SOS alcool tra i teenager: spezzare la spirale perversa che li inghiotte

Vite bruciate dall’alcool, accade sempre più spesso tra gli adolescenti. Perché lo fanno? Di chi è la colpa? L’importanza del ruolo educativo dei genitori

Li vedi che s’aggirano furtivi tra gli scaffali dei supermercati, afferrando bottiglie di birra, vodka, vino, tequila, wiskey, gin. Molti hanno ancora i brufoli o portano l’apparecchio ai denti. Non sempre vengono bloccati alla cassa, anche se minorenni. Non sono solo i maschi a fare incetta di bottiglie, anche le femmine partecipano allo shopping alcolico. I più piccoli, anche di dieci o undici anni, rimangono, invece, fuori dalla porta per non dare nell’occhio.

Bere tutto in una sola volta fino a ubriacarsi e non capire più nulla, con il cervello che va in tilt. È il binge drinking, l’abbuffata di alcool, la moda perversa che attira sempre più giovani, vittime di una spirale mortifera dove hanno buon gioco il marketing dell’alcool e l’incultura dello sballo amplificata dalla TV, dai social, dalle star dello sport, dai divi del cinema, dai cantanti di grido, dalle band musicali.

STRANE MODE

Si beve molto, tra feste e concerti e anche agli eventi sportivi. Tutti ubriachi, a volte fino al coma. “Halloween, due studenti finiscono in coma etilico. Abbandonati dagli amici e soccorsi dai passanti, che hanno chiamato il 118. Giovane trovato all’alba sotto choc vestito da scheletro” titolava, tempo fa, un quotidiano italiano. Michael Burch era, invece, una matricola dell’ateneo della West Virginia: sarà una notte da ricordare, aveva scritto nel suo ultimo sms, pensando allo sballo della cerimonia di iniziazione. Sarebbe, invece, morto intossicato dall’alcool mandato giù con un imbuto. E quando bottiglie e imbuto non bastano più, c’è l’eye balling, con l’alcool versato direttamente nell’occhio. Si beve molto e ci si ubriaca perché ci si vuole ubriacare e allora una garanzia per costoro è il pub crawl, passando da un pub all’altro in una sola serata per bere come spugne. Ci si ubriaca per stordire i sensi per poter fare balconing, lanciandosi da un balcone o da una finestra ai piani alti per andare a finire dentro una piscina o su un altro balcone, spesso giocandosi stupidamente la vita. S’ingurgita una bevanda alcolica dopo l’altra anche per provocare il vomito, è la drunkoressia, una moda che spopola nei campus universitari americani e imitata oltreoceano.

Si beve molto e se non sono vodka o tequila o altre diavolerie superalcoliche, sono allora gli alcol pop, bevande alcoliche aromatizzate lanciate sul mercato con modalità di confezionamento e tecniche, dai caratteri ai colori alla forma, particolarmente attraenti per i giovani. Mix pericoloso è anche l’alcool mescoltato agli energy drink con il sapore dolciastro delle bevande energetiche che mitiga quello dell’alcool, spingendo a bere sempre di più e con gli ingredienti dal potere eccitante delle prime che donano una sensazione illusoria di sobrietà.

TANTE RAGIONI

Perché i più giovani bevono? Per paura di non essere accettati dal gruppo e venire isolati, ad esempio, o, nel caso dei maschi, sentirsi un po’ macho e, delle femmine, donne vissute, anche se l’abuso di alcool, spiega l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, può essere anche spia di condizioni psicopatologiche come ansia, paura, depressione, disturbi di personalità, con l’alcool che allora diventa, a seconda, garanzia di disinibizione, disinvoltura, autostima, trasgressione o, ancora, un modo per riempire vuoto e solitudine o anestetizzare il dolore esistenziale.

CAMPAGNE CONTRO L’ALCOOL

Se non si muore di troppo alcool, anche in un incidente stradale, l’impatto è sulla salute, sulla vita di tutti i giorni, sulla socialità. In questo contesto emergenziale s’inseriscono allora le campagne per aiutare gli adolescenti a non cadere vittime degli inganni dell’alcool. Un esempio è la campagna del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità con l’Osservatorio Nazionale Alcol in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia e lo WHO Collaborating Centre for Research and Health Promotion on Alcohol and Alcohol-Related Health Problems.

