Sbiancamento dentale: tecniche utilizzate e i rischi dei rimedi casalinghi dal bicarbonato al succo di limone

Per un sorriso smagliante è, innanzitutto, importante lo stile di vita. I tranelli dele pubblicità ingannevoli, perché è fondamentale rivolgersi a bravi professionisti della salute orale, gli sviluppi in odontoiatria grazie alla spettrofotometria digitale

Denti bianchi e un sorriso smagliante sono il sogno di tutti, anche se fattori genetici differenziano il colore dei denti da persona a persona. A rovinare il sorriso c’è l’ingiallimento, che ha diverse cause: una cattiva igiene orale, depositi di placca e tartaro, fumo di sigaro, pipa, sigaretta, uso di tabacco da masticare, consumo di tè, caffè, tisane, vino rosso, cioccolata, caramelle, chewing-gum alla nicotina, soft drink, farmaci. L’ingiallimento dei denti può essere anche la spia di infezioni mentre una causa naturale è l’invecchiamento.

RIMEDI CASALINGHI

Contro i denti gialli molto utilizzato è lo sbiancamento dentale. Non sono poche le persone che prediligono allora le soluzioni casalinghe come il bicarbonato di sodio e il succo di limone, sostanze, in realtà, non proprio amiche della salute orale. Come spiega uno studio dentistico il bicarbonato di sodio può, infatti, danneggiare lo smalto, erodere il dente con conseguente insorgere di ipersensibilità, far sanguinare le gengive, causare pulpite e parodontide.

Dannoso per lo smalto, spiega ancora lo studio dentistico, è anche il succo limone, solitamente impiegato contro le macchie causate dal fumo. “Evitare trattamenti fai-da-te” consiglia, infatti, AIDI Italia, l’associazione degli igienisti dentali italiani “con sostanze abrasive, bicarbonato di sodio, succo di limone o intrugli vari che corrodono lo smalto. Questi non hanno potere sbiancante, ma solo più pulente (abrasivi o con pH acido) e possono rendere la superficie porosa e quindi più ritentiva favorendo l’ulteriore formazione di macchie”. 

Un rimedio naturale molto utilizzato è anche quello con le foglie di salvia, apprezzate per il loro potere abrasivo con cui rimuovere i depositi di placca. La verità è che a lungo andare anche le foglie di salvia possono danneggiare lo smalto. Dannoso per lo smalto è, per via della sua natura abrasiva, anche il carbone attivo.

Per denti più bianchi, mangiate tante mele, meglio se verdi. Sarà vero? Come spiega un poliambulatorio dentistico le mele verdi sono ricche di acido malico, una sostanza che aiuta a sbiancare i denti. L’acido malico, tuttavia, “può creare danni alla superficie dello smalto e della sottostante dentina, il che può causare qualche problema ai soggetti con denti sensibili e poco mineralizzati”.

SPOT INGANNEVOLI

In commercio si trovano diversi prodotti – gel, strisce, dentifrici, colluttori – pubblicizzati come prodotti dal potere sbiancante. Con quale garanzia per il consumatore? È capitato, ad esempio, che lo spot di un dentifricio sbiancante sia finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust, l’autorità garante della concorrenza e del mercato. Nello spot, infatti, il dentifricio veniva pubblicizzato come contenente un ingrediente sbiancante professionale capace di rimuovere le “macchie in profondità” e di agire su ingiallimento dei denti anche vecchio di anni. Per l’Antitrust un messaggio capace di influenzare quei consumatori sempre più sensibili “verso le tematiche salutistiche e di cura della persona” e portandoli a credere che un simile dentifricio potesse sostituire un trattamento sbiancante professionale, tradizionalmente effettuato da dentisti o igienisti dentali. “In commercio” spiega, infatti, l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa “si trovano gel, strisce e dentifrici. Alcuni di questi prodotti contengono lo stesso principio attivo degli sbiancanti professionali, ma in concentrazioni molto ridotte. Per questo motivo la loro efficacia risulta piuttosto limitata e il loro utilizzo dovrebbe essere inteso come coadiuvante al mantenimento del risultato ottenuto con tecniche professionali”.

