Mascherine per bambini contro il coronavirus: occhio alle fake news!

Per alcuni sono dannose o un gadget, per altri non servono perché non c’è nessun virus: quando la disinformazione diventa un problema di salute pubblica

Se i social network sono ormai riconosciuti come il luogo privilegiato per la diffusione di fake news, la cosa non ha fatto eccezione con l’avvento del Covid-19. L’unità di ricerca Complex Multilayer Networks Lab della Fondazione Bruno Kessler di Trento, analizzando le conversazioni su Twitter su scala globale, ha, ad esempio, scoperto come il comportamento di utenti e bot sui social media abbia prodotto, in particolare in Italia, “guasti alla corretta informazione” ancor prima dell’arrivo dei primi casi di contagio, tanto da spingere i ricercatori a parlare di infodemia, cioè, di una “propagazione incontrollata di informazioni dalla elevata pericolosità sociale”.

“Le infodemie” spiega Pier Luigi Sacco, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, rapporti con Harvard, nonché docente allo Iulm di Milano “sono l’equivalente socio-cognitivo dei processi infettivi. Diffondere informazioni o idee che, nel corso di una crisi sanitaria, fuorviano sistematicamente l’opinione pubblica e la inducono a mettere in atto scelte sbagliate, diviene un problema di salute pubblica come e quanto l’epidemia stessa”. Per Manlio De Domenico, fisico dei sistemi complessi e responsabile del Complex Multilayer Networks Lab, l’infodemia ha caratteristiche “molto simili a quelle di un’epidemia, con milioni di utenti ignari di essere esposti a notizie poco affidabili messe in rete da manipolatori sociali non necessariamente umani”.

Infodemia © Fondazione Bruno Kessler/Jacopo Sacquegno

Nell’ambito del Complex Multilayers Newtork Lab i ricercatori hanno sviluppato la piattaforma Covid19 Infodemics Observatory che analizza, ad esempio, la media di tweet giornalieri veicolanti fake news, l’indice di rischio, l’affidabilità nativa, il tasso di inquinamento da bot. Al tempo stesso non è un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che con la fondazione trentina ha siglato una partnership per monitorare l’infodemia da Covid-19 nel mondo, abbia sin dal principio messo in campo strumenti come pannelli con testi e illustrazioni da diffondere in particolare via social per spegnere sul nascere i casi di disinformazione e falsi miti.

CONTRO LE FAKE NEWS

In Italia i casi di disinformazione sono stati raccolti dal Ministero della Salute attraverso il servizio Covid-19 – Attenti alle bufale con l’elenco costantemente aggiornato e con le informazioni verificate dagli uffici competenti del ministero e/o dell’Istituto Superiore di Sanità e a loro volta basate su evidenze scientifiche o normative, nonché su documentazioni nazionali o internazionali “disponibili alla data di pubblicazione di ogni notizia”. Alcune di queste fake news riguardano i bambini, come pensare, ad esempio, che non possano essere contagiati dal nuovo coronavirus o che la mascherina sia inutile se non quando dannosa. Di riflesso non sono pochi i genitori, in particolare quelli negazionisti della pandemia, che espongono i propri figli ad ogni fonte di contagio tanto che il richiamo a non cadere nella trappola della disinformazione viene vissuto con fastidio. Ci sono genitori che talmente non credono che il virus possa colpire i bambini da non chiamare il medico in caso di febbre. Tutt’altro, spiega il Ministero della Salute, “i bambini non sono immuni all’infezione” e il pediatra va sempre consultato in caso di “sintomi dubbi” come “febbre, rinite, tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria”.

