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Violenza Manipolazione Maltrattamenti

di Orietta Matteucci

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Molti studi (Bowlby, Ainsworth, Klein, Rogers) confermano che dal rapporto madre (o chi per essa) bambino, dipende la stabilità emotiva dell’adulto. Se la qualità delle cure materne è stata soddisfacente per il bambino questo svilupperà l’autostima e la sicurezza in sé e fiducia negli altri, se le cure sono state discontinue o disorientanti potrà sviluppare insicurezze e psicopatologie più o meno gravi.

A volte capita che nei rapporti familiari, di amicizia, di lavoro, ma soprattutto in quelli di coppia possa instaurarsi una forma di violenza psicologica di cui la vittima non si rende conto.

Si tratta di una sottile forma di manipolazione da parte di una persona nei confronti di un’altra per confonderla, renderla dipendente, farle perdere la fiducia in se stessa fino a farla dubitare della propria sanità mentale.

L’intento e la soddisfazione del carnefice/manipolatore, è quello di privare la vittima dell’autostima, esercitando e mantenendo su di essa controllo e potere, riducendola ad una condizione di dipendenza fisica e psicologica. Questa condizione a sua volta alimenta nella vittima il bisogno di rinforzare il suo legame con il carnefice, il più delle volte, idealizzato e percepito come persona potente e sicura.

È come una caccia del gatto con il topo dove il gatto/carnefice si trova perfettamente a suo agio e la vittima cade in uno stato sempre più confusionale, fino a raggiungere la convinzione di essere sbagliata e a sprofondare in vissuti di insicurezza, autosvalutazione, dipendenza.

La vittima, sempre più dipendente dal suo aguzzino, si isola a livello sociale, cadendo in una trappola dalla quale difficilmente potrà uscire o chiedere aiuto.

Perché accade ciò? Prima di tutto c’è da dire che carnefice e vittima, di solito, non si incontrano per caso, ma sembrano proprio scegliersi: l’uno per sentirsi potente e capace di esercitare dominio e controllo e l’altra, perché vuole essere corteggiata da un uomo che le appare forte, attraente e che si aspetta sia anche dolce e protettivo.

L’insicurezza e la scarsa autostima da una parte e il volere esercitare dominio e sottomissione dall’altra, celano alcuni bisogni inconsci e fondamentali che premono per essere soddisfatti. I due riconoscono istintivamente i segnali che ognuno lancia inconsapevolmente all’altro e, fatalmente, si innesca un circuito perverso in cui si intrecciano vari fattori legati alla personalità che contribuiscono a plasmare e a dare significato alla relazione.

Il comportamento di ciascuno rappresenta contemporaneamente causa ed effetto di quello dell’altro in una circolarità reciproca per il soddisfacimento di aspettative profonde e inconsce e dove si realizza un incastro tra la personalità del manipolatore e quella della sua vittima.

Ma come si può riconosce un manipolatore?

Un uomo e una donna si incontrano e una delle due, per esempio l’uomo, all’inizio sfodera fascino, lusinga per conquistare la donna e convincerla dei propri buoni sentimenti. Cominciano a frequentarsi e lui sembra proprio un bravo ragazzo innamorato, attento e premuroso. Invece ad un certo punto della relazione, forse quando è ben sicuro di avere il controllo sulla donna, comincia a criticare continuamente, svalutare, fare sarcasmo, fino a prosciugarne le energie come un vero parassita psicologico in un crescendo di violenze, da cui sembra impossibile sottrarsi.

Come evitare di cadere in una spirale di violenza psicologica e fisica?

Quando una persona cade nella rete, in effetti, è piuttosto complicato uscirne, tuttavia può tentare di prevenire di caderci rafforzando l’autostima, aumentando la sicurezza in sé, cercando di essere il più possibile autonoma. E’ utile chiedere aiuto in particolare se la persona ha avuto esperienze di maltrattamenti e abusi che fatalmente indeboliscono le capacità di resistenza psicologica e possono renderla schiava del proprio aguzzino.

Orietta Matteucci www.bambinooggiuomodomani.org



01/04/2014