Un gel venduto come sbiancante è quello, ad esempio, delle penne sbiancanti, penne stick da mettere in borsa e con cui all’occorrenza provare a rimuovere piccole macchie dovute a cibo, fumo, bevande. Ingrediente classico è il perossido di carbammide, mentre ci sono penne che possono contenere anche lichene artico. Nonostante godano di una buona pubblicità come metodo facile e pratico contro le macchie, queste penne sono controindicate per i minori di 14 anni, mentre possono causare gonfiori e arrossamenti.

BUONO PER TUTTO?

Lo sbiancamento può essere cosmetico per aiutare i denti sani o devitalizzati a diventare più bianchi e di tipo non cosmetico. Quest’ultimo, spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa, viene utilizzato in caso di “discromie dentali, anche severe, dovute a traumi, trattamenti endodontici incongrui, patologie sistemiche”. Lo sbiancamento, viceversa, non funziona su otturazioni, corone protesiche, altro materiale di restauro: “Restauri dentali, corone e ponti non possono essere sbiancati” spiega ancora l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa. “È molto importante quindi valutare attentamente la presenza di tali manufatti prima di uno sbiancamento dentale in quanto tale procedura potrebbe renderli visibili. In tal caso occorrerà provvedere alla loro sostituzione”.

Cosa fare se, invece, se si hanno denti cariati? “Prima di effettuare una qualsiasi procedura di sbiancamento” spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa “è necessario fare una buona igiene e trattare almeno provvisoriamente i denti cariati. Il trattamento definitivo potrà essere effettuato due o tre settimane dopo la fine del trattamento sbiancante”.

SBIANCAMENTO PROFESSIONALE

Sono sostanzialmente due le sostanze che favoriscono lo sbiancamento dei denti e, cioè, il perossido d’idrogeno e il perossido di carbammide. I perossidi, spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa, vengono utilizzati grazie alla loro capacità, una volta entrati a contatto con i denti, di liberare ossigeno, le cui molecole “vanno a disgregare le molecole dei pigmenti responsabili della discromia, rendendole dunque non più visibili”.

Lo sbiancamento dentale professionale può essere eseguito in studio e a casa. Il primo è chiamato in-office bleaching o sbiancamento dei denti alla poltrona. Questo tipo di sbiancamento, spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa, viene eseguito in ambulatorio da dentisti o igienisti dentali e prevede, dopo “un’accurata detersione delle superfici del dente”, l’applicazione, per una trentina di minuti, di perossido d’idrogeno ad “alta concentrazione” – circa a 40 volumi –, con il trattamento, quindi, ripetuto “3 o 4 volte a distanza di una settimana”. Per “velocizzare la reazione chimica del gel” vengono utilizzati il laser o lampade a led - il trattamento con lampade è, tuttavia, controindicato per chi usa farmaci fotosensibilizzanti.

Sbiancamento dentale © iStock

Lo sbiancamento in casa è chiamato, invece, home bleaching o sbiancamento dei denti domiciliare. Come funziona? “In un primo momento” spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa “il dentista rileva due impronte delle arcate dentarie del paziente. Grazie a queste, vengono approntate delle mascherine plastiche trasparenti individuali che calzeranno perfettamente sulle arcate dentarie. Viene mostrato al paziente come posizionare il gel sulle mascherine e come indossarle. Il paziente dovrà portare queste mascherine tutti i giorni per almeno due settimane. La durata di applicazione giornaliera e la durata del trattamento dipendono dalla concentrazione del prodotto utilizzato e dalla severità della discromia”.

Le due tecniche, utilizzate sui denti sani, non sono, tuttavia, esenti da possibili effetti collaterali, anche se passeggeri, come ipersensibilità al freddo e infiammazione alle gengive dovuta al contatto con l’agente sbiancante. Per accelerare la scomparsa dei due sintomi, spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa, nel primo caso viene prescritto un “gel al fluoro o desensibilizzante” e, nel secondo, l’applicazione di “appositi prodotti forniti dal dentista”.