RITORNO A SCUOLA IN SICUREZZA

Un richiamo alla protezione dei più piccoli è arrivato pensando al ritorno a scuola: “Il rischio di contagio è veramente minimo se si rispettano le regole all’interno della scuola, quindi usare la mascherina e rispettare il distanziamento fisico” ha ricordato il professore Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria intervistato dal Tg5. “Per evitare il contagio” ha, invece, spiegato durante il programma Dentro i fatti del Tgcom24 “si deve fare riferimento a tre cardini: distanziamento, barriera delle vie respiratorie e lavaggio delle mani”.  In tempi non sospetti il Ministero della Salute aveva invitato i genitori a incoraggiare i bambini al rispetto di norme igieniche e di prevenzione delle infezioni come non portare le mani alla bocca o stropicciarsi gli occhi, insegnando loro a lavare frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone o a disinfettarle con prodotti ad hoc a base di alcool.

I BAMBINI DEVONO INDOSSARE LA MASCHERINA?

Croce e delizia dei genitori sono le mascherine. Usarle o non usarle? Le mascherine, spiega il Ministero della Salute, non sono obbligatorie per i bambini sotto i 6 anni e per quelli con disabilità “non compatibili” con il loro “uso continuativo” e i “soggetti che interagiscono con loro”. Viceversa i bambini non devono indossare, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, “mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso”. Cosa devono allora cercare i genitori quando prendono una mascherina per i propri figli? “Molte mascherine” spiega l’Unicef “sono progettate per gli adulti e non si adattano correttamente ai bambini. Se state acquistando delle mascherine, sceglietene una di dimensioni adeguate per i vostri figli. Sia che stiate acquistando o producendo mascherine per i vostri bambini, controllate che coprano la bocca, il naso e il mento e che non abbiano spazi vuoti sui lati od ostruiscano la visione. Assicuratevi che possano respirare comodamente con la mascherina mentre camminano a passo svelto e parlano”.

MASCHERINE PER BAMBINI E FAKE NEWS

Nonostante siano trascorsi mesi dalla comparsa del Covid-19, continuano a circolare fake news su bambini e mascherine, una trappola in cui continuano a cadere molti genitori. La Società Italiana di Pediatria ha, ad esempio, smentito 5 fake news su bambini e mascherine chirurgiche, fake news che circolano sui social. La prima: l’uso prolungato della mascherina chirurgica nei bambini porta ad alcolosi? Falso, spiegano i pediatri, perché la quantità della propria anidride carbonica respirata da un bambino sano che indossa una mascherina chirurgica è pressoché impercettibile. La seconda: l’uso prolungato della mascherina chirurgica causa ipossia nei bambini? Falso perché i bambini sani che indossano la mascherina chirurgica per più ore al giorno non rischiano la carenza di ossigeno né la morte per ipossia. La terza: la mascherina chirurgica può indebolire il sistema immunitario dei bambini? Falso perché la mascherina chirurgica previene il diffondersi delle infezioni e va portata dai bambini per evitare la trasmissione del coronavirus tra soggetti asintomatici. La quarta: la mascherina chirurgica può causare un’alterazione della flora intestinale nei bambini? Falso perché non ci sono evidenze scientifiche in letteratura che documentino che un corretto utilizzo della mascherina possa comportare un’alterazione della flora batterica e/o disbiosi intestinale. La quinta: la mascherina chirurgica è obbligatoria per tutti i bambini? Falso perché ci sono bambini che sono esentati dall’uso della mascherina: quelli sotto i 6 anni di età e quelli affetti da disabilità non compatibile con un uso prolungato della mascherina.

MASCHERINE CHIRURGICHE O DI COMUNITÀ?

L’uso della mascherina chirurgica per i più piccoli, insieme a quella di comunità, era stato consigliato dal Comitato Tecnico Scientifico, istituito a seguito dell’emergenza sanitaria, durante la riunione del 7 luglio 2020 tenutasi presso la sede della Protezione Civile: mascherine chirurgiche o di comunità per bambini di età superiore ai 6 anni, questo il responso.  Che differenza c’è allora fra le une e le altre? Le mascherine chirurgiche sono dei dispositivi medici che, come spiega Inail, servono a “evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi”. Queste mascherine devono essere prodotte nel rispetto della norma UNI EN 14683:2019 che indica “i requisiti di resistenza a schizzi liquidi, traspirabilità, efficienza di filtrazione batterica e pulizia da microbi”.

