Il gusto croccante della Sardegna: i mille segreti del pane carasau

Il gusto croccante della Sardegna: i mille segreti del pane carasau

La sua forma dice praticamente tutto. Un cerchio con alcune irregolarità nei bordi così come al suo interno. In pratica, in Sardegna esiste una copia gastronomica della luna, con le sue conformazioni e le sue macchie scure disposte per tutta l’area. Sarà pure una forzatura, ma questa sottilissima somiglianza va ad aggiungersi alle altre grandi qualità del pane carasau. Un piatto più unico che raro, e che difficilmente si assenta dalla tavola di una qualunque famiglia dell'isola. Il primo motivo è dovuto alla croccantezza, una caratteristica distintiva di questo contorno. Il suo nome, carasau, deriva proprio da uno degli ultimi procedimenti compiuti durante la fase di preparazione, quando l’alimento viene essenzialmente tostato e raffinato.

Il pane carasau, nonostante sia un alimento delicato, ha un altro punto a suo favore: la longevità. I pastori sardi erano soliti rimanere fuori dalle proprie dimore per molto tempo. Per questo, avevano la necessità di un cibo in grado di mantenere la stessa genuinità di quando viene sfornato per l’ultima volta. Un beneficio che il pane carasau offre anche da un altro punto di vista. Il prodotto, a base di sale, lievito e semola di grano duro, è conosciuto anche con il nome di “carta da musica”. Non ci si mette molto a comprendere la ragione di questo titolo. Nel momento esatto in cui questo entra in contatto con il nostro palato, il pane carasau diventa immediatamente un concentrato di sapori e di sensazioni, capace di mettere in relazione il gusto e l’udito. Il suono che ne deriva è qualcosa di inconfondibile, e l’impatto che si prova varia a seconda dei vari ingredienti che sono soliti accompagnare questa sfoglia di lievito. Del resto, ogni spartito ha bisogno di specifici componenti, che sia un quartetto o un’orchestra formata da diversi elementi. La cucina non fa eccezione, come dimostra l’elasticità del pane carasau, che può essere associato sia con piatti dolci che salati. Se si pensa al primo, il pensiero va diretto alla portata che più ci rappresenta, la pasta. La sua particolare sottigliezza è l’ideale se si vuole utilizzarla per la preparazione di un piatto di lasagne al pomodoro, al ragù o con le verdure.

Se invece si vuole dare spazio alla fantasia, il pane carasau, se bagnato accuratamente, può tornare ad assumere la sua morbidezza iniziale, una condizione perfetta per creare delle pietanze originali come, ad esempio, le girelle, nelle sue versioni con pancetta o vegetariane. Per chi invece il tempo l’ha davvero contato, un’insalata speciale con ricotta e pane carasau ciò che si può consumare in qualsiasi posto. Leggero, energetico e facile da preparare, ha un’unica avvertenza: condirlo con olio e pomodorini tipici della Sardegna. Non si può concludere un pranzo o una cena senza un piccolissimo sfizio, meglio se un dolce. Un millefoglie con frutti di bosco, con le lamine dorate e croccanti, è ciò che serve per chiudere questo viaggio alla scoperta di uno degli elementi distintivi di questa terra.