Protesi mammarie: dalla ricostruzione dopo il tumore alla chirurgia estetica

Le iniziative delle case di intimo, la mastoplastica per aumentare il volume del seno, le belle bugiarde che nascondono le operazioni di chirurgia estetica

Il tumore al seno non è più un argomento tabù. Molte donne che ne vengono colpite non si nascondono più, come accadeva un tempo. Un segnale è anche quello delle case di intimo con la creazione di top e reggiseni alla moda per donne con protesi. Fra le case di intimo ci sono anche quelle che hanno lanciato collezioni di reggiseni e costumi da bagno monocoppa, cioè, per un seno solo, pensando a quelle donne che dopo l’asportazione del tumore hanno scelto di non ricostruire il seno con protesi o tessuti autologhi – grasso, lembi di tessuto adiposo o muscolare. 

La mancata ricostruzione del seno è dovuta a diversi motivi. Ci sono donne che dopo l’operazione non ricostruiscono il seno accettando la metamorfosi del proprio corpo e ci sono, invece, quelle che non lo fanno per paura di essere giudicate. “Ripristinare l’integrità corporea lesa dalla chirurgia non è semplicemente un vezzo estetico” osserva la Fondazione Umberto Veronesi “ma un passo fondamentale verso la guarigione e l’accettazione del proprio corpo”. Parlare di tumore al seno significa, infatti, parlare non solo dell’importanza della prevenzione e del ruolo fondamentale della diagnosi precoce, ma anche dell’eventuale ricostruzione dopo l’asportazione del tumore. Compito della ricostruzione mammaria è sostanzialmente, spiega la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, di “ottenere la migliore simmetria tra la mammella ricostruita e quella conservata”.

RICOSTRUZIONE MAMMARIA

La domanda che molte donne si fanno è se, in seguito all’asportazione di un tumore, la ricostruzione del seno possa essere eseguita durante l’intervento o se per caso non sia preferibile aspettare la fine delle cure e, soprattutto, parlando delle protesi, se non possano essere impiantate subito. La ricostruzione del seno, spiega la Fondazione Umberto Veronesi, dipende dal tipo di intervento chirurgico per l’asportazione del tumore – mastectomia o quadrantectomia –, dallo stadio del tumore, dalla necessità di ulteriori trattamenti, dalle preferenze personali. Due allora le opzioni: ricostruzione contestuale o successiva alla mastectomia. Ci sono, infatti, casi in cui la ricostruzione mammaria, la cosiddetta mastoplastica ricostruttiva, viene rinviata se ci si deve sottoporre a radioterapia o chemioterapia.

In caso di ricostruzione mammaria differita, durante l’intevento di mastectomia è, tuttavia, possibile impiantare una protesi temporanea chiamata espansore mammario. L’espansore mammario, spiega la Fondazione Umberto Veronesi, è “un palloncino di silicone il cui progressivo riempimento consente, nel corso dei mesi successivi all’impianto, di estendere i tessuti della mammella residua. L’impianto della protesi definitiva avviene in genere dopo circa sei mesi dall’intervento”.

MASTOPLASTICA ADDITIVA

Accanto alla mastoplastica ricostruttiva c’è quella additiva con l’impianto di protesi mammarie per modificare forma o volume del seno. La mastoplastica additiva può, ad esempio, correggere un seno poco sviluppato o cadente, il seno, cioè, che ha perso tono e volume, ad esempio, dopo un repentino calo di peso o l’allattamento. L’intervento è anche indicato per la correzione del seno tuberoso, un’anomalia dovuta alla malformazione della ghiandola mammaria, con la mammella che si presenta di forma allungata e poco sviluppata in basso. 

Le protesi mammarie vengono utilizzate anche nelle operazioni per il cambio di sesso, mentre tra le signore che scelgono la mastoplastica additiva per l’aumento del volume del seno si registra un’inversione di tendenza con la scelta di protesi più discrete e di dimensioni più piccole, senza, quindi, le esagerazioni del passato.

BELLE BUGIARDE

Tra le donne che si sottopongono alla mastoplastica additiva ci sono le belle bugiarde, donne di età media fra i 35 e i 55 anni e di livello socio-economico medio e medio-alto. Le belle bugiarde sono quelle donne che nascondono di essersi mai sottoposte a un intervento di chirurgia estetica, giustificando l’aumento del seno, secondo una hit delle bugie stilata dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, con: prendo la pillola; ho cambiato reggiseno; sono ingrassata; soffro di tensione premestruale. Diverse le motivazioni dietro ogni bugia: non voglio essere oggetto di pettegolezzi; desidero sembrare bella al naturale, senza ammettere il ricorso a trattamenti e interventi estetici; voglio evitare l’opposizione del partner; ho un disagio nell’affrontare l’invecchiamento, non ne parlo neanche; voglio evitare le possibili critiche da parte di amici e parenti, miei o del partner.

PROTESI MAMMARIE

Le protesi mammarie si distinguono per la forma (tonda, ovale, anatomica, a semiluna), la superficie (liscia, testurizzata, in poliuretano), il profilo (basso, medio, alto), il contenuto (gel di silicone, gel di silicone coesivo, soluzione fisiologica, idrogel, PVP, olio di soia, queste ultime poi ritirate dal mercato), la tipologia (definitive preriempite, definitive gonfiabili a camera singola o a doppia camera, espansori). A vigilare sulla loro sicurezza anche in Italia esiste un registro con cui le pazienti e i pazienti impiantati possono essere monitorati nel tempo e le protesi richiamate in caso di necessità. Parlando ancora di sicurezza, per verificare il corretto posizionamento della protesi e lo stato di salute della zona circostante si ricorre annualmente a un’ecografia, mentre le protesi, grazie anche ai progressi della ricerca, non sono un ostacolo alla mammografia, non costituendo, quindi, una controindicazione.

Tra le protesi di ultima generazione ci sono le protesi in gel viscoso. Queste protesi sono morbide ed elastiche tanto da mimetizzarsi con il tessuto umano, facilitando il compito del chirurgo estetico, che può, così, ridurre l’incisione, con il risultato di cicatrici più piccole. Innovative sono anche delle protesi molto leggere riempite con silicone medio e microsfere di vetro borosilicato e progettate in Israele da due fratelli, un medico e un bioingegnere, che si sono ispirati alla tecnologia NASA per la realizzazione del materiale di rivestimento del muso dello Shuttle, un materiale leggero e al tempo stesso resistente. Le protesi mammarie israeliane sono anche, rispetto quelle tradizionali, maggiormente radiotrasparenti, il che rappresenta un vantaggio in sede diagnostica.

Esistono, infine, oltre ai capezzoli rimovibili, protesi mammarie esterne che si presentano come imbottiture in gel di silicone, fiberfill, gomma, microfibra e cotone e che possono essere indossate con la corsetteria o speciali reggiseni, mentre a seconda del materiale possono essere pulite con spazzole e detergenti ad hoc. 

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