Attacco ai polmoni verdi del Pianeta, ecco che cosa accadrebbe se si riducesse ancora il numero degli alberi

Ogni anno, per motivi industriali e di occupazione del territorio, vengono abbattuti 15 bilioni di alberi

Attacco ai polmoni verdi del Pianeta, ecco che cosa accadrebbe se si riducesse ancora il numero degli alberi
di R.Z.

Nel mondo, ogni anno, vengono abbattuti 15.000.000.000.000 di alberi. Non è un errore, non ci siamo fatti scappare la mano con qualche zero di troppo, la cifra è proprio questa: sono 15 bilioni di alberi che scompaiono dalla faccia della Terra per motivi industriale e di occupazione del territorio. In un approfondimento dettagliato e preoccupante, Riccardo Liguori, sulle pagine dell’Agenzia giornalistica italiana, descrive le dimensioni del fenomeno, e gli effetti negativi, del più grande disastro ambientale della storia dell’uomo. Il patrimonio verde del pianeta, risorsa fondamentale per la vita stessa della specie umana e di tutte le creature sulla Terra, è sotto accatto ma nessuno sembra averne ancora preso coscienza.

Senza le foreste sarebbe una catastrofe

Le foreste, infatti, sono (tra le altre cose) indispensabili per la produzione dell’ossigeno, per lo stoccaggio del carbonio, per la conservazione del suolo e per la regolazione del ciclo idrico nel terreno. E il ruolo delle piante, ovviamente, non si limita soltanto a questi aspetti (già da soli importantissimi). I vegetali, tutti e nessuno escluso, sono fondamentali per la vita, in quanto sostengono sistemi alimentari complessi per l’uomo e per il mondo animale. “Le foreste - spiega Meg Lowman, direttrice dell’organizzazione no-profit Giant Tree Foundation, che si occupa di ricerca, studio e formazione sugli alberi - sono l'ancora di salvezza del nostro mondo. Senza di loro, perdiamo funzioni straordinarie ed essenziali per la vita sulla Terra”.

E il patrimonio, perché di un patrimonio si tratta, non è illimitato. Sul nostro Pianeta, stando a quanto emerso da uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Università di Yale e i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine di Nature, vi sarebbero approssimativamente 3 trilioni di alberi (3.000.000.000.000.000.000). Le foreste, da quando è iniziata l’antropizzazione del mondo, ossia da quando l’uomo ha iniziato a deforestare aree boschive così da destinarne lo spazio alla coltivazione dei campi, hanno perso il 46 per cento delle superfici. Ciò si traduce in perdita di habitat, perdita di specie animali, inaridimento ed erosione del terreno e cambiamenti climatici sempre più estremi.

Cambiare strada

Un’ulteriore riduzione della “superficie verde” darebbe il via a catastrofi senza precedenti. Un mondo senza alberi non sarebbe in grado di sostenere la vita. “La presenza di copertura verde - evidenzia Liguori - comporta anche un effetto di raffreddamento localizzato. Gli alberi - che forniscono l'ombra necessaria a mantenere costante la temperatura del suolo - assorbono il calore piuttosto che rifletterlo. Nel processo di evapotraspirazione, canalizzano l'energia delle radiazioni solari in acqua liquida e poi vapore. Senza tutte queste attività di raffreddamento, la maggior parte dei luoghi deforestati o disboscati subirebbe un drastico aumento delle temperatura”.

Gli alberi sono degli alleati per la lotta al cambiamento climatico

La loro capacità di immagazzinare il carbonio nei tronchi, rimuovendola dall’atmosfera, è unica. "In un mondo completamente deforestato - spiega Paolo D'Odorico, professore di scienze ambientali all'Università di Berkeley, in California - gli ecosistemi precedentemente boschivi diventerebbero una ulteriore fonte di emissione di anidride carbonica nell'atmosfera”. E il carbonio è un problema, un problema che l’uomo ancora non sa gestire, un problema che non scompare, ma che anzi creerebbe ulteriori gravi emergenze. Il carbonio, non più catturato dalle foreste, si riverserebbe negli oceani, causando acidificazione estrema e distruggendo gran parte dell'habitat marino. Contemporaneamente anche i sistemi agricoli entrerebbero in crisi. Le produzioni di cibo per l’uomo, e quelle per il sostentamento degli allevamenti, non sarebbero più sufficienti. I suoli impoverirebbero ovunque, e gli agricoltori - nel disperato tentativo di dare una spinta alle produzioni sempre più scarse - sarebbero costretti a far fronte all’emergenza utilizzando quantitativi di fertilizzanti sempre più imponenti.

 

Boom di epidemie in tutto il mondo

E se non fosse l’assenza di acqua e cibo a sterminarci, se non fossero i cambiamenti climatici a decimarci, un’altra minaccia dalla quale guardarci sarebbe quella relativa alle epidemie. “Gli alberi - scrive ancora il giornalista sulle pagine dell’Agi - puliscono l'aria assorbendo inquinanti e intrappolando particelle nelle foglie, nei rami e nei tronchi”. In assenza di vegetali, aggiunge D’Odorico, “potremmo assistere allo sviluppo di epidemie di malattie rare, trasferite da specie animali con cui normalmente non entriamo in contatto. Un'improvvisa perdita di foresta comporterebbe un picco temporaneo nella nostra esposizione alle infezioni zoonotiche come l'Ebola, il virus Nipah o quello del Nilo occidentale West Nile virus”.

Insomma, è chiaro che la specie umana non può permettersi di perdere le foreste. Allo stato attuale, il pianeta sul quale viviamo è l’unico che sappiamo essere in grado di ospitare la vita. Pianeti simili al nostro sono stati rilevati in altre galassie, distanti però decine - se non centinaia - di anni luce da noi. Pensare di raggiungerli è utopia. Forse è giunto il momento che l’uomo, non tanto come singolo individuo quanto come specie unitaria, cresca, e lo faccia rapidamente. Non possiamo più giocare, ma dobbiamo comprendere che questo diamante che chiamiamo Terra va tutelato, anche per le generazioni future.