La frutta va mangiata lontano dai pasti? Lo zucchero di canna è migliore di quello bianco?

Perché, in generale, è meglio consumare la frutta a fine pasto? L’ananas fa dimagrire? La banana è ricchissima di potassio? Il mito dello zucchero di canna

Tra i falsi miti sull’alimentazione particolarmente diffusi sono quelli sulla frutta. Molti, ad esempio, pensano che vada mangiata lontano dai pasti per poter perdere peso o per non avvertire un senso di gonfiore e sazietà. In realtà la pesantezza della frutta colpisce, in particolare, chi soffre di colite ulcerosa, meteorismo e sindrome dell’intestino irritabile, questo perché, spiega ISSalute, componenti della frutta come fibre e oligosaccaridi possono rallentare il transito del cibo nel tratto gastrointestinale, dando luogo a processi di fermentazione e creando “un accumulo di gas nell’intestino con conseguente sensazione di gonfiore”.

Mangiare, invece, la frutta alla fine di un pasto che benefici ha? Rispetto a quando la si mangia a digiuno, spiega ISSalute, gli zuccheri vengono rilasciati più lentamente nel sangue. Questo significa che mangiare la frutta a stomaco pieno impedisce che i livelli di zucchero nel sangue s’innalzino rapidamente, viceversa il rischio è quello di indurre una “rapida risposta ormonale” dell’insulina e del glucagone, causando “un rapido ritorno del senso di fame”. Grazie alla sua acidità e ad alcune vitamine, tipo la C, mangiare frutta a fine pasto può anche aiutare ad assorbire il ferro delle verdure e degli alimenti di origine vegetale, mentre grazie ai suoi antiossidanti accompagnerà “il cibo nella digestione proteggendolo dai danni ossidativi”. Il suo sapore acidulo, infine, darà all’organismo “il segnale di fine pasto”. I benefici della frutta nella dieta sono ormai riconosciuti, con i nutrizionisti che consigliano di mangiarne tre porzioni al giorno. “Se poi” spiega ISSalute “la mangiate alla fine dei pasti e non riscontrate alcun fastidio, non vi causerà nessun danno; di certo non vi farà ingrassare (a meno che non si esageri nelle quantità), potreste, invece, averne qualche beneficio in più”.

IL MITO DELL’ANANAS CHE BRUCIA I GRASSI

Gli amanti della frutta tropicale perdono un mito: l’ananas. Frutto consumato pensando, in particolare, alla sua ipotetica azione bruciagrassi. A trarre in inganno, spiega ISSalute, è la bromelina, una sostanza capace di rompere le molecole proteiche degli alimenti, ma non di agire sui grassi. Un dettaglio da tenere a mente quando si comprano gli integratori all’ananas. Nell’ananas, spiega ISSAlute, il contenuto di bromelina è molto più alto nel gambo che nella polpa, ecco spiegato perchè gli integratori sono un “concentrato di enzima estratto dal gambo fresco”. Questi integratori, pertanto, non fanno dimagrire. L’ananas, in buona sostanza, può solo favorire la digestione, mentre, essendo ricco d’acqua, può trasformarsi in un “ottimo drenante”.

BANANA E POTASSIO

Molto amata da chi pratica sport è la banana perché considerata il frutto più ricco di potassio, un minerale, ricorda ISSalute, importante per il buon funzionamento dell’organismo, per la regolazione del ritmo cardiaco e per la contrazione muscolare, mentre una sua carenza può causare debolezza muscolare, tachicardia, aritmia, sonnolenza e stati confusionali, viceversa, un suo eccesso, astenia, crampi muscolari, ipotensione, bradicardia. Quanto potassio contiene, in realtà, la banana? 350 mg ogni 100 g di prodotto edibile, in questo, spiega ISSalute, superata dall’avocado (450mg/100g), dal kiwi (400mg/100g), dal ribes (370mg/100g). Persino la frutta secca contiene più potassio della banana, come i pistacchi (972mg/100g), le mandorle (780 mg/100g), le arachidi (680 mg/100g), le nocciole (466 mg/100g) o ancora le patate (570 mg/100g), gli spinaci (530mg/100g), i finocchi (394 mg/100g), i fagioli (1445 mg/100g), le lenticchie (980 mg/100g) e i ceci (881 mg/100g).

ZUCCHERO DA TAVOLA E FALSI MITI

Dalla dolcezza della banana alla dolcezza dello zucchero da tavola, un alimento, anche questo, con i suoi bei falsi miti, come quello che vuole lo zucchero di canna più pregiato di quello bianco, ricavato dalla barbabietola. In realtà la molecola è sostanzialmente la stessa: lo zucchero bianco contiene solo saccarosio, mentre quello di canna, fra l’1 e il 5%, anche residui di melassa, sostanza che gli conferisce un aroma leggermente diverso: “I residui della barbabietola” spiega ISSalute “non sono molto gradevoli e per questo il saccarosio derivante da essa viene completamente purificato. Quelli presenti nella canna da zucchero, invece, sono apprezzabili al palato. Nella melassa sono presenti alcuni minerali e vitamine, poiché la quantità di zucchero da assumere giornalmente è molto bassa, non è possibile attribuire a queste sostanze dei benefici per l’organismo. Il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero per diventare bianco non danneggia il prodotto, estraendo solo il saccarosio dalle impurità presenti nella melassa”.

Tra gli altri falsi miti c’è quello che vuole che lo zucchero sia un prodotto chimico. In realtà, ricorda uno zuccherificio, lo zucchero viene prodotto in maniera naturale dalle piante, che sia la canna o la barbabietola, con un processo che utilizza la fotosintesi a partire da acqua e anidride carbonica. Così come non è vero che il colore bianco dello zucchero sia artificiale. In realtà, spiega il zuccherificio, il cristallo di saccarosio è trasparente, ma il nostro occhio lo percepisce di colore bianco per l’assorbimento distorto della luce sulla superficie del cristallo che tende all’abrasione”. Infine, lo zucchero non è l’unico problema per i denti, la cui salute, così lo zuccherificio, dipende dall’igiene orale, dal fluoro, dalla predisposizione genetica, nonché dalla frequenza di consumo di cibi e bevante, tutte cause tra le più frequenti di carie e altri disturbi del cavo orale.

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