Chiara Francini: "Il più grande dolore della mia vita. Perché è impossibile superarlo"

"Il dolore non l'ho superato, ma rivivendo a livello emotivo ciò che è stato, ho raggiunto una diversa consapevolezza"

di Chiara Francini

Nonostante io appaia sempre molto amante della vita e molto vitale, se si ha la possibilità di leggere i miei romanzi, si vede che sono anche profondamente malinconica. Perché penso che la malinconia sia il desiderio dei desideri. Non c'è niente di più prolifico e di più vivifico della malinconia.

Sono cresciuta con i nonni perché i miei lavoravano

Nella mia vita, come nella vita di tutti, ho avuto dei dolori. Il dolore più grande è stata la perdita dei miei nonni. I miei genitori lavoravano e quindi io sono cresciuta con i miei nonni materni, con la nonna Orlanda, detta l'Orlanda Furiosa, e con il nonno Danilo e anche con mio zio Nilo. La loro perdita è stata un po' la decomposizione del mio nucleo familiare, anche se ovviamente grazie a Dio ho ancora la mia mamma e il mio babbo. Però mia nonna rappresentava per me era quell'idea di focolaio, di bellezza domestica. Una donna che mi ha profondamente accudito. L'accudimento inteso non solo nel fare da mangiare ma nei momenti in cui ero malata e la mia mamma e mio babbo lavoravano, rimanevo per tutta la settimana dalla mia nonna e da mio nonno. Ero quasi contenta quando ero malata perché potevo stare in questo nido pieno di calore.

Ho rivissuto a livello emotivo ciò che ho perso

Penso che i dolori facciano parte della vita di ognuno di noi, dico una grande banalità. Però quando una vita si dice bella è bella non perché è sempre stata bella, ma perché necessariamente è stata composta anche da queste cadute, da questi grandi patimenti. Bisogna essere consapevoli che la vita è fatta di questo, sapere che la bellezza di una vita è fatta anche da questa profonda disarmonia. Ho superato questo dolore ripensando, non soltanto a livello razionale ma anche soprattutto a livello emotivo, a come mi hanno imboccato i miei nonni, a come hanno fatto crescere, a come mi hanno nutrito e a quello che mi hanno dato. Non è un dolore si che si supera mai, ma rimane la consapevolezza di avere dentro di sé un patrimonio che mi ha dato la possibilità di essere la Chiara che sono.