L’importanza di pulire le mani nella vita di tutti i giorni e in ambiente sanitario

Pulire le mani non è solo un gesto da emergenza sanitaria, piuttosto una sana abitudine che allontana germi, virus e batteri al riparo da brutte conseguenze

L’igiene e la pulizia delle mani sono tornati di moda, ora che circola un nuovo virus dalla Cina. Presi d’assalto rubinetti, saponette, dispenser, con gente in preda al panico che si sfrega le mani fino allo scorticamento, e ancora salviette antibatteriche che promettono di proteggere anche dai virus e fino a ieri ignorate e abbandonate sugli scaffali di farmacie e supermercati.

Lavaggio delle mani © Funzone

L’IMPORTANZA DI UN GESTO

Lavare e igienizzare le mani dovrebbe, in realtà, essere un gesto ordinario e quotidiano. Dal 2009, il 5 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad esempio, celebra la giornata dedicata al lavaggio delle mani per ricordare l’importanza di un gesto semplice ma essenziale per la prevenzione delle infezioni trasmissibili, in particolare negli ambienti di cura e ospedalieri.

GERMI, VIRUS E BATTERI IN AGGUATO

Perché lavare sempre le mani? Semplicemente perché le mani sono il nascondiglio privilegiato di germi, virus e batteri.

Lavaggio delle mani contro i nemici dell’igiene © VectorStock

“I germi” spiega il Ministero della Salute “quando trovano un ambiente ideale, vi si annidano e, se le condizioni ambientali lo consentono, proliferano moltiplicandosi ad un ritmo impressionante. Possono sopravvivere per ore sulle superfici: giocattoli, telefoni, maniglie, tavoli, tastiere del computer, asciugamani o altri oggetti e da qui possono essere trasmessi al naso, alla bocca o agli occhi, semplicemente attraverso le nostre mani. I germi patogeni che si annidano sulla nostra pelle possono essere responsabili di molte malattie, dalle più frequenti e meno gravi, come l'influenza e il raffreddore, a quelle più severe come le infezioni correlate all’assistenza”.

Mani e tastiera di computer © 1zoom.net

QUANDO LAVARE LE MANI?

Perché, pur avendo a disposizione acqua e sapone, molti non lavano le mani? Pigrizia o pensare che se ne possa fare a meno? Il Ministero della Salute ha individuato due fasi legate all’importanza dell’igiene delle mani, distinguendo un prima e un dopo. Le mani vanno, infatti, lavate prima di mangiare, maneggiare o consumare alimenti, somministrare farmaci, medicare o toccare una ferita, applicare o rimuovere lenti a contatto, usare il bagno, cambiare un pannolino, toccare un malato. Vanno, quindi, lavate dopo aver aver tossito, starnutito o soffiato il naso, essere stati a stretto contatto con persone ammalate o con animali, aver usato il bagno, aver cambiato un pannolino, aver toccato cibo crudo, in particolare carne, pesce, pollame e uova, aver maneggiato spazzatura, aver usato un telefono pubblico, maneggiato soldi e simili, aver usato un mezzo di trasporto come bus, taxi, auto eccetera, aver soggiornato in luoghi molto affollati, come palestre, sale da aspetto di ferrovie, aeroporti, cinema eccetera.

Cambio pannolino © iStock

LAVARE LE MANI CON ACQUA E SAPONE

Anche lavare le mani ha le sue regole. Non basta, infatti, metterle sotto un rubinetto e farvi scorrere dell’acqua, soprattutto se si ha a disposizione del sapone. Un gesto, a seconda della temperatura dell’acqua, che servirà solo a rinfrescare o a riscaldare la cute, ma non ad eliminare i nemici dell’igiene. Cosa bisogna fare, allora? Spiega il Ministero della Salute: “Utilizza sapone (meglio quello liquido della saponetta) e acqua corrente, preferibilmente calda. Il sapone liquido non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare, come invece può accadere sulla superficie della saponetta. Applica il sapone su entrambi i palmi delle mani e strofina sul dorso, tra le dita e nello spazio al di sotto delle unghie (dove si annidano più facilmente i germi), per almeno 40-60 secondi. Risciacqua abbondantemente con acqua corrente. Asciuga le mani possibilmente con carta usa e getta o con un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda. Non toccare rubinetti o maniglie con le mani appena lavate. Per chiudere il rubinetto usa una salviettina pulita, meglio se monouso. Applica, eventualmente, una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati”.

Lavaggio delle le mani con acqua e sapone © World Health Organization

ALTRE SOLUZIONI

E se manca il sapone? Un’alternativa, spiega il Ministero della Salute, sono gli igienizzanti per le mani a base alcolica, da usare solo se le mani sono asciutte, mentre è sconsigliato un loro uso prolungato perché potrebbe seccare la cute. Inoltre, lavare le mani solo e sempre con detergenti ad azione antibattericida potrebbe rivelarsi controproducente dal momento che ciò potrebbe aumentare la resistenza batterica, mentre saponi con disinfettanti o con antisettici sono più che altro indicati per gli operatori sanitari, le cui mani, se non adeguatamente igienizzate, sono le prime responsabili delle infezioni ospedaliere.

