I rischi delle pentole antiaderenti: bufale e verità

di Anna Simone

Negli anni si sono susseguite notizie e ricerche sulla pericolosità per la salute di cucinare in pentole con rivestimento antiaderente: l’Airc fa il punto della situazione chiarendo che non sono pericolose, se utilizzate nel modo giusto.
Gli accorgimenti da mettere in pratica sono pochi, ma importanti.
In primis, quando si cucina il locale va areato, aprendo la finestra e accendendo la ventola della cappa. Per guadagnare qualche secondo di tempo spesso si scalda il tegame vuoto, invece è bene non farlo perché ciò fa raggiungere delle temperature troppo elevate alle pentole e la stabilità del materiale che costituisce l’antiaderente - politetrafluoroetilene - viene compromessa. Altro errore è continuare a utilizzare le pentole con il rivestimento rovinato, il rischio è legato non tanto al rilascio delle particelle di rivestimento, che per prudenza non andrebbero ingerite, quanto al metallo sottostante, spesso non adatto a entrare in contatto con i cibi crudi o cotti.

Il rischio

Il nemico numero uno si chiama acido perfluoroottanoico (Pfoa) - a volte utilizzato nel processo di produzione dell’antiaderente - a cui è associato a un aumento del rischio di tumore e altre patologie, anche se le pentole di produzione recente non dovrebbero contenere Pfoa. Quest’ultimo è classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro in classe 2B, cioè possibilmente cancerogeno per l’uomo.
Gli studi a riguardo non mancano. Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense ci sarebbe un possibile legame causale tra Pfoa (e altri composti simili) e il cancro; sulla stessa lunghezza d’onda l’American Conference of Governmental Industrial Hygienists, che ha classificato il Pfoa come cancerogeno negli animali, con rilevanza incerta per l’uomo.
Di fatto in alcune indagini condotte in animali di laboratorio è emerso un aumento di tumori di fegato, testicoli, mammella e pancreas dopo l’esposizione a Pfoa, ma c’è da specificare che sono stati esposti a dosi molto elevate e per periodi prolungati, condizioni rare nella vita quotidiana.
Sugli uomini, invece, i dati sono nebulosi e derivano da studi condotti in persone esposte per motivi lavorativi o di residenza vicino a un impianto di produzione del rivestimento antiaderente, che hanno avuto tumori a vescica, testicolo, fegato e altri organi, ma è prematuro trarre conclusi definitive, occorrono ulteriori approfondimenti.

 

L’antiaderente

A essere pericoloso per la salute quindi non è il rivestimento delle pentole antiaderenti, ma alcune sostanze, in particolare Pfoa, che possono essere utilizzate nel processo di produzione del prodotto.
In teoria, l’acido perfluoroottanoico non dovrebbe più essere usato per produrre prodotti antiaderenti, considerando che dal 2006 l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense e le aziende che utilizzavano regolarmente Pfoa hanno fissato l’obiettivo di ridurre i livelli di emissioni e i prodotti contenenti questa sostanza del 95 per cento entro il 2010 e di eliminarli completamente entro il 2015. Secondo i dati e le dichiarazioni delle aziende, l’obiettivo è stato raggiunto e il rischio annullato.
Per salvaguardare la salute, rimangono da seguire i consigli sul corretto utilizzo di padelle e pentole antiaderenti durante le cotture dei cibi, senza tralasciare l’acquisto di prodotti di qualità e l’accortezza di buttare via il pentolame appena il rivestimento appare danneggiato.

 

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