Le mascherine di comunità, che non sono dispositivi medici né dispositivi di protezione individuale come, ad esempio, le mascherine FFp2 e FFp3 utilizzate in ambito ospedaliero e assistenziale, servono, in quanto misura igienica, a ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana. Le mascherine di comunità, spiega l’Istituto Superiore di Sanità, devono garantire una barriera adeguata per bocca e naso; essere realizzate in materiali multistrato che non siano né tossici, né allergizzanti, né infiammabili; non devono ostacolare la respirazione; devono aderire al viso coprendo tutta la zona dal naso al mento, garantendo al tempo stesso comfort. Le mascherine di comunità possono essere monouso o lavabili. Sulla confezione di quelle lavabili è solitamente indicato il “numero di lavaggi consentito” spiega ancora l’Istituto Superiore di Sanità “senza che questo diminuisca la loro performance”. Nel caso in cui dovessero, invece, comparire i sintomi di un’infezione respiratoria vanno usate le “mascherine certificate come dispositivi medici”. Sia come sia 

Secondo la norma UNI/PdR 90.1:2020, che stabilisce requisiti, tipologia, marcatura delle mascherine di comunità, quelle per i più piccoli sono destinate a bambini di età non inferiore a 3 anni e servono a contenere la “diffusione del contagio da agenti infettivi nel corso di epidemie o pandemie”. Per bambini di età compresa fra i 3 e i 12 anni il loro uso necessita sempre della supervisione degli adulti. Oltre ai classici requisiti per le mascherine di comunità, non devono “disintegrarsi, rompersi o strapparsi” durante l’uso, le mascherine di comunità per bambini devono essere provviste, per “evitare rischi di strangolamento”, di un sistema di fissazione alle orecchie: “L’imbracatura delle maschere di comunità per bambini” spiega la norma “deve essere indossata e fissata solo dietro le orecchie, senza ulteriori dispositivi di aggiustamento o cinturini per essere legata. Per limitare il pericolo di graffiature o ferite la maschera non deve avere bordi taglienti o punte acuminate”. Le mascherine di comunità possono essere anche realizzate in casa come insegna un’infografica dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Mascherine di comunità autoprodotte contro la diffusione del virus © Istituto Superiore di Sanità

GIOCHIAMO CON LA MASCHERINA?

Per un buon successo, nel tentativo di far capire l’utilità di una mascherina contro il virus e il contagio, è importante coinvolgere i più piccoli “Le mascherine” spiega l’Unicef “sono disponibili in molti colori e modelli e i bambini le vedranno come un’opportunità per esprimersi. Provate a trasformare la scelta di una mascherina o di un tessuto in un’attività divertente, coinvolgendoli il più possibile. E, ricordate, più ai vostri figli piacerà l’aspetto delle mascherine, più è probabile che le indossino anche quando non ci siete”. Al tempo stesso è importante che i genitori diventino un esempio indossando a loro volta una mascherina. 

In quest’ottica la Società Italiana Emergenza Sanitaria ha realizzato, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica e la Società Italiana di Pediatria, un video con protagonisti bambini fra i 3 e i 6 anni che si divertono con un nuovo gioco, indossare, cioè, una mascherina “allegra e simpatica” così bella da fare “a gara tra loro” e diventando così, un esempio per i loro coetanei. Il video è stato realizzato dall’agenzia Kubrik in collaborazione con Mediaset. I bambini, che non sono attori, ma semplicemente amici, hanno partecipato a titolo gratuito recitando da casa parlandosi via chat. “Tenevamo molto a produrre questo video da far vedere a tutti i bambini italiani” ha commentato Mario Costa, presidente della Società Italiana Emergenza Sanitaria “per contribuire a convincerli che con le mascherine ci si protegge, ma si può anche giocare”.

ABBIAMO PARLATO DI

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Covid-19 – Attenti alle bufale Scheda

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Ritorno a scuola in sicurezza ai tempi del virus: le risposte ai dubbi dei genitori Articolo Tiscali/Milleunadonna

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