Iodio, alleato della tiroide: come integrarlo con la dieta

Respirare aria di mare non garantisce il fabbisogno giornaliero di iodio. Importante è, invece, la dieta: dalle alghe al pesce, dal latte a frutta e ortaggi

Secondo l’ultimo dossier di Osservatorio Immagino GS1 Italy, che ha analizzato le etichette di oltre 115 mila prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati, nonché i claim emergenti nel settore alimentare, molto ricercati sono i prodotti free form e rich in. Fra i secondi ci sono quelli ricchi di zinco, iodio, magnesio. In particolare quelli ricchi di iodio hanno registrato in un solo anno un balzo nelle vendite, segnando un +9,5%.

TIROIDE

I consumatori sono, come si vede, sempre più consapevoli dell’importanza dello iodio, un elemento fondamentale per il buon funzionamento della tiroide, ghiandola endocrina alla base del collo che produce gli ormoni tiroxina (T4) e triiodotironina (T3). Dalla tiroide dipendono molte cose. “Ha un ruolo importante nel regolare la produzione di energia dell’organismo” spiega, ad esempio, il Ministero della Salute “favorisce la crescita e lo sviluppo, stimolando il metabolismo basale e aiutando l’organismo a bruciare il grasso in eccesso. L’acutezza mentale, la parola, la condizione di capelli, unghie, pelle e denti dipendono dal buon funzionamento della tiroide”.

Ormoni tiroidei © iStock

La carenza di iodio, viceversa, può portare al gozzo, con l’aumento del volume della ghiandola tiroidea, o causare disturbi neuro-cognitivi. Quando la tiroide non produce abbastanza ormoni si ha ipotiroidismo, la cui causa principale è la carenza di iodio, di cui la tiroide necessita per produrre gli ormoni tiroidei. Sintomi dell’ipotiroidismo, spiega ISSalute, sono fatica, aumento della sensibilità al freddo, stitichezza, pelle secca, aumento di peso, viso gonfio, raucedine, debolezza e dolori muscolari, rigidità, gonfiore o dolore alle articolazioni, elevati livelli di colesterolo nel sangue, ciclo mestruale irregolare, perdita dei capelli, rallentamento del battito del cuore, depressione, alterazioni della memoria.

Disfunzioni della tiroide © iStock

Negli adulti il fabbisogno giornaliero di iodio è di 150 mg, mentre nei più piccoli va, a seconda dell’età, dai 90 a 120 mg. “Lo iodio” spiega il Ministero della Salute “viene assorbito attraverso la pelle e nel tratto gastro-intestinale e viene trasportato, attraverso il flusso sanguigno, alla tiroide che ne trattiene circa il 30%. La parte restante viene assorbita dai reni ed eliminata, prevalentemente, con le urine. Una piccola parte viene eliminata anche con il sudore, le lacrime, la saliva e la bile”.

SALE IODATO

Per combattere gli stati da carenza di iodio la Organizzazione Mondiale della Sanità da tempo raccomanda l’uso del sale iodato, comune sale da cucina addizionato artificialmente di iodio sotto forma di ioduro o iodato di potassio.

Questo sale, che non altera il sapore degli alimenti, va conservato, per preservarne la qualità, al riparo dalla luce e dall’umidità. Il sale iodato ha anche un vantaggio, non essendo un prodotto dietetico come, ad esempio, il sale iposodico, può essere usato da tutti, tranne da chi soffre di patologie della tiroide come ipertiroidismo, forme tumorali, noduli, tiroiditi.

Se il sale iodato è una buona fonte per supplire alla carenza di iodio, ciò non significa abbondare con il dosaggio, consumandone, così come per tutti i tipi di sali a uso alimentare, meno di 5 g al giorno come da raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Una curiosità: il sale iodato non è solo un ingrediente in cucina. La Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia consiglia, ad esempio, grazie alla sua azione drenante, il bagno con sale iodato: “È sufficiente riempire la vasca con acqua a temperatura non troppo alta, aggiungere 2 kg di sale grosso iodato e rimanere immerse per 20 minuti”.

IODIO E DIETA

Lo iodio s’integra, innanzitutto, con la dieta. “Tutti i tipi di fauna e vegetazione marina” spiega il Ministero della Salute “assorbono iodio dall’acqua di mare e sono ottime fonti di questo minerale.

In particolare, sono buone fonti il pesce di acque profonde, le alghe kelp”. Tra le alghe come fonte di iodio vanno ricordate anche la spirulina, la kombu, l’alga nori. Tuttavia queste alghe, proprio per l’alto contenuto di iodio, vanno consumate con moderazione. Per integrare lo iodio con una dieta che profuma di mare Educazione Nutrizionale Grana Padano consiglia il consumo di pesce come cefalo, merluzzo, baccalà, mitili come cozze e vongole, crostacei come gamberi, gamberoni, scampi. Senza dimenticare, ricorda la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, alici, sardine, sgombri, acciughe.

Una buona fonte di iodio sono anche uova, latte, latticini. Contro il gozzo il Ministero della Salute consiglia, ad esempio, di consumare due porzioni di pesce a settimana, latte tutti i giorni, nonché un po’ di formaggio. Altre fonti di iodio, spiega il Ministero della Salute, sono anche aglio, fagioli, semi di sesamo, fagioli di soia, spinaci,  bietole, zucchine bianche, cime di rapa. Senza dimenticare cavoli, broccoli, cavolfiori, uva, fra gli altri ricca anche di ferro, potassio, fosforo, calcio, manganese, silicio, magnesio.

Se il miglio perlato può interferire con il metabolismo dello iodio, una soluzione originale per integrare lo iodio con la dieta è il pane prodotto dal Cnr in collaborazione con Steralmar, azienda specializzata in acqua di mare per uso alimentare. Questo pane, impastato con acqua marina, è risultato non solo iposodico, ma anche con un contenuto di iodio quattro volte superiore a quello presente nel pane prodotto con acqua di rubinetto.

Se l’acqua di mare evoca lo iodio, non è semplicemente respirando aria di mare che s’immagazina tutto lo iodio di cui si ha bisogno, tutt’altro, la quantità è trascurabile e come si dice sempre in questi casi lo iodio non si respira, si mangia. 

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