Soluzioni contro patogeni e sostanze nocive nell’acqua di casa

Funghi, batteri, virus, protozoi, l’acqua che può odorare di uova marce o contenere ruggine, il pericolo legionella, batterio causa di una grave infezione

È stato un batterio, il Citrobacter koseri, a contaminare l’acqua di rubinetto e i biberon in un reparto di terapia intensiva neonatale e pediatrica di un ospedale italiano. Oltre 90 casi, 4 neonati deceduti, 5 con gravi lesioni cerebrali. Una notizia che ha riportato alla ribalta l’importanza della salubrità dell’acqua. Un caso, che ha fatto scalpore, finito sotto la lente d’ingrandimento di un’ispezione ministeriale e delle autorità sanitarie regionali. Dalle indagini è così emerso che i rubinetti erano sprovvisti di filtro antibatterico e che il batterio era proliferato anche a causa della scarsa igiene. Un caso eclatante di sottovalutazione del pericolo, così è stato giudicato.  

Il Citrobacter koseri è solo uno dei tanti patogeni – batteri, virus, funghi – che possono diffondersi in ambito ospedaliero, mentre insieme ad altri batteri, virus, protozoi è responsabile di infezioni idrodiffuse, veicolate, cioè, dall’acqua.

Patogeni © Pixabay

SALUBRITÀ DELL’ACQUA

Che sia per uso domestico, sanitario, industriale, l’acqua è una sorvegliata speciale. A vigilare su quella destinata al consumo umano è il decreto legislativo 31/2001, che ha recepito una direttiva comunitaria. Quest’acqua, spiega il decreto, dev’essere salubre e pulita e come tale non deve contenere microrganismi, parassiti, né altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un pericolo per la salute, da qui l’importanza dei controlli. Tali controlli interessano i punti di prelievo delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano; gli impianti di adduzione, accumulo, potabilizzazione; le reti di distribuzione; gli impianti di confezionamento dell’acqua; le acque confezionate; le acque utilizzate nelle imprese alimentari; le acque fornite mediante cisterna. 

Controlli importanti pensando, ad esempio, all’acqua utilizzata in casa per la preparazione di cibi e bevande, igiene personale, bucato, pulizie, giardinaggio. Per la sicurezza dell’acqua domestica soluzioni sono, a loro volta, la bollitura, la clorazione, la filtrazione. Sempre più ricca la tipologia dei filtri, pensati anche per essere avvitati ai rubinetti convenzionali. Ci sono, ad esempio, filtri che, oltre a distruggere la quasi totalità dei patogeni, possono eliminare sedimenti, filtrare ruggine e microplastiche, ridurre odori, pesticidi, ormoni. Questi filtri, che sono provvisti di un sistema di autodisinfezione, sono stati progettati con cartuccia multistrato.

Grado filtrazione sistemi filtranti © Culligan

Molto diffusi sono anche i depuratori d’acqua domestici, ad esempio a osmosi inversa, microfiltrazione, ultrafiltrazione. Su più larga scala, di pari passo con il progresso tecnologico, continuano ad essere sviluppati sistemi per la depurazione dell’acqua senza alterarne il sapore e generare sottoprodotti tossici o nocivi: soluzioni pensate per il settore turistico-ricettivo, la sanità, lo sport, il benessere, le strutture pubbliche, la nautica, gli impianti di raffreddamento, l’agricoltura, il settore agro-alimentare. 

A proposito di depuratori d’acqua l’ultima legge di bilancio ha introdotto per il 2021, con il bonus filtri e depuratori, incentivi per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare. La misura prevede un credito d’imposta del 50% per le spese sostenute tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022. L’importo massimo su cui calcolare l’agevolazione è di 1000 euro per ciascun immobile per le persone fisiche, quindi di 5000 euro per ogni immobile adibito ad attività commerciali o istituzionali, nonché per esercenti, attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali, è il caso, ad esempio, degli enti del terzo settore. 

L’evoluzione riguarda anche la rubinetteria, con la progettazione di rubinetti automatici con sensori a infrarossi sempre più sofisticati. Questa tipologia di rubinetti, infatti, evita di toccare con le mani sporche il miscelatore, che potrebbe venire, così, contaminato dai patogeni presenti sulla pelle.

COLORE E ODORE 

Può capitare che l’acqua della doccia o del rubinetto si presenti torbida. A seconda dell’odore e del colore è possibile individuare la causa. Una grande società di servizi idrici, ad esempio, spiega cosa c’è dietro ogni colore o ogni odore. L’acqua di colore marrone-rossastro è segno di ruggine. La causa possono essere vecchie tubature o tubature rimaste inutilizzate per molto tempo. Cosa fare? L’ossido di ferro, cioè, la ruggine non trasmette il tetano, e anche se non è pericoloso, spiega la società idrica, il consiglio è di non bere quest’acqua. Se dopo averla fatta scorrere per un po’ non torna trasparente, la soluzione è far controllare le tubature.

Se l’acqua è di colore giallognolo la causa potrebbe essere un’alta concentrazione di manganese, con l’acqua che può essere bevuta se tale concentrazione non si allontana dal “range di potabilità”. In caso di dubbi, anche sulla causa, il consiglio è di contattare il gestore della rete idrica.

