Abusi in sala parto: trattamenti inumani, degradanti e insulti sessisti alle partorienti

Presentato all'Onu il Rapporto sulla violenza ostetrica. L’Osservatorio italiano denuncia violazioni e procedure non raccomandate. Parte la campagna #bastatacere

Le co-fondatrici dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia)
Le co-fondatrici dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia)
TiscaliNews

Che si faccia nascere il proprio bambino in Oriente od Occidente, nel Nord o nel Sud del mondo, sembra che ci sia un rischio comune a tutte le partorienti: quello di incorrere nella violenza ostetrica. Avviene infatti in moltissimi casi che, durante il parto, avvengono quelle che vengono definite "manifestazioni di violenza di genere": dal taglio cesareo senza consenso, all'abuso dell'episotomia (incisione chirurgica del perineo e della parete posteriore della vagina), alla manovra di Kristeller (una pressione sul fondo dell'utero), fino a procedure dolorose fatte senza anestesia (come il raschiamento e le suture).

Il Rapporto mai visto prima

A dirlo è la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Dubravka Šimonović, nel Rapporto annuale presentato lo scorso 4 ottobre a New York nel corso dell'assemblea generale delle Nazioni unite. Il Rapporto, che per la prima volta affronta il tema della violenza ostetrica come violenza di genere, è stato presentato il 28 novembre a Roma nella sua traduzione in lingua italiana.

Umiliate e sottoposte e trattamenti non necessari

La traduzione è stata realizzata grazie ad Alessandra Battisti ed Elena Skoko, fondatrici dell'Osservatorio sulla violenza ostetrica Italia. "Tra le questioni che i documenti hanno evidenziato emerge un problema con la somministrazione di un vero consenso informato, un crescente abuso della necessità medica che conduce ad alti numeri di tagli cesarei non necessari, alti numeri di episiotomie non necessarie e altri trattamenti non necessari sotto il profilo medico, ma ancora più grave è che io abbia riscontrato che le donne durante il parto siano private della loro autonomia nell'agire e della loro integrità fisica, che siano maltrattate e a volte, persino, umiliate", commenta Šimonović.

L’esigenza di nuovi protocolli per il parto

La relatrice speciale ha formulato delle raccomandazioni rivolte a tutti gli Stati membri dell'Onu. Le nazioni dovrebbero elaborare strategie nazionali sui servizi di salute riproduttiva e sulla nascita per di assicurare trattamenti "rispettosi, attenti e gentili", basati sul rispetto dei diritti umani nel contesto del parto e degli altri servizi riproduttivi, in linea con gli standard internazionali dei diritti umani, incluso il rispetto per la privacy e per la riservatezza.

I diritti delle partorienti

In relazione alla violenza ostetrica, si chiede agli Stati di garantire nella pratica il diritto delle donne ad avere una persona di propria scelta durante il parto, di considerare la possibilità di consentire il parto in casa ed evitare la criminalizzazione del parto a domicilio, di monitorare le strutture sanitarie anche raccogliere e di pubblicare annualmente i dati sulle percentuali di tagli cesarei, di parti vaginali, di episiotomie e di altri trattamenti relativi al parto, all'assistenza ostetrica e ai servizi di salute riproduttiva, su base annuale.

Appello contro la violenza in sala parto

Dopo la diffusione di questo rapporto, l'Osservatorio sulla violenza ostetrica (Ovo) in Italia fa appello al Governo, al Parlamento e alle Regioni perché affrontino il tema "della violenza perpetrata durante i parti", sottolineando come ci siano "violazioni o procedure mediche non raccomandate" che vengono poste in essere nelle sale parto. L’appello è stato lanciato a Roma, nell'incontro organizzato dallo stesso osservatorio e dalle associazioni Ciao Lapo e La Goccia Magica per presentare la traduzione in italiano del Rapporto.

#bastatacere

"In quanto utenti dei servizi di assistenza alla maternità, le donne generalmente non vengono considerate come partecipanti attive nei processi decisionali e sono escluse dalla partecipazione alle politiche sanitarie", ha rilevato Elena Skoko, coordinatrice della campagna mediatica #bastatacere e fondatrice con Alessandra Battisti di Ovo Italia. "In Italia - ha proseguito - ad oggi non ci sono percorsi che permettano alle donne di esprimere le loro preferenze di parto e il sistema sanitario non garantisce la scelta dei luoghi di nascita e nemmeno delle modalità di assistenza. Le donne che hanno vissuto un parto traumatico esprimono la propria sofferenza sui social perché non ci sono altri luoghi di ascolto. Dalle istituzioni di un Paese avanzato e democratico ci si aspetterebbe di più dell'indifferenza e dell'ostilità noi confronti delle madri, dei neonati e anche degli operatori sanitari".

Una forma di violenza psicologica

Secondo l'avvocato Alessandra Battisti "trattamenti medici senza consenso e in assenza di indicazioni cliniche vengono qualificati come inumani e degradanti, e in taluni casi persino tortura, mentre le espressioni offensive e sessiste durante il parto integrano una forma di violenza psicologica". Secondo i dati della ricerca Doxa "Le donne e il parto" del 2017, commissionata proprio da Ovo, il 21% delle donne del campione intervistato dichiara di avere subito una qualche forma di violenza durante il parto e il 41% si ritiene lesa nella propria dignità personale e nell'integrità psicofisica.