Laser e radiofrequenza per la salute intima della donna

Molte donne ringiovaniscono i genitali per riscoprire le gioie del sesso. Tanti i trattamenti contro i disturbi intimi: l’informazione è sempre completa?

di Stefania Elena Carnemolla

Da qualche tempo trattamenti con laser e radiofrequenza vengono impiegati per curare i disturbi intimi femminili. Si tratta di tecniche non invasive considerate, come, ad esempio nel caso dell’atrofia vulvo-vaginale, un’alternativa alla chirurgia, alle terapie ormonali o a base di estrogeni e ancora ai lubrificanti topici, agli idratanti vaginali e all’acido ialuronico.

Tipologie di laser 

Di tecniche laser contro i disturbi intimi ha, ad esempio, parlato la dottoressa Francesca Negrosanti, specialista in dermatologia e venereologia, durante l’undicesimo convegno nazionale di AIDECO, l’associazione italiana di dermatologia e cosmetologia. La tipologia di questi laser, con cui è possibile intervenire nella zona ano-genitale, cambia a seconda della finalità dell’intervento. Il laser CO2, ha spiegato la dottoressa Negrosanti, la cui lunghezza d’onda colpisce il cromoforo acqua - i cromofori sono molecole con spiccata sensibilità per l’assorbimento della radiazione laser - viene utilizzato per la rimozione dei condilomi genitali, dei fibromi penduli e dei nevi peduncolati, per il lichen sclero-atrofico genitale, l’atrofia vulvo-vaginale, il prurito perianale nonché per lo sbiancamento vulvare e anale. La lunghezza d’onda del laser vascolare Nd:YAG colpisce, invece, il cromoforo emoglobina per la rimozione degli angiomi rubino e degli angiocheratomi genitali. A colpire il cromoforo melanina, ad esempio, in caso di epilazione, sono i laser Nd:YAG, diodo e alexandrite. Il laser QS, infine, che colpisce il pigmento esogeno, viene utilizzato per la rimozione di “tatuaggi indesiderati” a livello del pube o inguinale.

Laser contro l'atrofia vulvo-vaginale     

Il laser CO2 viene oggi sempre più utilizzato in particolare per la cura dell’atrofia vulvo-vaginale, disturbo di cui soffrono molte donne con significative percentuali che nascondono il problema anche al proprio ginecologo o alla propria ginecologa. Disturbo tipico dell’età adulta, caratterizzato da un’involuzione delle mucose e dei tessuti urovaginali e collegato in particolare alla progressiva diminuzione degli estrogeni, gli ormoni femminili, può insorgere anche dopo un intervento chirurgico, il parto o terapie oncologiche.

Conseguenze del calo degli estrogeni 

Il declino degli estrogeni, ha spiegato la dottoressa Negrosanti, comporta, oltre all’atrofia con la riduzione del collagene, l’assottigliamento dell’epitelio, la perdita delle pliche epiteliali e con la mucosa che diventa “più sensibile a sfregamenti e traumi”, la riduzione del flusso ematico alla mucosa vaginale, delle secrezioni vaginali con “conseguente dispareunia, riduzione della libido, aumento delle infezioni vaginali” nonché dei lattobacilli, responsabili dell’acidità vaginale, e del glicogeno cellulare con aumento del pH vaginale e quindi di “infezioni fungine e batteriche con conseguenti pruriti, irritazioni e bruciori”.

Le interferenze con la sfera sessuale 

L’atrofia vulvo-vaginale, ha ricordato la dottoressa Negrosanti, interferisce in particolare con la sfera sessuale causando secchezza, dispareunia, irritazioni vaginali con pruriti e bruciori, vaso-congestione, ridotta lubrificazione con diminuzione della libido, scarsa eccitazione, deficit orgasmico oltre a sintomi come nicturia, urgenza urinaria, disuria, incontinenza e infezioni post-coitali. Oggi, infatti, sono sempre più i ginecologi che consigliano alle proprie pazienti, che confessano di soffrire di secchezza, bruciori e dolori durante i rapporti sessuali, trattamenti laser per atrofia vulvo-vaginale per ringiovanire i genitali, restituendo, così, loro elasticità. Ad esempio illustrando l’azione del laser CO2 la dottoressa Negrosanti ha parlato di una “cascata di effetti” come l’aumento dei nutrienti che arrivano alla mucosa, il miglioramento del turgore, l’aumento dell’idratazione con conseguente riduzione del prurito e del bruciore, l’aumento del trasudato vaginale con diminuzione della secchezza e della dispareunia e il recupero del trofismo con aumento del glicogeno cellulare, la ricolonizzazione dei lattobacilli e la diminuzione del pH.

