Sonniferi e tranquillanti: chi può usarli e cosa si rischia in caso di sovradosaggio

Stress, ansia, insonnia, voglia di sperimentare, l’uso di queste sostanze avviene spesso al di fuori delle regole e delle prescrizioni, con il rischio in molti casi di sviluppare dipendenza, dai risvolti poco piacevoli

Un comodino, un flacone di barbiturici, una bottiglia di alcool: una classica scena da film, con la differenza che la vita reale non dovrebbe mai imitare ciò che si vede nelle pellicole. Negli ultimi anni si è registrato, infatti, un aumento del consumo di sostanze psicoattive, tra cui sonniferi e tranquillanti come benzodiazepine, barbiturici, medicamenti Z – ad esempio zaleplon, zolpidem, zopiclone. Sostanze utilizzate, a seconda, contro ansia, insonnia, stress, convulsioni, disturbi bipolari o, ancora, per favorire il rilassamento muscolare. C’è chi, invece, spiega la Sucht Schweiz, fondazione svizzera sulle dipendenze, fa un uso distorto delle benzodiazepine per “inebriarsi” nell’ambito di un “consumo sperimentale o ricreativo” o assunte insieme ad altre sostanze come alcool, eroina, cocaina.

SONNO PERDUTO

Il consumo dei sonniferi è, ad esempio, molto diffuso tra le persone anziane, che a causa dell’età, hanno difficoltà a prendere sonno. Se con l’avanzare dell’età il sonno diventa sempre più leggero ed è soggetto a continue interruzioni, si possono, tuttavia, adottare alcuni comportamenti, come spiega la Suchtpräventionsstellen di Zurigo: “Quando si va a dormire, è importante essere stanchi. È consigliabile alzarsi possibilmente sempre alla stessa ora alla mattina e andare a letto alla stessa ora alla sera. Le ore di sonno perso non dovrebbero essere recuperate di giorno, anche se un sonnellino dopo il pranzo fa comunque bene”.

Sonniferi © iStock

PRESCRIZIONE MEDICA

Sonniferi e tranquillanti vanno assunti solo dietro consiglio medico. La Sucht Schweiz fa l’esempio delle benzodiazepine che non andrebbero prescritte, se non dopo aver consultato uno specialista, alle donne in gravidanza o durante l’allattamento, a persone con problemi di alcool, anche in fase di disintossicazione, a chi soffre di depressione, disturbi del controllo degli impulsi, sindrome da fatica cronica, fibromialgia, a chi fa uso di oppioidi.

DIPENDENZA

Sonniferi e tranquillanti vanno assunti rispettando le dosi prescritte e la durata del trattamento. Viceversa il rischio è quello di sviluppare dipendenza fisica e psichica. 

Spesso chi soffre di dipendenza non ne è consapevole. Esistono, tuttavia, dei comportamenti che sono un vero e proprio campanello d’allarme. Li elenca la Suchtpräventionsstellen di Zurigo: “Fissazione sul medicinale: non si esce più di casa senza le pastiglie. Ricorrere ad altri tipi di aiuto, ridurre la dose o addirittura interrompere l’assunzione del medicinale è impensabile o può causare ansia. Estensione dell’assunzione di medicinale: vengono presi ad esempio sonniferi anche di giorno per combattere l’agitazione. Aumento della dose: si assumono più pastiglie di quelle prescritte dal medico. Segretezza: le pastigliE vengono assunte di nascosto e non si parla apertamente della ricerca di altre fonti per ottenerle”.

La dipendenza, ad esempio, da benzodiazepine, spiegano la FMH, l’associazione dei medici svizzeri, e la Schweizerische Apothekerverband, la società svizzera dei farmacisti, può avere un impatto negativo anche sulla vita sociale portando a disinteresse emozionale, irritabilità, calo di interessi, problemi relazionali, ricordando fra le altre conseguenze dovute a iperdosaggio disturbi della memoria e dell’attenzione, riduzione delle facoltà di percezione e reazione. E ancora: “Una sedazione troppo importante e/o troppo lunga accresce il rischio d’incidenti stradali, sul lavoro e durante il tempo libero. A causa dell’effetto miorilassante e della sedazione possono intervenire cadute, in particolare per gli anziani. L’uso dei sonniferi e dei tranquillanti durante la gravidanza comporta rischi per il nascituro. Il consumo simultaneo di altre sostanze come alcol o barbiturici può provocare importanti disturbi del comportamento e rischi di iperdosaggi mortali”.

Nel caso si riconosca una dipendenza, è importante rivolgersi a un medico o al farmacista. Un errore da non fare è, infatti, quello di interrompere bruscamente l’assunzione delle sostanze che hanno causato dipendenza, cosa che deve, invece, avvenire gradualmente e sotto stretto controllo medico. Un’interruzione brusca può, infatti, portare a crisi d’astinenza che, spiegano la FMH e la Schweizerische Apothekerverband, possono provocare ansia, agitazione motoria, fotofobia, forte sensibilità ai rumori, formicolii, crampi o spasmi muscolari, disturbi del sonno, vertigini.

Contro la dipendenza, spiega, invece, la Suchtpräventionsstellen di Zurigo la psicoterapia può favorire la disintossicazione: “Determinate terapie comportamentali possono ad esempio fare effetto già dopo poche sedute. Vengono tematizzati comportamenti che causano ad esempio i disturbi del sonno e si apprende (nuovamente) un normale comportamento del sonno”.

IL MITO DELLA MELATONINA

Contro i disturbi dovuti all’insonnia Assosalute consiglia farmaci da banco ad azione “blandemente sedativa” a base di valeriana e passiflora, da soli o in associazione, mentre contro il mal di testa aiuteranno i tradizionali farmaci a base di antinfiammatori come acido acetilsalicilico, ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene.

C’è chi per prendere sonno usa la melatonina, ormone naturale che aiuta a regolarne il ciclo. La melatonina, tuttavia, spiega ISSalute, va in generale assunta “per un periodo stabilito dal medico”, mentre tra i suoi effetti indesiderati ci sono mal di testa, dolori alla schiena e dolori articolari.

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