Frizione delle mani con soluzione alcolica © World Health Organization

IGIENE IN AMBIENTE OSPEDALIERO

Negli ambienti ospedalieri, spiega il Ministero della Salute, le infezioni possono trasmettersi in diversi modi: se i germi della persona malata o su oggeti nelle sue immediate vicinanze si trasmettono alle mani di chi li assiste e a quelle degli operatori sanitari; se gli assistenti e gli operatori sanitari non eseguono un corretto lavaggio delle mani e la loro disinfezione; se gli assistenti e gli operatori sanitari toccano un altro malato o un oggetto venuto a contatto con la persona malata. Le contaminazioni, spiega ancora il Ministero della Salute, possono avvenire durante la medicazione di una ferita, le manovre sui cateteri inseriti nei vasi sanguigni o nelle vie urinarie, durante le manovre sulle vie respiratorie, il contatto con le secrezioni dei pazienti, attraverso, quindi, il contatto con gli indumenti, la biancheria del letto, i mobili vicino al letto o altri oggetti vicini al malato, i lavandini, in particolare attraverso le manopole dei rubinetti.

In ambito ospedaliero, ciò che riguarda chiunque venga a contatto con una persona malata, tre sono le tecniche di lavaggio e pulizia delle mani: lavaggio sociale o igienico, lavaggio antisettico, frizione alcolica. Il primo, attraverso acqua e detergente, meglio se liquido, serve ad eliminare lo sporco visibile come sangue o liquidi biologici, nonché germi patogeni e dev’essere effettuato dopo l’uso dei servizi igienici, prima di manipolare i farmaci o preparare o servire i cibi. La sua durata varia dai 40 ai 60 secondi. “Aprire il rubinetto” spiega il Ministero della Salute “con la mano, il gomito o il piede; bagnare uniformemente le mani e i polsi con acqua tiepida; applicare una dose di sapone sul palmo della mano e insaponare uniformemente mani e polsi con sapone liquido detergente in dispenser; dopo aver insaponato le mani per almeno 15 secondi, sciacquare abbondantemente; asciugare con asciugamani monouso in tela o carta assorbente fino a eliminare l’umidità residua; chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano”.

Il lavaggio antisettico è, invece, indicato per l’eliminazione dei batteri attraverso acqua e detergenti con agente antisettico - il Ministero della Salute fa l’esempio della clorexidina gluconato, degli iodofori e del triclosan. È indicato prima della manipolazione di farmaci o della preparazione dei cibi. Così come la prima tipologia di lavaggio ha una durata fra i 40 e i 60 secondi, seguendo le stesse procedure del primo.

Lavaggio delle mani © Stanford University

La frizione alcolica, spiega il Ministero della Salute, serve, invece, ad eliminare i germi patogeni attraverso l’utilizzo di soluzioni che contengano dal 60 all’80% di alcool. Queste soluzioni sono, inoltre, associate a sostanze emollienti e umidificanti pensate per la protezione delle mani. Si presentano in gel, in forma liquida o schiumosa e, data la loro composizione, non vanno mai usate sulla cute lesa, sulle ferite e in presenza di fiamme. Il lavaggio con frizione alcolica non necessita d’acqua, né di lavandino, né di asciugami di carta. Dalla durata che varia dai 30 ai 40 secondi, la frizione alcolica, spiega il Ministero della Salute, è indicata “prima e dopo il contatto diretto con il malato; dopo la rimozione dei guanti non sterili; dopo il contatto con liquidi e secrezioni corporee, mucose o cute non integra o in caso di medicazione delle ferite; quando, assistendo lo stesso malato, si passa da una sede del corpo contaminata a una pulita; dopo il contatto con oggetti nell’immediata vicinanza del malato”.

Una raccomandazione riguarda, invece, l’uso contemporaneo di saponi antisettici e frizioni a base alcolica: l’adozione dell’una esclude, infatti, l’altra soluzione. Vi sono, infine, delle procedure solo per chirurghi e infermieri da sala operatoria che prima di ogni operazione sono tenuti a effettuare un lavaggio chirurgico secondo una procedura stabilita e una frizione chirurgica con preprazioni a base di alcool. 

In sala operatoria © Scientific American

Un’ultima raccomandazione riguarda l’uso dei solo guanti che non sostituiscono il lavaggio della mani: “I guanti contaminati utilizzati dall’operatore” spiega il Ministero della Salute “possono, infatti, diventare un importante e spesso trascurato veicolo di diffusione dei microrganismi nell’ambiente”.

In sala operatoria © iStock

Ognuno che sia nella vita di tutti i giorni o nella propria professione può, pertanto, contribuire all’igiene personale e di tutti, evitando, così, spiacevoli conseguenze.

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