Lutto e ripresa

Come detto precedentemente, in seguito alla perdita di una persona cara ci si organizza in modo diverso per andare avanti.

Tra le tante situazioni capita che le persone positive per natura dopo un certo periodo dall’avvenuto lutto sentano il bisogno di riprendersi.

A momenti di totale sconforto in cui si pensa che la vita sia crudele e negativa, si alternano fasi di desiderio di stare bene, di tentativi di riprendersi.

Dopo il lutto, ogni esperienza viene vissuta pesantemente, si ha la sensazione di riprendere a vivere da zero come se tutto si facesse per la prima volta.  Quando si esce nuovamente con gli amici, si va al cinema, si fa shopping, il primo viaggio, il cambiamento da una casa all’altra. Si lascia quella vecchia, culla di ricordi con il defunto per passare ad una nuova dove si inizia sapendo che nulla ci legherà a chi ci manca se non il suo ricordo. Ogni volta che si fa qualcosa si pensa alla persona mancata chiedendosi ad esempio come avrebbe fatto lei al posto nostro o cosa ne avrebbe pensato.

Non solo la mente e il cuore devono abituarsi, ma anche il fisico è stanco, contratto, dolorante (frequente è il dolore continuo al petto, proprio in corrispondenza del cuore, che viene riferito da chi subisce il lutto). Poi ci si abitua nuovamente, si provano anche momenti di gioia a volte alternati dallo scorrere di lacrime che  ricordano la mancanza della persona cara. Si scopre di aver voglia di vivere, anzi di godere al meglio di tutto ciò che la vita da e di non sprecarla, ma si sente costantemente una piccola ferita che non permette di godere appieno della gioia vissuta.

Ci si chiede anche se si sarà condannati al luttuoso dolore per sempre? A questo non saprei rispondere se non con un forse. E’ tutto troppo soggettivo per poterlo sapere con certezza.

Ciò che so è che più è la consapevolezza della perdita, maggiore è l’importanza che si da alla vita, al non volersi accontentare di viverla passivamente. Si ha bisogno di sentirsi protagonisti.

In psicoterapia questo si traduce in momenti in cui si esce dalla studio del terapeuta con la sensazione di poter cavalcare il mondo, a quelli in cui ci si sente confortati e a quelli in cui ci si concede di sentirsi totalmente giù perché è naturale, fisiologico e perché prima di risalire si ha bisogno di toccare il fondo vivendo appieno dolore e disperazione.