La campagna contiene alcune dritte con cui viene, ad esempio, ricordato ai più giovani che il loro organismo in formazione non è in grado di assorbire l’alcool; che l’alcool fa male al cervello causando perdita di coordinamento, riduzione della lucidità, diminuzione della memoria, rallentamento dei riflessi e ritardo della reazione a stimoli luminosi e sonori, fino a condurre in alcuni casi alla perdita di coscienza; che l’alcool danneggia l’organismo, provocando danni non solo al cervello, ma anche a fegato, stomaco, mammella, cuore; che l’alcool altera l’autocontrollo, indebolendo il sistema nervoso centrale, facendo perdere il pieno controllo delle prorie azioni e della capacità di giudizio, spingendo ad assumere comportamenti rischiosi come la guida in stato di ebrezza e rapporti sessuali non protetti; che l’alcool può uccidere; che l’alcool può influenzare negativamente i comportamenti, rendendo violenti e aggressivi; che l’alcool può danneggiare il feto. Se ci si vuole divertire non è necessario affidarsi all’alcool, ricorda la campagna, invitando a parlarne con gli insegnati e i genitori (naturalmente quando insegnanti e genitori sono un buon esempio).

CONSIGLI PER I GENITORI

Cosa possono fare i genitori o gli insegnanti? Indovinare, ad esempio, la giusta modalità per affrontare il problema, spiegano l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Fondazione Ania in una pubblicazione su alcool e sicurezza stradale, o ancora parlare con i propri figli senza giudicarli, mettendoli al tempo stesso al corrente dei rischi dell’assunzione di alcool e rivolgendosi a uno specialista solo nei casi più gravi.

Un decalogo per i genitori è quello, invece, del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità con l’Osservatorio Nazionale alcool e dello WHO Collaborating Centre for Research and Health Promotion on Alcohol and Alcohol-Related Health Problems. Primo passo per i genitori sarà quello di osservare e ascoltare con i propri figli le pubblicità sugli alcoolici per smontarne il mito. I genitori con il loro comportamento dovranno, quindi, dare il buon esempio nella vita di tutti i giorni. Dei rischi dell’alcool bisogna parlare ai propri figli quando ancora sono bambini per dar loro il tempo di capire e assimilare il messaggio. Nell’adolescenza, infatti, potrebbe essere troppo tardi, questo perché nell’adolescenza, età della ribellione, le parole dei genitori potrebbero essere recepite come un’esagerazione, con il rischio per i primi di ottenere un effetto opposto a quello desiderato. I genitori dovranno, quindi, spiegare che un organismo giovane non è ancora in grado di “smontare l’alcol” perché “il sistema enzimatico non è completamente sviluppato” e che le femmine eliminano solo la metà di una dose di alcool metabolizzata dai maschi. Anche le adolescenti, non solo, quindi, le donne adulte, devono sapere che l’alcool, anche due bicchieri al giorno, può danneggiare il feto, che è privo di sistemi enzimatici capaci di smaltire l’alcool, con il rischio di “pregiudicare la salute del bambino e distruggere i neuroni di un cervello ancora in formazione”.

I genitori dovranno anche spiegare l’impatto dell’alcool sullo stato psicofisico, ricordando che anche “una banale serata in pizzeria può trasformarsi in una situazione a rischio quando si deve tornare a casa in motorino”. Occhio all’etichetta: i genitori dovranno anche insegnare a leggere l’etichetta delle bevande alcoliche, discutendone con i propri figli, con cui analizzare bottiglie e lattine da cui sono attratti complici forma, colore e sapore: sarà un modo per aiutarli a emanciparsi e responsabilizzarsi. I genitori dovranno, quindi, illustrare la correlazione tra alcool e ricerca del piacere con l’organismo che in progressione crescente richiederà quantità sempre maggiori di alcool: bere e ancora bere per sentirsi sempre più disinvolti, loquaci, euforici, super, al top, con il rischio di diventare schiavi dell’alcool.

I genitori potranno dare il buon esempio organizzando una festa analcolica, coinvolgendo i propri figli e insegnando, così, che ci si può divertire anche senza alcool. Quello dei genitori, infine, dovrà essere un “approccio educativo e informativo” duraturo con cui accompagnare i propri figli lungo tutto il loro percorso di vita, orientandoli al consumo, questo sì alternativo, delle bevande analcoliche non solo a casa ma anche al ristorante e in pizzeria, sfavorendo, in questo modo, il consumo precoce di alcool.

Abbiamo parlato di:

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Website | Twitter | Facebook | Instagram | YouTube | LinkedIn

Ministero della Salute Website | Twitter | Facebook | Instagram | YouTube | LinkedIn

Istituto Superiore di Sanità Website | Twitter | YouTube | LinkedIn

Osservatorio Nazionale Alcol Scheda

Società Italiana di Alcologia Website

Fondazione Ania Website | Twitter | YouTube | LinkedIn