Odore di uova marce? La causa potrebbe essere lo zolfo o una contaminazione batterica. Il consiglio, oltre a segnalare il problema al gestore della rete idrica, è anche quello di verificare lo stato del depuratore d’acqua domestico, che necessita, infatti, di una continua manutenzione per rimanere pulito e non trasformarsi, così, in una “fonte di contaminazione”.

Acqua biancastra, c’è da preoccuparsi? Si tratta solitamente di un problema di pressione, un probema, spiega la società idrica, molto comune nei piani alti dei palazzi. Il consiglio è di lasciarla “decantare brevemente” per far scomparire le “microbollicine all’origine dell’opacità”.

Doccia © Pixabay

Cosa sono le particelle chiare che si vedono a volte in sospensione? È il calcare. Quest’acqua è pericolosa per la salute? “Se l’acqua è ricca di magnesio e calcio” spiega la società idrica “con il calore possono formare piccole particelle bianche, dette ‘precipitato’. La presenza di calcare, indicata dal residuo fisso, anche se elevata non è un problema per la salute, anzi è un mezzo di prevenzione per le malattie cardiovascolari. Discorso differente è da fare per gli elettrodomestici, che potrebbero usurarsi più velocemente”. Senza dimenticare che l’acqua del rubinetto ad elevato residuo fisso non favorisce, come vuole un falso mito, la formazione di calcoli renali.

E se l’acqua odora o sa di cloro? Perché il cloro nell’acqua, a cosa servirà mai, è per avvelenarci? Tutt’altro. “Il cloro” spiega, infatti, la società idrica “viene aggiunto all’acqua per renderla potabile solo quando c’è il rischio di contaminazioni organiche. Nel caso dell’acqua di falda questo rischio è praticamente assente. Il cloro viene però aggiunto preventivamente quando vengono realizzati interventi sulle tubature dell’acquedotto. In questo caso, se si sente sapore o odore di cloro significa che è appena stata effettuata una disinfezione. Basta però lasciare scorrere l’acqua per risolvere il problema. Ricordate però che il cloro disciolto nell’acqua per la disinfezione è gassoso, e se quindi lasciamo una caraffa piena in frigorifero per qualche tempo, la sostanza evapora e il sapore sgradevole scompare”.

Cosa fare se ci sono residui sabbiosi? Generalmente sono “innocui” spiega la società idrica, viceversa in presenza di “depositi verdastri”, dovuti al rame delle tubature, il consiglio è di farle ripulire se non direttamente sostituire.

PERICOLO LEGIONELLA

Un pericolo è rappresentato dalla Legionella pneumophila, la legionella, un batterio gram negativo aerobico presente in natura nei laghi e nei fiumi ma che può contaminare docce, rubinetti, condizionatori, umidificatori, scarichi di impianti igienici, torri di raffreddamento, condensatori, fontane, piscine, tubature.

L’infezione causata da questo batterio è la legionellosi. L’infezione da legionella, che non è contagiosa, si contrae non bevendo acqua contaminata ma inalandone le goccioline. Sintomi sono febbre, brividi, mal di testa, dolori muscolari, tosse secca, difficoltà a respirare, con l’infezione che si può evolvere in polmonite.

Polmonite batterica © Pixabay

Una guida dell’Istituto Superiore di Sanità per la prevenzione della contaminazione da legionella negli impianti idrici parlando delle situazioni di rischio fa l’esempio delle docce, in particolare con soffioni incrostati, rubinetti senza rompigetto o rompigetto incrostati responsabili dell’emissione di spruzzi, vasche idromassaggio con aerosolizzazione dell’acqua, fontane interne, sciacquoni per WC inutilizzati per lunghi periodi di tempo, idropulitrici, sistemi di irrigazione a spruzzo, sistemi di autolavaggio.

Bagno © Pixabay

Ci sono alcune condizioni che aiutano la proliferazione del batterio, ad esempio, spiega la guida, la stagnazione delle tubature o dei serbatoi d’acqua; l’acqua calda che scende sotto i 50° C e quella fredda che sale sopra i 20° C; il flusso scarso o assente nel sistema idrico; acqua in ingresso “di scarsa qualità”, non adeguatamente potabilizzata o erogata con “flusso intermittente”. Il consiglio, pertanto, è di controllare la temperatura dell’acqua; di pulire, disincrostare e, in caso, sostituire tutti i terminali, cioè, docce e rubinetti di acqua calda e fredda; di “flussare abbondantemente” e disinfettare periodicamente con cloro le cassette di scarico per WC, gli orinatoi, i by-pass e tutti gli altri punti sulla rete idrica; di assicurarsi che i serbatoi di stoccaggio dell’acqua potabile contengano cloro residuo libero con un valore consigliato di 0,2 mg/l.

Un’azienda di servizi idrici, infine, consiglia di mantenere sempre puliti condizionatori e umidificatori; di pulire e disinfettare i filtri; di decalcificare rubinetti e docce; di svuotare e disinfettare i serbatoi di accumulo dell’acqua.

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