Le informazioni per le pazienti 

Diversi sono ormai gli istituti ospedalieri, le cliniche nonché gli studi e i centri medici che, al passo coi tempi e interpretando le esigenze della donna, propongono alle potenziali pazienti pacchetti sempre più sofisticati grazie anche all’evoluzione dei laser medicali sempre più iperaccessoriati e progettati nel rispetto dell’anatomia femminile e della salute delle zone ano-genitali. Alcuni di questi trattamenti hanno nomi femminili: un omaggio alle donne e un occhio al marketing. Punto di forza per attirare nuove pazienti è l’informazione, spesso arricchita da brochure accattivanti. Non sempre però le potenziali pazienti visitando, ad esempio, il sito di un istituto ospedaliero, di una clinica, di uno studio o di un centro medico trovano tutte le risposte ai loro dubbi. O le informazioni sul prezzo: quanto costerà? è, infatti, la prima domanda che le donne afflitte da disturbi intimi si fanno.

Un istituto ospedaliero, ad esempio, illustra in dettaglio il funzionamento del laser per la cura dell’atrofia vaginale, promettendo grazie ai suoi impulsi mirati e frazionati la correzione della riduzione di volume della mucosa della vagina, di rimodellarla ripristinandone l’idratazione e l’elasticità, assicurando alla potenziale paziente che non proverà più dolore durante i rapporti sessuali, che avvertirà il miglioramento della secchezza e del bruciore, assistendo al tempo stesso a una diminuzione dell’infiammazione e dei disturbi urinari. L’istituto comunica quindi che il trattamento è indicato anche per il lichen sclerotrofico, una malattia antinfiammatoria di natura cronico-recidivante che causa dolore e prurito durante i rapporti sessuali, nonché per la vulvodinia, dolore cronico nella zona che circonda la vulva, per l’incontinenza lieve, la secchezza vaginale, la dispareunia e la riduzione del desiderio sessuale, potenziali sintomi di ipoestrogenismo, cioè, di uno squilibrio ormonale. 

Esami preliminari

A differenza di altre brochure e altri prospetti da noi analizzati equamente divisi tra quelli con informazione più o meno soddisfacente e quelli più scarni ed essenziali e che solitamente non forniscono dettagli sul prezzo dei trattamenti la documentazione dell’istituto ospedaliero informa le potenziali pazienti che per prima cosa è richiesto un pap test negativo eseguito nell’ultimo anno e che prima di iniziare il trattamento una colposcopia, cioè, l’esame diretto della vagina e della cervice dell’utero mediante uno strumento chiamato colposcopio, accerterà la possibilità di utilizzo del laser.

Dettagli sul trattamento

Se le altre realtà, che conducono questo tipo di trattamento, parlano di assenza di anestesia, l’istituto ospedaliero, oltre a farvi riferimento, spiega anche che non è necessario presentarsi a digiuno o a dieta. Comune a tutta la documentazione analizzata è comunque il riferimento ai dettagli sulla durata di ogni singola seduta, sull’intervallo di tempo tra una seduta e l’altra, sul numero, da valutare caso per caso, delle sedute necessarie. L’istituto ospedaliero parla inoltre dell’applicazione di creme anestetiche e pacchi ghiacciati sulla zona interessata dopo ogni seduta, mentre c’è chi ricorda che contro eventuali effetti collaterali come la presenza di macchie bianche, rosate o raramente ematiche aiuterà l’applicazione di creme topiche. Se l’istituto ospedaliero parla di visita di controllo dopo 45-50 giorni dal primo trattamento, gli altri usano l’espressione sedute di richiamo. Tutti comunque concordano nel fornire alle potenziali pazienti dettagli sulla durata dei benefici del singolo trattamento, sui tempi di ripresa dell’attività lavorativa e di quella sessuale.

Radiofrequenza dinamica vaginale

C’è chi, invece, propone per la rigenerazione del tessuto vaginale un trattamento, anche questo senza anestesia e presentato come indolore e non invasivo, che sfrutta la radiofrequenza dinamica vaginale, una tecnologia che agendo sui tessuti vaginali mira a migliorare l’elasticità e la compattezza del canale vaginale stimolando la produzione di collagene e di acido ialuronico. Il trattamento viene indicato anche contro dispareunia, forme lievi di incontinenza urinaria da stress e condizioni vulvo-vaginali derivanti da eventi traumatici per i tessuti.

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