Rapporti di coppia: ecco cosa rispondere a chi è convinto di conoscerti meglio di te stesso

Come porre fine alla classica sindrome dell’indovino che spesso finisce per distrugge le relazioni, non solo sentimentali

Rapporti di coppia: ecco cosa rispondere a chi è convinto di conoscerti meglio di te stesso
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Nelle famiglie, nei rapporti genitori-figli, nella gestione dei rapporti di coppia, il confronto delle opinioni può aiutare i cambiamenti a volte necessari. Le scelte o gli accadimenti: lavoro, figli, acquisti,  perdite affettive, possono imporre di riorganizzare i rapporti. Anche questo periodo in cui non è facile incontrarsi, le problematiche di come si garantisce la sicurezza hanno creato grandi distanze emotive, possiamo trovare la presenza di contrasti familiari e momenti di incomprensione. Prima si accusavano le riunioni di famiglia di mettere insieme persone lontane emotivamente e spesso nelle sedute di coppia si ascoltavano e si ascoltano desideri di non fare cene, pranzi e incontri.

Trovare il nostro lato oscuro

Potremmo scegliere questo periodo per trovare il nostro lato oscuro, per far affiorare, ma solo in modo costruttivo, il nostro modo di guardare il mondo e di scegliere i copioni, senza partire però dall’idea che abbiamo noi la lampada magica o dal pericoloso pensiero simbiotico che quello che piace a noi deve piacere anche agli altri. Nella psicoterapia di coppia vediamo questo fenomeno: ripetiamo che siamo in presenza della sindrome dell’indovino e di quella pedagogica: “io ti conosco più di quanto conosci te stesso/a, io ti guiderò a scoprire il vero mondo”. Queste  sindromi sono alla base di molti conflitti e di molte incomprensioni perché se non mi indovini penso che tu non mi ami, se pensi di indovinarmi ritengo che tu sia arrogante. La cosa migliore perché una coppia respiri è porre fine all’illusione della compenetrazione dei pensieri e valutare che i conflitti dinamici, scontrarsi e riappacificarsi, senza troppi intervalli, permette di crescere nell’idea che spesso le opinioni nascono da esperienze anche collettive, che abbiamo vissuto a modo nostro e inconfrontabile con quello che gli altri hanno sentito o vissuto. Riprendendo antichi principi che siamo composti da terra, aria acqua e fuoco, che abitiamo più stanze come il lavoro, l’amicizia e l’amore e che in momenti diversi possiamo privilegiare una sola di queste stanze sbagliando, perché ognuna, anche se in percentuali diverse, deve essere abitata. Le relazioni dirette sono poche, prendiamo cura dei figli che sono con noi e dei figli lontani per studio e lavoro.

Studiamo momenti comuni in cui sia possibile la conversazione, a tavola, a colazione, in momenti in cui ci diamo aiuto, lavoriamo perché non sia sempre il mondo fuori che ci chiama a giocare, ascoltare, entrare in contatto online. Ma riserviamo momenti in cui ci vediamo, parliamo insieme online e ci scambiamo pensieri e sorrisi. Rompiamo le solitudini, condividendo email, auguri, immagini. Parlare in tanti modi diversi, prendersi cura ci aiuterà a rompere e superare in questo periodo anche i conflitti che devono diventare costruttivi. Le opinioni diverse, i punti di vista, la rabbia e le delusioni sono tutte emozioni e sentimenti che ci possono aiutare a crescere. Non ci separiamo per questo, il mondo che ha solo un pensiero costruisce uniformità, le opinioni diverse permettono confronti e fanno guardare un caledoscopio.