La verità sulle protesi al seno: le risposte delle specialiste alle domande delle donne

Ogni anno 12.000 impianti post tumore ma c’è ancora paura dopo i ritiri di protesi difettose: dalle esperte, 45 tra senologhe e chirurghe plastiche, un manifesto anti "fake"

La verità sulle protesi al seno: le risposte delle specialiste alle domande delle donne
TiscaliNews

Una paziente su tre tra coloro che hanno messo o vorrebbero mettere le protesi al seno, è confusa ed è spaventata dalle false notizie che circolano sui possibili rischi di un impianto. Per arginare il fenomeno legato alla diffusione di fakenews, è stato presentato il manifesto 'DONNA X DONNA'. Una delle iniziative in vista del Bra Day, la Giornata internazionale per la consapevolezza della ricostruzione mammaria, che mira a offrire a tutte le donne che hanno avuto una mastectomia a causa di un tumore, la possibilità di un intervento per ritrovare la propria femminilità.

Le risposte delle specialiste

Ad oggi, infatti, sono circa 12.000 le protesi impiantate ogni anno, ma con grande prevalenza al Nord. "Meglio levare le protesi?" oppure "Pensavo di rifarmi il seno, meglio rinunciare?". Queste alcune delle 10 domande a cui risponde il manifesto, fino ad oggi sottoscritto da 45 tra senologhe e chirurghe plastiche, per offrire informazioni corrette su un tema che ha fatto molto parlare negli ultimi anni.

Protesi difettose

Il primo caso delle protesi difettose era scoppiato in Francia nel 2011, quando erano state richiamate 30mila donne portatrici di protesi Pip perché realizzate con materiali di scarsa qualità. A tornare a mettere in allerta è stato, a febbraio di quest'anno, il ritiro dal commercio, in Francia, di protesi testurizzate per via di un possibile collegamento con l'insorgenza di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (Alcl). A seguito del ritiro, "hanno iniziato a proliferare notizie allarmanti sui social e sui forum.

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Pericoloso allarmismo

I numeri dei casi di linfoma Alcl in donne con protesi, però, sono bassissimi: circa 2,8 casi su 100.000 pazienti e la correlazione con le protesi non è ancora provata", spiega Marzia Salgarello, presidente Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus e professore associato di chirurgia plastica all'Università Cattolica Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. Insomma, "non bisogna togliere le protesi né rinunciare a metterle, ma è importante controllarle ogni anno con un'ecografia". A "fronte di una situazione difficile da gestire", ha sottolineato Antonella Campanale, della Direzione generale dei farmaci e dispositivi medici Ministero della Salute, è stata avviata una raccolta dei dati ed è stato messo a punto un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta).

Monitoraggio costante

Inoltre "il ministero ha istituito un tavolo di lavoro permanente, di cui fanno parte il Consiglio Superiore di Sanità e che ha un dialogo costante con le società scientifiche". Tuttavia, nelle pazienti resta preoccupazione e, per spazzare via le fake, il manifesto verrà distribuito nei reparti di chirurgia plastica e nei centri di senologia. E questa è solo una delle iniziative per il Bra Day, che si celebra il 16 ottobre. Ancora oggi, secondo Francesco d'Andrea, presidente della Società di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre) e ordinario di Chirurgia plastica presso l'Università Federico II di Napoli, "a scegliere una ricostruzione dopo una mastectomia sono circa il 50% di coloro che non hanno controindicazione per farlo. E al Sud non andiamo oltre il 25%". Il motivo è che mancano le Brest Unit, ovvero le unità di Senologia in cui lavorano equipe di esperti in grado di gestire al meglio tutti gli aspetti dell'intervento, incluso il chirurgo plastico. "L'80% sono al Nord. Molte regioni - conclude - non si sono adeguate come avrebbero dovuto".