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Partorire in acqua: quando si può fare e quali sono i benefici per madre e nascituro

Oggi si entra in vasca sia durante la fase di travaglio attivo, cioè quando la trasformazione del collo uterino si è completata

Partorire in acqua: quando si può fare e quali sono i benefici per madre e nascituro

La vita ha inizio nell'acqua: passiamo i nostri primi 9 mesi di vita nel liquido amniotico prima di venire al mondo e c’è chi preferisce partorire in acqua proprio per imitare l’ambiente fisiologico in cui ha vissuto il bambino, così da rendergli meno traumatico il momento del parto. Ma i benefici sono molti anche per la mamma, eccezion fatta per qualche svantaggio.

Parto in acqua

In Italia questa tipologia di parto si pratica da alcuni anni, fino a poco tempo fa la tecnica veniva applicata nel periodo immediatamente precedente al momento del parto vero e proprio: si faceva immergere la donna in acqua tiepida per cercare di regolarizzare le contrazioni, mentre il resto avveniva fuori. Oggi si entra in vasca sia durante la fase di travaglio attivo - cioè quando la trasformazione del collo uterino si è completata, ed è iniziata la dilatazione - il che ha un effetto rilassate sul corpo della donna e aiuta a percepire meno dolore, sia durante la fase espulsiva.

Vantaggi e svantaggi

L’acqua contribuisce a un miglior rilassamento nelle pause delle contrazioni perché favorisce la produzione e il rilascio di endorfine, inibitori naturali del dolore, il che si traduce anche in una minor richiesta di farmaci analgesici e dell’epidurale. L’immersione favorisce inoltre il recupero dell’energia e agevola la libertà di movimento: il bacino è più mobile e ciò aiuta la discesa del feto nel canale del parto quindi si accorciano i tempi del travaglio e diminuisce la produzione degli ormoni dello stress.

La donna può entrare in travaglio anche con il sacco amniotico integro: nel parto in acqua sarà difficile che si rompano da sole. Se invece si sono già rotte, in acqua si ha un continuo ricambio di liquidi man mano che il liquido amniotico diminuisce e il bambino non può avere episodi di sofferenza. Tra gli altri vantaggi legati al feto, spicca quello che durante il travaglio il suo benessere è monitorato grazie a degli strumenti che rilevano il battito fetale e che possono essere immersi senza limitare i movimenti della mamma. Quando nasce mentre si trova immerso in acqua, il bambino non respira ancora, quindi non corre il rischio di inalare o ingerire acqua. La respirazione spontanea si avvia solo al primo contatto l'aria. Nel frattempo, l'ossigeno gli viene garantito attraverso il cordone ombelicale, al quale rimane ancora collegato.

Gli svantaggi sono pochi, il più rilevante è che qualsiasi imprevisto insorga durante il parto bisogna avere il tempo di far uscire la partoriente e metterla sul lettino per agire seguendo il protocollo del caso rinunciando al parto acquatico. Un altro problema è che durante le contrazioni la donna può espellere feci e urine, inquinando l’acqua.

Per molte ma non per tutte

Per partorire in acqua è necessario che la gravidanza sia fisiologica e a termine. “Il parto in acqua - come spiegano dalla Asl di Modena - non è sempre possibile, ad esempio è controindicato in caso di parto gemellare, parto podalico, parto prematuro o altro.  Questo però non esclude la possibilità di utilizzare l’acqua calda sotto altre forme o nei momenti di preparazione, dove i dolori non sono ancora da travaglio. La doccia, l’immersione in vasca, ma anche l’utilizzo di borse d’acqua calda posizionate sulle zone doloranti, danno conforto”.