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Sara Ventura, il grave infortunio e la sua Francia: "Ma io sogno la maglia della nazionale italiana"

Talentuosa calciatrice italo-francese classe 2002 Sara racconta la sua rinascita dopo lo stop di 2 anni: “Qui mi sento a mio agio come se fossi a Lione, integrata da un popolo accogliente e festaiolo”

Talentuosa calciatrice italo-francese classe 2002, di ruolo terzino destro, capace di ricoprire tutte le posizioni dell’esterno di fascia, è stata vincitrice di diversi trofei con la maglia dell'Olympique Lyonnais prima di decidere di emigrare in Italia, militando dapprima nelle fila della Juventus e da questa stagione nel Chievo Verona in serie B per riscattarsi da due anni bui vissuti nel 2019 e 2020 in cui è stata lontana dai campi di gioco per infortunio.

Accolta sin da subito nel nostro paese, ammira la mentalità e lo spirito di accoglienza e di generosità tipico degli italiani, capaci di farla sentire a proprio agio come se fosse ancora nel suo paese d’origine, la Francia.

Sara, ci puoi fare una breve descrizione della tua carriera?

“Sono nata à Grenoble, ho cominciato a giocare a calcio a 10 anni al Claix Football, in una squadra femminile in cui ho militato per tre stagioni; a seguire ho continuato con la squadra maschile di Poisat, dove ho giocato con il mio fratello per la prima volta sul campo a 11 e insieme abbiamo vinto il campionato. Per il mio secondo anno U15 sono andata a Echirolles in Eccellenza e in quel periodo sono stata convocata nella rappresentativa regionale per disputare un torneo nazionale. È grazie a questo torneo che il Lione mi ha notata e mi ha convocata per allenarmi con loro. Di lì a poco mi hanno presa e ho militato 5 anni con loro, di cui 3 in U19 e due in U20. Siamo stati vicecampioni di Francia tre volte di fila e una volta Campioni di Francia; a seguire, assistita dalla Mapa Sports Agency, sono approdata in Italia, arrivando prima alla Juventus e da questa stagione al Chievo Verona”.

Come sono stati i due anni di stop forzato?

“Purtroppo sono stata 2 anni lontana dai campi a causa di infortuni ai legamenti crociati nel 2019 e nel 2020. Nel 2017 ho avuto la possibilità di entrare al «Pole espoir» (un centro di formazione della Federazione Francese che ti allena per 3 anni e ti prepara alla Nazionale Francese) ma ho scelto Lione perché il mio sogno è quello di vestire la maglia della Nazionale italiana”.

Chi ti ha dato la forza ed il coraggio per superare gli infortuni?

“La mia famiglia mi ha sostenuto molto durante il mio infortunio così come l’Olympique Lione, dove tutta la squadra e lo staff mi ha dato sostegno, mettendomi nelle migliori condizioni possibili per poter recuperare bene, giocando in un ambiente dotato di tutte le strumentazioni necessarie per superare questo tipo di incidenti. Erano abituati a questo tipo di situazioni con diverse calciatrici che sono diventate brave e di successo, superando questi momenti difficili”.

Perché hai deciso di giocare a calcio?

“Ho iniziato seguendo lezioni di danza classica ma quando terminava la sessione, non vedevo l’ora di correre subito a giocare a pallone con mio fratello nel giardino. È grazie a quest’ultimo che è nata questa passione per il calcio, anche perché ho una famiglia di tifosi, nello specifico sono supporters della Juve e della squadra Azzurra”.

Come concili il calcio con gli altri impegni lavorativi e con quelli familiari?

“Da quando sono entrata all'Olympique Lyonnais, i miei studi sono organizzati in base al calcio e continuo ancora oggi a frequentare l'Università di Lione a distanza come atleta di alto livello e grazie all’organizzazione dei corsi, posso continuare la mia passione. La mia famiglia, mi sta volto vicina, mi segue sempre, in particolare la mia mamma viene spesso a trovarmi a Verona”.

Ti senti integrata in Italia ? È stato facile ambientarti?

“Mi sono integrata molto rapidamente grazie alle tante persone che mi hanno messo a mio agio. Gli italiani sono un popolo di persone molto accoglienti e fanno di tutto per farmi sentire come se fossi a casa mia, mi piace molto la mentalità del bel paese”.

Cosa ti manca della Francia e cosa apprezzi maggiormente dell'Italia rispetto al paese transalpino ?

“Mi manca la mia famiglia e miei amici. In Italia mi piace la vita, sono più festaioli, mentre in Francia e più ‘ognuno a casa sua’ ed inoltre, preferisco il cibo italiano. Per il calcio, in Francia, ero abituata a praticare un gioco più tecnico e più atletico con maggiore libertà nel gioco, mentre in Italia si privilegia maggiormente l’aspetto tattico limitando quella sana follia nella manovra che si aveva a Lione.

La cosa bella in Italia è la possibilità di studiare tutti gli scenari possibili e sviluppare un pensiero tattico, dando più chances ai giovani di giocare, una grande opportunità per una calciatrice poter essere in grado, in tal modo, di rispondere a ogni situazione e variabile di gioco”.