Più complesso, invece, lo sbiancamento dei denti devitalizzati, non privo, anche questo, di possibili effetti collaterali: “È necessario” spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa “accedere nuovamente alla camera pulpare del dente già trattato, praticando un foro sulla parete palatale od occlusale del dente, in quanto la sostanza sbiancante va posizionata all’interno del dente stesso. Il gel sbiancante color arancio viene quindi messo sia all’interno del dente che all’esterno, proteggendo i tessuti gengivali con la diga di gomma, da una possibile azione irritante del gel. È un trattamento estetico. Sono possibili recidive a distanza di qualche anno, ma il trattamento è eventualmente ripetibile. Sono riportati in letteratura possibili, rari effetti collaterali del trattamento, quali riassorbimento della radice del dente e riassorbimento dell’osso alveolare. Per ridurre tali effetti molti clinici esperti consigliano tempi più lunghi con prodotti a bassa concentrazione”.

In generale i trattamenti sbiancanti, spiega AIDI Italia, sono sconsigliati per donne in gravidanza o in allattamento, bambini, adolescenti, pazienti con “denti fortemente abrasi o erosi”. 

Quanto dura l’effetto sbiancante? Mesi o anche qualche anno, questo perché, spiega l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa, dipende dalla “situazione di partenza”, tecniche utilizzate, caratteristiche dentali dei pazienti. Nei casi più estremi c’è chi ricorre, invece, alle faccette dentali, lamelle in resina, ceramica, porcellana che vengono attaccate ai denti. 

Faccette dentali © iStock

SPETTROFOTOMETRIA DIGITALE

Nell’ambito delle ricerche sulla salute dei denti uno strumento innovativo è considerato lo spettrofotometro digitale, che consente misurazioni più precise della tonalità dentale. Tradizionalmente la valutazione del colore dei denti viene, infatti, eseguita contando sull’occhio umano, utilizzando scale di colore predefinite.

La spettrofotometria digitale è stata, ad esempio, utilizzata per misurare la tonalità di bianco di fumatori, ex fumatori, non fumatori. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Odontology ed è stato condotto da un team di ricercatori coordinati dal professor Riccardo Polosa - docente all’Università di Catania con specializzazione in Pneumologia, Immunologia clinica, Allergologia, Reumatologia, nonché fondatore del CoEHAR, centro di eccellenza internazionale per la riduzione dei danni da fumo - e dal professor Giovanni Zucchelli, docente di Paradontologia all’Università di Bologna.

Grazie alla spettrofotometria digitale è stata avanzata un’ipotesi interessante: “Per quanto ne sappiamo” viene spiegato nello studio “non sono mai stati segnalati cambiamenti nell’ombra dentale nei fumatori che hanno smesso di fumare. La nostra ipotesi di ricerca è che smettere di fumare può tradursi in un miglioramento misurabile degli indici di tonalità dentale. Tuttavia, lo scolorimento dentale indotto dal fumo può essere permanente, con un limitato ripristino del candore dopo aver smesso di fumare”. Di conseguenza “smettere di fumare può tradursi in un miglioramento misurabile degli indici di tonalità dentale”. “L’indice di tonalità del bianco dentale degli ex-fumatori” ha commentato il professor Zucchelli “si è collocato in una posizione intermedia tra fumatori e non fumatori”. 

I risultati dello studio potrebbero avere un impatto positivo sulla salute pubblica. Come osservato dal professor Polosa le persone che considerano alito cattivo e aspetto del sorriso come “questioni importanti” potrebbero, infatti, essere “fortemente influenzate da considerazioni estetiche nella loro decisione di smettere di fumare”.

Il metodo utilizzato per confrontare colore dei denti di fumatori, ex fumatori, non fumatori ha suggerito ai ricercatori un secondo studio per valutare le variazioni del bianco dei denti di fumatori che dalle sigarette tradizionali a rilascio di nicotina hanno deciso di passare a quelle elettroniche e ai prodotti a tabacco riscaldato.

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Repeatability of dental shade by digital spectrophotometry in current, former, and never smokers Articolo

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