Omicidi-suicidi: è solo colpa della crisi economica?

Troppo spesso sentiamo parlare di gravi fatti di cronaca di omicidi e suicidi legati alla crisi economica.

Ci sono quei periodi in cui pare che dall’uno ne nasca un altro, quasi a richiamare eventi di emulazione. Ad esempio, la tragedia di San Felice, nel segratese, o l’altrettanto terrificante evento avvenuto nella sede della Regione Umbria, entrambi verificatisi nel giro di pochi giorni qualche settimana fa.

Mi chiedo se siano tutti episodi connessi direttamente alla disastrosa economia che il Paese sta attraversando, o se essa sia stata la goccia - portatrice di disagi psicologici e mancanza di risorse per affrontarli - che poi ha fatto platealmente traboccare il vaso?

Non penso che sarò io a trovare la giusta riposta a queste domande, ma tanti sono i dubbi che mi affliggono.

Leggendo un po’ di articoli, ciò che mi spaventa è che subito la maggior parte di essi descrive un fenomeno in aumento direttamente proporzionale alla decadente situazione economica.

A quanto pare le persone sono sempre più esposte ad episodi depressivi che portano alla perdita di lucidità, piuttosto che di volontà necessaria ad affrontare una qualsivoglia crisi. Persone più fragili rispetto ad altre che trovandosi alle prese con un’intricata storia economica non trovano altra soluzione che in un risvolto tragico. La depressione sì, ma anche una rabbia accecante e forse la frustrazione di una mancata soluzione ai propri problemi.

Erano episodi che si potevano evitare? Se non ci fosse stata la crisi economica, qualcos’altro avrebbe potuto scatenare la furia omicida/suicida di queste persone? Sicuramente sono domande che si stanno ponendo soprattutto coloro che hanno avuto a che fare con le persone coinvolte.

Certo, una sana situazione nazionale potrebbe risparmiare tanti disagi.

Da psicologa, mi vien subito da pensare al senso di solitudine che si prova nell’essere costretti ad affrontare certe condizioni e che arriva a prevalere su tutto ciò che è vita e voglia di reagire positivamente.

E’ un senso di solitudine che davvero non può essere colmato?

Non voglio giustificare la furia omicida che porta a dover decidere della vita altrui. Per togliermi un pensiero scomodo, preferirei pensare che chi ha premuto il grilletto contro degli innocenti sia stato davvero incapace di intendere e di volere, ma non posso averne la certezza. Forse la crisi economica potrebbe essere il motivo ufficiale di drammatici gesti a cui invece si arriva in seguito ad altri generi di cause concatenate.

Contro chi dovremmo prendercela?

Contro lo Stato che per tutta una serie di questioni si trova in una situazione di caduta libera in cui i cittadini si sentono soffocati e la cui conseguente mancanza di ossigeno fa perdere il senno?

Contro il fatto che i cittadini non si sentano ancora liberi di chiedere un supporto psicologico adeguato?

Contro le istituzioni che spesso non sono in grado di offrirglielo?

Spesso mi sento dire che siccome i problemi riguardano delle questioni materiali, non si possa trarre vantaggio da un adeguato supporto psicologico. Dispiace molto sapere che ancora esiste il pregiudizio secondo cui non si può essere aiutati a cercare delle soluzioni psichiche ed emotive per affrontare le varie crisi.

E’ pur vero che la situazione economica in cui versano gli individui condiziona prepotentemente e inevitabilmente la loro vita, ma è anche vero che la tutela della salute mentale dovrebbe essere una delle priorità sociali e i cittadini dovrebbero avere la possibilità di palesare il disagio psicologico per essere curato e prevenire così delle tragedie.