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L’allenatore in carrozzina: “In Italia il 'diverso' fa paura". E svela la grave umiliazione che ha subito

Antonio Genovese, allenatore professionista di calcio femminile, è costretto su una sedia a rotelle dall’adolescenza

Paraplegico dall’adolescenza, porta avanti con coraggio la sua difficile battaglia, fortemente convinto che le vere barriere non siano quelle architettoniche ma quelle mentali che ancora oggi bloccano e limitano l’essere umano, impedendogli la realizzazione dei sogni.

Raccontiamo la toccante storia del mister Antonio Genovese, allenatore professionista di calcio femminile, costretto su una sedia a rotelle, deluso e schiacciato da un sistema tipicamente italiano che non apprezza e tutela il valore ed il merito in campo sportivo e lavorativo, discriminando le aspirazioni dei diversamente abili.

Salve mister Genovese, si allinea al pensiero del collega Marco Rossi c.t dell’Ungheria, che ha dichiarato che in Italia, non esiste meritocrazia?

“Purtroppo sì, salvo le dovute eccezioni. In Inghilterra ed America ad esempio, paesi che ben conosco dove si apprezza e riconosce la meritocrazia. All’estero società blasonate di livello mondiale e meno….praticamente tutte… ad eccezione dell’Italia premiano la meritocrazia e non guardano, nè giudicano la carrozzina ma valutano il Mister, la persona per i risultati ottenuti.

A mio parere questo dovrebbe rappresentare la normalità, non certamente quella italiana dove una persona in carrozzina viene etichettata come una persona che ha problemi. La società non dovrebbe porsi troppe domande ma scegliere per le capacità e, se le capacità ci sono… essere essa stessa ad eliminare le barriere architettoniche e mentali e non porsi inutili interrogativi, scegliendo una persona “normodotata” che all’apparenza ha meno ostacoli e problematiche e semmai le giuste competenze”.

Come mai la sua disabilità è ancora vista in Italia come un ostacolo, tralasciando meriti e competenze sportive?

“In Italia tutto ciò che viene considerato "diverso" fa paura, crea diffidenza. Ma, mi chiedo 'diverso' da chi? Chi siamo noi per giudicare i canoni di una persona, se quella persona va bene oppure no? In un Paese civile non dovrebbero esserci differenze e dovremmo tutti avere le stesse possibilità di poter essere selezionati in modo obiettivo.

Vi sono diversi tipi di discriminazione e, mi vorrei soffermare su ciò che … in Italia… vivo in prima persona…esiste una discriminazione per chi viene considerato “diverso”… chi parla, si veste, cammina  “diversamente” o.. nel mio caso, non cammina più.”

Gli episodi più sgradevoli che ha dovuto subire in Italia a causa del suo handicap

“Essere voluto, invitato a firmare ed al momento della firma sentirsi sezionato, controllato e sentirsi dire...'guardi mi spiace ma abbiamo deciso di confermare il vecchio mister' (cosa falsa)”.

La differenza di cultura e mentalità percepita all'estero nei confronti di un disabile

“All'estero? Tutto accessibile a tutti...non esiste disabile o abile...esiste la persona e stop. Purtroppo in Italia le barriere mentali sono maggiori di quelle architettoniche e più pericolose perché insite nella mente di molte persone, c’è molto razzismo, da intendersi evidentemente non sollo quando si discrimina una persona per il colore della pelle.  Se non cambierà qualcosa in Italia mi vedrò purtroppo costretto ad emigrare come Marco Rossi.”

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