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La battuta indecente e lo schiaffo: quando l'abuso psicologico fa più male della violenza fisica

La violenza psicologica è un gioco di potere, manipolazione perversa motivata dall’insana necessità di ferire gli altri allo scopo di dimostrare superiorità

A giudicare dalla tempesta di commenti, articoli e post dedicati, lo schiaffo sferrato da Will Smith al comico Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar ha scosso l’opinione pubblica mondiale. Dopo una battuta indecente, irrispettosa e violenta che alludeva alla malattia della moglie di Smith, il divo ha attraversato il palco con ampie falcate e colpito in pieno volto il presentatore, per poi lasciare la scena imprecando ferocemente.

L'etichetta di maschio tossico

Lo schiaffo in mondovisione è costato al “Principe di Bel Air” l’etichetta di “maschio tossico”, un marchio capace di delegittimare una carriera trentennale costellata di sudati e meritati trionfi. C’è da pensare che Will Smith pagherà aspramente lo smottamento psicologico e l’aggressività disregolata innescati dalla “satira” di Chris Rock. 

Qualunque forma di violenza deve sempre ricevere sanzioni, sempre. Dunque non c’è dubbio che l’attore debba scontare l’attacco al collega, senza giustificazioni di sorta. Tuttavia, sul piano psicologico e relazione credo sia necessario riconoscere che il comico schiaffeggiato abbia compiuto una violenza verbale inaccettabile e gravissima ridicolizzando una persona inerme (Jada Pinkett, attrice e moglie di Smith), visibilmente e notoriamente affetta da una patologia incurabile. In altre parole, Chris Rock si è reso responsabile di un abuso psicologico grave, forse più contundente dello schiaffo ricevuto.

La violenza psicologica

La violenza psicologica, per definizione, consiste in un atto comunicativo incongruente che investe il destinatario di messaggi contraddittori dal contenuto falsamente innocuo e dal risultato offensivo, mortificante e squalificante. Nella fattispecie, il “comico” degli Oscar ridendo e sorridendo, bonario e cameratesco ha vomitato acido sulla ferita di una spettatrice malata, calva attonita e impotente.

Per Jada Pinkett la serata degli Oscar doveva essere una festa. Si era vestita elegantemente ed era bella. Aveva affrontato il giudizio e il pregiudizio che affliggono gli “imperfetti” nell’Olimpo hollywoodiano per affiancare il marito prossimo all’incoronazione più ambita del cinema mondiale. Ma ecco la scoccata assurda del presentatore, che richiama l’attenzione sull’alopecia e invita lo star system a riderci sopra.

La violenza psicologica è mancanza di empatia, gioco di potere, manipolazione perversa motivata dall’insana necessità (conscia o inconscia) di ferire gli altri allo scopo di dimostrare superiorità. Che lo volesse o meno, il comico Rock si è reso responsabile di violenza verbale, una violenza fatta di parole che Will Smith ha ritradotto in un gesto fragoroso, proporzionale e simmetrico.

Non bisogna in alcun modo deresponsabilizzare il divo per l’azione sbagliata, perché ogni forma di violenza è ingiustificabile. Ma sulla base dello stesso principio, sarebbe importante stigmatizzare allo stesso modo la violenza verbale del presentatore. Irridere sarcasticamente a una malattia palese, per giunta in pubblico, è stato bullismo puro amplificato dal contesto internazionale della kermesse

Quando la vittima diventa carnefice

L’abuso psicologico ha spesso l’effetto di trasformare le vittime in carnefici. È ciò che Will Smith rischia per aver restituito in gesti la brutalità delle parole rivolte alla moglie. Il caso in questione dimostra che la risposta fisica all’abuso verbale è istintiva, ma estremamente disfunzionale. 

Immaginiamo Will Smith che si alza, prende per mano la moglie, attraversa il palco ignorando apertamente il comico e con lei accanto lascia, sprezzante, il teatro per tornare solo più tardi, per la premiazione.

Immaginiamo Will Smith che non reagisce alla battuta con uno schiaffo immediato e che, invece, attende di elaborare la rabbia, realizzata l’effettiva portata del trauma, risponde debitamente e definitivamente all’aggressione mascherata da gag.

Come gestire le emozioni

Mantenere un’adeguata regolazione emotiva quando siamo oggetto di comunicazioni abusive, incongruenti o paradossali richiede un lavoro psicologico specifico e personalizzato. È impossibile generalizzare soluzioni, anche se una tattica solitamente efficace contro la violenza psicologica esiste, e consiste nell’ascolto silenzioso seguito dal distacco, o meglio dall’allontanamento dall’aggressore e a una temporanea interruzione del flusso comunicativo.

Per quanto appaia complesso, la prima reazione più strategica, sana e funzionale alla violenza psicologica consiste nel distacco e nel silenzio. Successivamente, passata l’impulsività, sarà possibile adottare contromisure meditate e più efficaci.

La violenza fisica non è mai una risposta valida alla violenza psicologica. Anzi, chi abusa emotivamente si avvantaggia enormemente della perdita di controllo della vittima, che si imbriglierà da sola nel senso di colpa e nel biasimo collettivo. Come accade a Will Smith. E se un divo può precipitare così miseramente nella trappola della violenza emotiva, figuriamoci le implicazioni dell’abuso psicologico nella quotidianità di ognuno di noi, senza statuette dorate, telecamere e red carpet.