Italiana per lo Studio del Fegato ha, ad esempio, redatto un documento con raccomandazioni per la vaccinazione contro l’antigene Sars-CoV-2 nei pazienti affetti da malattie epatiche, valutando caso per caso, la priorità o meno alla vaccinazione: “I pazienti con malattie croniche del fegato ma senza cirrosi non hanno un rischio aumentato di incidenza e severità di decorso clinico di malattia da Covid‐19, e pertanto la vaccinazione contro Sars‐CoV‐2 dovrebbe seguire i criteri di priorità stabiliti per la popolazione generale, tenendo conto di età e comorbidità. I pazienti affetti da steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e senza cirrosi epatica potrebbero avere un rischio più elevato di sviluppare malattia da Covid‐19 in forma severa, sebbene tale rischio potrebbe essere correlato alla presenza di obesità e/o diabete. I pazienti con malattia epatica alcolica e senza cirrosi epatica potrebbero avere un rischio più elevato di sviluppare malattia da Covid-19 in forma severa. I pazienti in lista di attesa per trapianto epatico hanno un elevato rischio di mortalità durante la fase pre-trapianto, pertanto dovrebbero essere considerati prioritari per la vaccinazione contro Sars‐CoV-2. I pazienti sottoposti a trapianto di fegato ed in terapia immunosoppressiva hanno teoricamente un rischio più elevato di infezione da Sars‐CoV-2, pertanto dovrebbero essere considerati prioritari per la vaccinazione. In considerazione del fatto che la risposta immune ad altre vaccinazioni è attenuata in pazienti con cirrosi epatica e nei trapiantati di fegato, e che è attesa una riduzione nella trasmissione dell’infezione da Sars‐CoV-2 dai soggetti vaccinati, la vaccinazione dei partner, dei conviventi e dei caregiver dovrebbe essere incoraggiata”.

FEGATO E TÈ VERDE 

Il tè verde fa bene o male al fegato? Assumere integratori a base di tè verde è lo stesso che bere una tazza di tè verde o bevande al tè verde? Una risposta è arrivata tempo fa dalla European Food Safety Authority, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, che ha concluso come le catechine, gli antiossidanti del tè verde, di cui la più abbondante è l’epigallocatechina gallato o EGCG, siano generalmente sicure ma non se assunte in dosi abbondanti, ad esempio con gli integratori alimentari. Il parere, pubblicato su EFSA Journal, nasce come risposta ad una preoccupazione di alcuni paesi nordici sulla potenziale correlazione tra danni al fegato ed il consumo di prodotti a base di tè verde. Le catechine assunte con infusi o con bevande istantanee o pronte al consumo – si parla di un’assunzione giornaliera fra i 90 e i 300 mg – sono prive di rischi, hanno concluso gli esperti EFSA, tanto che i pochi casi di danno al fegato nell’uomo sono state attribuite a “reazioni rare e imprevedibili”. 

Teiera © 1zoom.net

Se le catechine assunte con infusi e bevande non destano preoccupazione, diverso il discorso per gli integratori, che possono portare ad un consumo di catechine pari a 800 mg al giorno, con il rischio, pertanto, di provocare danni al fegato. Un rischio ancora più alto se si considera la tendenza sempre più diffusa a sostituire una dieta equilibrata con gli integratori: “Le catechine contenute negli estratti di tè verde usati negli integratori alimentari” spiega la European Food Safety Authority “possono essere più concentrate o avere composizione e modello di consumo diversi rispetto alle catechine contenute negli infusi di tè verde. Ad esempio gli infusi tendono a essere consumati insieme agli alimenti e nell’arco del giorno, mentre gli integratori, in particolare quelli dimagranti, tendono per lo più a essere assunti a digiuno e in unica dose giornaliera”. A maggior tutela del consumatore la European Food Safety Authority ha, pertanto, proposto di adottare un’etichettatura “più chiara” dei prodotti a base di tè verde, in particolare degli integratori alimentari, con l’indicazione del contenuto di catechine e possibili rischi per la salute.

FEGATO E CAFFÈ 

Il caffè causa cirrosi epatica? Un falso mito, ancora in auge, complice la demonizzazione della bevanda da parte della Organizzazione Mondiale della Sanità che nel 1991, cosa smentita nel tempo, inserì il caffè tra le sostanze cancerogene. Al contrario, spiega ISSalute, il caffè, bevuto con moderazione, “risulterebbe essere un ottimo protettore contro la cirrosi epatica” oltre a essere una buona fonte di antiossidanti. ISSalute raccomanda, tuttavia, di non cadere nel tranello, pensando che il rischio di danno al fegato possa essere ridotto grazie a qualche tazzina: “Per mantenere il nostro fegato in salute” spiega “è molto importante ridurre il consumo di alcool, del fumo di sigarette e seguire una dieta equilibrata e varia insieme a regolare esercizio fisico. Inoltre, i tumori primari del fegato sono ampiamente evitabili sia con il vaccino contro il virus dell’epatite B, che eradicando il virus dell’epatite C. Infine, è fondamentale assumere farmaci solo dopo aver consultato il proprio medico e, in ogni caso, non abusarne mai”.

Caffè espresso © 1zoom.net

FEGATO E UOVA

È davvero così, le uova sono una minaccia per il fegato? “Assolutamente no” spiega l’Ospedale Niguarda di Milano. “Si tratta di una falsa credenza che nasce da un’evidenza male interpretata, legata alla proprietà che il tuorlo d’uovo ha di far contrarre la cistifellea. Questo effetto in persone affette da calcoli può favorire l’insorgenza di una colica, ma è solo in questi casi che le uova andrebbero evitate o almeno consumate senza tuorlo. Per gli altri via libera al consumo, non dimentichiamoci che le proteine contenute nelle uova sono quelle a più alto valore biologico”.

Uova © iStock

DECALOGO PER UN FEGATO SANO

Per un fegato in salute importante sono i comportamenti nella vita quotidiana, come spiega un decalogo della Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, osservando, ad esempio, le giuste abitudini, seguendo un’alimentazione corretta, moderando il consumo di alcolici, facendo attività fisica, prestando attenzione ai farmaci, non assumendo droghe, evitando pratiche pericolose per piercing e tatuaggi, rifiutando rapporti sessuali a rischio e non protetti, vaccinandosi contro l’epatite, eseguendo esami periodici del sangue.

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Global Health Sector Strategy on Viral Hepatitis Documento

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COVID-19 and the liver Artichttps://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7295524/olo

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